Sembrava ormai a portata di mano l’avvio di quella fase che si chiama ricostruzione. Invece, in Emilia, nulla è pronto. Non ci sono i soldi per riparare le case distrutte dal terremoto, i decreti attuativi delle normative statali devono ancora arrivare e le domande di risarcimento inviate ai comuni sono troppo poche. Ingolfate all’interno della macchina burocratica che, il più delle volte, le rispedisce al mittente senza nemmeno inoltrarle.

I problemi, in una regione che a maggio ha dovuto affrontare il terremoto, sono tanti. Per prima cosa, racconta Elisabetta Aldrovandi, consigliere comunale di Medolla, in lista per la Camera dei Deputati con Fratelli D’Italia, “molti istituti bancari della bassa non hanno nemmeno i moduli da compilare per presentare la richiesta di risarcimento”. Fatto che per primo spiega come mai le domande inviate sino ad oggi siano così poche. “Poi, chi riesce a portare la documentazione, se la vede restituire piena di correzioni perché tecnici e ingegneri non riescono a venire a capo del complesso dedalo di requisiti da rispettare affinché la pratica sia a norma. E chi era riuscito a superare quel passaggio, deve comunque ricominciare tutto daccapo”.

Con l’innalzamento dei contributi al 100% tutte le domande sono da rifare, spiega Aldrovandi. “Per ora nessuno ha visto un centesimo nonostante il 10 gennaio abbiano annunciato l’arrivo delle risorse”. L’iter, è l’obiezione presentata dai terremotati, è molto complesso. E costoso. “La gente – continua la candidata alla Camera – crede che i contributi corrispondano alla percentuale che viene annunciata dalle istituzioni. Ma non è così”. Prima dell’approvazione dell’emendamento alla legge 122, quando il tetto massimo, per tutti, era l’80%, “ciò che il cittadino poteva sperare di ottenere si aggirava, in realtà, tra il 48 e il 52% del danno subito – continua Aldrovandi – anche perché i costi di progettazione, nel rispetto dei criteri antisisimici, sono altissimi, possono arrivare anche al 10% della cifra rimborsata”. E il prezzario stabilito dalla Regione, secondo molti, sarebbe inferiore del 30% rispetto alle tariffe di mercato richieste dalle aziende appaltatrici per lavorare.

“Ora che la soglia, almeno per la prima casa, è stata innalzata al 100% si rischia che la cifra percepita scenda ancora”. Se le risorse stanziate non dovessero aumentare in proporzione all’erogazione dei contributi prevista, il pericolo è che la somma per ciascun cittadino venga sensibilmente ridimensionata. “La coperta è sempre quella, e resta corta – specifica il consigliere comunale – io posso anche dire che concederò il 100% a chi deve ricostruire la propria abitazione, ma se non ho le risorse, rimane una promessa”.

Una delle tante formulate in questi mesi dalle istituzioni, a fronte di una situazione, quella degli emiliani, che otto mesi dopo il terremoto è sempre più critica. Le imprese s’indebitano in attesa che il promesso piano di aiuti, anticipato dal commissario Vasco Errani il giorno in cui la Camera ha votato a favore dell’emendamento alla 122, venga formulato dalla Regione, i risparmi dei cittadini si stanno esaurendo, “e a dicembre ci è stato pure chiesto di pagare subito le tasse” critica Aldrovandi.

I soldi, ha ribadito Gian Carlo Muzzarelli, assessore regionale alle Attività produttive, ai microfoni di Radio24, “arriveranno il 10 febbraio”. In tutto si tratta di 400mila euro che saranno spesi per pagare le imprese edili che hanno lavorato sulle abitazioni, mentre per le imprese si dovrà aspettare marzo. “I nostri tecnici – ha chiarito Muzzarelli – sono pronti e disponibili a rapportarsi con tecnici e cittadini per sciogliere ogni dubbio: i 6 miliardi vanno spesi perché ci sono”.

Intanto però il sistema è bloccato. Chi era in procinto di presentare domanda ora è fermo in attesa di capire le nuove disposizioni, e chi invece era intenzionato a farlo, incoraggiato dall’innalzamento del tetto previsto dallo Stato, dovrà aspettare che alle banche arrivino almeno i moduli da compilare. “Noi cittadini emiliani chiediamo solo che le istituzioni smettano di fare propaganda e dicano come stanno le cose – conclude Aldrovandi – siamo in campagna elettorale, certo, ma la ricostruzione non può risolversi a colpi di annunci politici”.