Un concorso pubblico per diventare precario. Si sono presentati in oltre 2000 davanti al PalaDozza di Bologna per partecipare al concorso indetto da Corecom Emilia Romagna. Un sogno per molti, con la speranza di stabilizzarsi per un anno o poco più. Sono diciotto i mesi di lavoro previsti per le sei posizioni vacanti del bando uscito l’estate scorsa. Un contratto a tempo determinato, con l’obiettivo di un rinnovo alla fine oppure si ritorna tutti a casa. “Sempre meglio di niente”, mormorano i concorrenti in fila.

E il gioco non sembra valere la candela: 40 domande in 40 minuti, un minuto a domanda, in palio sei posti di “assistente amministrativo del Corecom (Comitato regionale per le comunicazioni dell’Emilia Romagna)”. In fila ad aspettare per quello che assomiglia ad un esame di maturità, ci sono in tanti e di tutte le età. Mamme con il pancione, studenti appena laureati e adulti con curriculum lunghi dieci pagine, tra esperienze nella pubblica amministrazione e master in giro per l’Italia.

“Super qualificati e super disperati“, dice qualcuno tra i denti. Si cerca una strada per la stabilità e si è disposti a tutto. L’ambizione è quella di poter entrare in Regione e avere per qualche mese le spalle coperte. “Si può dire? Ho fatto solo lavori in nero per mantenermi fino ad ora”, raccontano così ai microfoni di Radio Città del Capo, le persone arrivate da tutta Italia per sostenere la prova. E l’iter è appena cominciato.

Il bando infatti, aperto l’estate scorsa, ha dovuto istituire una preselezione scritta a causa del numero spropositato di curriculum arrivati ai selezionatori. In seguito, dopo la prova del 6 febbraio, i primi 30 verranno scelti per sostenere una verifica orale. A luglio 2013 i risultati finali. Quali i requisiti minimi per partecipare? Il diploma innanzitutto, ma ad ogni titolo presentato aumentano i punti fino ad un massimo di 30\30: dalla laurea, fino ai master e alle esperienze lavorative nella pubblica amministrazione. Punteggio massimo per chi vanta esperienze precedenti all’interno della Regione Emilia Romagna, meglio se proprio nel Corecom.

Secondo gli elenchi pubblici dei pre-selezionati, circa dodici fanno parte del comitato per le comunicazioni. Un particolare che non è piaciuto ai partecipanti. La discussione sui forum in rete è cominciata circa qualche mese fa, quando i tanti interessati hanno cominciato a scambiarsi dubbi e perplessità. “Io lascio, mi sono ritirato ufficiosamente. Ho visto che ci sono altri candidati che sono già assunti in Regione e il cui contratto scade proprio il 31 dicembre 2012. Non ne vale la pena”.

La preoccupazione è sempre la stessa, che oltre la fatica e la beffa di presentarsi per un contratto risicato di pochi mesi, ci sia anche il rischio di vedersi passare davanti persone interne: “C’è aria di raccomandazione? E’ inutile fare la prova preselettiva?”, scrivono sui forum. Per poi smentire tutto: “Non perdiamo tempo con queste supposizioni, tanto vale concentrarci sullo studio”. Ma le polemiche hanno accompagnato tutto il concorso, prima e dopo la selezione. Davanti alle porte del palazzetto dello sport, al termine della prova, i partecipanti si guardano sbigottiti: “Erano domande molto specifiche, – commenta un gruppo di partecipanti, – mirate solo alla conoscenza della legislazione Agcom e Corecom. Per carità nel programma c’era scritto, però era solo uno dei dieci punti da preparare. Se l’obiettivo è far entrare persone che sono già dentro la Regione, perché allora fare concorsi aperti a tutti? Così ci prendono in giro”.

I dubbi non hanno impedito ai 2000 di presentarsi alla selezione. La speranza è quella di ritrovare un po’ di autonomia dopo che, in molti, perso il posto fisso hanno dovuto lasciare case e città e tornare a vivere con i propri genitori. Il caso del Corecom non è isolato e riguarda molti dei concorsi che sia nel pubblico che nel privato attirano sempre più partecipanti. “Le solite cose fatte all’italiana”, commentano alcuni dei concorrenti. Ma la situazione è europea e accomuna generazioni di studenti che dopo la laurea si trovano con tanta carta in mano e nessun lavoro. A mettere in risalto questa situazione anche oltre confine è lo stesso giornale “Le Monde”, che con un dossier quotidiano racconta le situazioni di una generazione chiamata “boomerang”. Si esce di casa per poi tornarci a trent’anni con la coda tra le gambe e le spalle cariche di spese che da soli non si possono affrontare. Nella speranza che qualcosa cambi con gli anni e permetta di uscire nuovamente dalla cameretta dell’infanzia.