In Molise la corsa per un posto a palazzo Moffa è appena iniziata: nei giorni scorsi i partiti hanno presentato le liste dei candidati. Non tutte in regola a dire il vero, visto che la commissione elettorale del tribunale di Campobasso ne ha escluso alcune, per vizi di forma e carenza di documentazione. Tra cui quella del Pdl e del Pdci nella provincia di Isernia. Ma di candore, tra gli aspiranti consiglieri regionali ammessi, in barba al decreto liste pulite, e ai sermoni sulla legalità di Antonio Di Pietro – il cui partito sostiene a spada tratta il candidato governatore di centrosinistra –, non se ne vede molto. E nell’Udeur di Mastella c’è anche Vincenzo Niro, soprannominato “cutolino”. Negli anni Ottanta era stato condannato perché fece passare armi in carcere quando era secondino a Campobasso negli anni in cui era detenuto Raffaele Cutolo. I suoi complici, oltre a tre colleghi, erano tre detenuti affiliati al suo clan.

D’altronde stupisce poco vedere nella coalizione di centrodestra qualcuno con problemi giudiziari, se il candidato governatore dello schieramento risponde ancora una volta al nome di Angelo Michele Iorio, il cui curriculum pare essere la trasposizione a livello regionale di quello del leader nazionale: dichiarato decaduto prima dal Tar e poi dal Consiglio di Stato per le diverse firme false apposte a sostegno della sua lista; indagato per abuso d’ufficio e falso in bilancio nell’inchiesta sulla vendita di parte delle quote dello Zuccherificio molisano; indagato per truffa, abuso d’ufficio e falso per l’acquisto della nave Termoli Jet; indagato per abuso d’ufficio in uno dei filoni dell’inchiesta “Open gates”, relativa allo smaltimento illegale di rifiuti pericolosi nei campi agricoli del basso Molise; e ancora indagato per abuso d’ufficio nell’inchiesta sullo scandalo della Sanità regionale, denominata “Black hole”; nei suoi confronti anche una richiesta di rinvio a giudizio per aver gonfiato il numero dei paesi colpiti dal terremoto del 2002 “anche a fini elettorali-propagandistici”

Il rinvio a giudizio è già arrivato invece nell’ambito dell’inchiesta relativa alla contabilità gonfiata dell’Istituto di musica diretto dal marito dell’onorevole del Pdl Sabrina De Camillis (ricandidata); il governatore uscente, candidatosi per il quarto mandato, annovera infine una condanna in primo grado a un anno e sei mesi per abuso d’ufficio e all’interdizione dai pubblici uffici (per 18 mesi) per aver favorito la Bain &co., multinazionale in cui lavorava il figlio Davide. Ad appoggiare Iorio ci sono: due suoi assessori, Antonio Chieffo (Grande Sud) e Luigi Velardi (Udc), anche loro coinvolti nell’affaire Termoli Jet; e ancora Alberto Montano (Pdl), ex sindaco di Termoli, indagato in passato per abuso di ufficio (accusa poi decaduta); Vincenzo Ferrazzano (Udc) rinviato a giudizio con l’accusa di truffa, lottizzazione abusiva e abuso d’ufficio e coinvolto nell’inchiesta “Black hole”; Emilio Venditti (La Destra), indagato per associazione a delinquere (il procedimento è stato poi archiviato).

A capo della formazione civica “Unione per il Molise”, a sostegno del candidato governatore del centrosinistra Paolo Frattura, c’è invece il primo cittadino di San Martino in Pensilis, Vittorino Facciolla, indagato per abuso d’ufficio, in relazione alle corse di cavalli e buoi per le strade (asfaltate) del paese. Nell’Udeur, sempre a sostegno di Frattura, ci sono Fausto Tosto, rinviato a giudizio in un’inchiesta relativa alla ricostruzione del post-sisma, e Nunzia Lattanzio, indagata in passato per concorso in abuso d’ufficio, in relazione alla sua nomina di Tutore Pubblico dei minori della Regione. Ma, tra i tutti i vari candidati impresentabili, a spiccare è il numero tre nel listino di Frattura. Si tratta del leader del partito di Mastella in Molise: Vincenzo Niro, uno dei transfughi dal regno di Iorio.

Nel gennaio del 1984, l’allora 24enne agente penitenziario Vincenzo Niro venne “condannato – come riporta un articolo di quel periodo del quotidiano Cronaca del Molise – a 3 anni e sette mesi di reclusione, ad una ammenda di un milione e duecentomila lire e all’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni”. Niro, soprannominato “cutolino”, fu accusato insieme a tre detenuti (affiliati al clan di Raffaele Cutolo) e a tre suoi colleghi di aver introdotto armi all’interno del carcere di Campobasso. Per l’esattezza i reati contestati a Niro furono i seguenti: violazioni pluriaggravate delle nuove norme contro la criminalità, violazioni pluriaggravate delle norme per il controllo delle armi, delle munizioni e degli esplosivi, corruzione, violata consegna da parte di militare in servizio e minaccia a pubblico ufficiale. Sorprende dunque come la commissione elettorale, oltre a quella di Marcello Miniscalco (presente anche lui sul listino di Frattura ed escluso per una condanna in via definitiva per abuso d’ufficio), non abbia annullato anche la candidatura di Niro.