Prosciolta, più che assolta quindi. E il giudice lo ha scritto chiaramente: le accuse erano state costruite per uno scopo politico”. Quale? “Mostrare ai militanti della Lega che le persone più vicine a Umberto Bossi erano disoneste, colpire lui e indebolirlo”. Sono passati 21 mesi da quando Monica Rizzi è stata indagata a Brescia con l’accusa di aver fabbricato dei dossier contro alcuni avversari politici. Poi è stata additata come falsa laureata nonché componente del Cerchio Magico. Mentre le indagini andavano verso l’archiviazione lei, la tutor di Renzo Bossi, è stata costretta a dimettersi da assessore lombardo allo sport ed è finita tra le “scopate a Bergamo”, dice. Cioè cacciata a colpi di ramazza da Roberto Maroni. “Ricordo slogan e striscioni: Monica sei più falsa della tua laurea”. Ora che la partita giudiziaria si è chiusa ha deciso di “ristabilire un po’ di verità”.

Partiamo dalle indagini.

Prosciolta. Da quanto ha ricostruito il procuratore le accuse contro di me sono state studiate a tavolino e poi diffuse da due giornalisti loro amici.

Chi le ha costruite?

Tutti “rabarbari sognanti”. Stefania Zambelli, vicesindaco di Salò, Mario Borelli, direttore generale dell’Asl di Mantova e ci ha messo del suo anche l’ex consigliere regionale Ennio Moretti. Li ho denunciati per calunnia e associazione a delinquere. Ma sono stati guidati.

Faccia i nomi…

Mettiamola così: c’è stato un momento in cui Maroni e i suoi si sono messi a parlare di chi avrebbero dovuto e voluto liberarsi. Ogni colonnello avrà indicato qualcuno. Hanno stilato una lista nera nella quale siamo finiti io, Marco Reguzzoni, Rosi Mauro e altri. Guarda caso tutti leghisti cresciuti a pane e Bossi.

Un complotto? E la regia?

Bé sembra evidente. Dal Viminale a via Bellerio, un’ascesa scandita dalle inchieste giudiziarie. Per carità Maroni ha giocato bene le sue carte. Al congresso è stato convincente: mai più con il Pdl, limite del doppio mandato, meritocrazia. Peccato che poi nei fatti abbia tradito le aspettative.

Lei si sta vendicando.

Ma si figuri… Buona parte di quelli che sventolavano le ramazze a Bergamo contro di me sono finiti indagati per i rimborsi spese e ancora le indagini sono in corso.

La sua colpa più grande sembrava fosse quella di aver sostenuto Renzo Bossi.

Fa ridere. Sa come è andata?

No, me lo dica.

Alle regionali del 2005 presi più preferenze di tutti. Così nel 2010, una settimana prima di chiudere le liste, mi convocarono Bruno Caparini e Mario Maisetti, all’epoca segretario provinciale, dicendomi che dovevo lasciare per inserire Renzo. Io come sempre ho obbedito e l’ho sostenuto e ha vinto.

Forse Maroni non era d’accordo.

Altra barzelletta. Fecero la corsa tutti, da Maroni a Salvini, per dire che Renzo era la persona giusta da candidare.

Però l’inchiesta Belsito ha portato dritto in casa Bossi

Strano eh? Anche lì, su Belsito, salterà fuori la verità.

Quale?

Magari che i pagamenti erano autorizzati da tutti? Appena ho i documenti da Bossi ci vado per fargli vedere cosa hanno costruito per attaccare chi gli è fedele e lui. Ma tanto già lo sa. Come lo sanno i militanti a cui Bossi manca. Anche Maroni sa che senza il capo non va da nessuna parte, infatti è candidato.

Non c’è Lega senza Bossi?

Non può esistere, anche se a qualcuno piacerebbe. Anzi qualcuno lo sperava poi s’è reso conto che era una follia il solo pensarlo. Basta vedere Pontida.

Non è stata cancellata?

Sì, ma Reguzzoni ha proposto di farla il 7 aprile e ha già raccolto oltre mille adesioni. La Lega è questa, è la base che c’è seppur inascoltata e trattata male. Fra l’altro in modo stupido.

Si spieghi…

Hanno fatto due errori: abbandonare la base e cacciare in malo modo decine di militanti che ora sono nemici. Così Maroni non va lontano.

Lei lo voterà?

Ha una domanda alternativa?

No.

Allora rispondo da democristiana: lavoriamo per la Lega.

In tutto questo c’è una persona che l’ha delusa in particolare?

Salvini, lo consideravo un amico. Quando sono uscita candida come la neve dalle inchieste mi aspettavo una telefonata da persona a persona. Ce l’ha insegnato Bossi: prima delle poltrone vengono persone e valori. Ma non tutti imparano alla stessa maniera.

d.vecchi@ilfattoquotidiano.it  

Dal Fatto Quotidiano del 30 gennaio 2013