Il diluvio di insulti e contumelie piovuto su Silvio Berlusconi all’indomani della sua illuminata dichiarazione su Benito Mussolini non tragga in inganno il buon cittadino italiano. Come al solito, la congiura degli storici comunisti ha inteso mettere alla berlina il grande statista di Arcore. Che, come sempre accade, non si è fatto turbare dalle polemiche e ha scelto la cerimonia del Giorno della Memoria in ricordo della Shoah per il suo pisolino domenicale. Eppure, a ben vedere, nel suo discorso ci sono elementi di verità e anzi interessanti spunti per un programma politico di ampio respiro che potremmo qui chiamare “Lista Civica Benito”. Ecco alcuni punti di programma, adattabili all’attuale situazione della Patria.

Patrimoniale. Urge una proficua raccolta fondi presso il popolo, propagandata con l’efficace slogan “Oro alla patria”. Obiettivo: requisire i pochi beni preziosi alle classi meno abbienti lasciando intatte le grandi fortune. Un provvedimento che marca una continuità con il governo Monti, ma con sostanziale innovazione comunicativa.

Trasporti. Una sapiente riforma del sistema ferroviario che consenta ai treni superveloci tra Milano e Roma di arrivare in orario. Per tutti gli altri, e segnatamente i convogli dei pendolari, la possibilità di cambiare l’orario in tempo reale all’arrivo del treno. Si tratta di una rivoluzione culturale di ampia portata: il treno è sempre in orario, al massimo era sbagliato l’avviso sul tabellone in stazione.

Politiche per la famiglia. Un premio per le famiglie numerose. Non come le intendono oggi gli imbelli politici cattolici italiani, bensì con un poderoso aumento della natalità. A questo scopo, valorizzare la figura della donna fattrice con riforme sostanziali, come per esempio pagarla meno al lavoro, licenziarla più facilmente, relegarla a ruoli subalterni, riforma peraltro già ben avviata.

Europeismo. Un più stretto legame con l’Europa da realizzarsi in due semplici fasi. Prima fase: aspettare che i tedeschi arrivino a Parigi, a Varsavia, a Budapest. Seconda fase: allearsi con loro.

Lottare contro la fuga dei cervelli. Basta con le intelligenze italiane costrette a emigrare. Meglio rinchiuderle, come Antonio Gramsci, o deportarle in ameni luoghi di vacanza, come Carlo Rosselli ed Emilio Lusso a Lipari (il che diede, grazie alla fuga in motoscafo, un notevole impulso alla cantieristica off-shore). È noto infatti che, una volta emigrati, i cervelli italiani possono subire spiacevoli incidenti (come i Fratelli Rosselli in Francia). Peggio ancora (come Sandro Pertini), possono tornare per giocare la partita finale.

Finanza. Sempre nell’ambito di un fiero europeismo, precisare le modalità e i tempi per spezzare le reni alla Grecia, operazione già brillantemente avviata, da proseguirsi al più presto con Portogallo e, se possibile, Spagna.

Forze Armate. Oltre a un miglioramento degli equipaggiamenti (scarpe di cartone per gli alpini, baionette della guerra d’Indipendenza e bombardieri F-35 che esplodono in caso di temporali), una missione improrogabile: riportare a casa i nostri Marò dalla valle del Don. E se si riesce, pure dall’India.

Industria chimica e acciaio. Rilanciare l’industria chimica italiana, se necessario testando i nuovi prodotti su generosi volontari come le popolazioni civili dell’Abissinia. Sul suolo patrio, intensificare la ricerca su Taranto e dintorni.

Grande industria. Sostenere e supportare in ogni modo la grande industria italiana dell’Automobile, facendosi ricevere sui gradini di Mirafiori dal Senatore Agnelli, o, attualizzando, nei corridoi di Melfi da Sergio Marchionne. Lodare il nuovo spirito d’impresa e la disponibilità del sindacato ai nuovi piani industriali che ne prevedono l’eliminazione.

Sono solo alcuni punti di un ben più ampio programma che una “Lista Civica Benito” potrebbe con successo proporre all’Italia di oggi. È vero, non vogliamo negare. In passato alcuni avvenimenti hanno un po’ turbato l’ordinato scorrere degli eventi, come ci ha ricordato l’esimio storico di Arcore. Incidenti come il suicidio Matteotti, o gite finite male per il maltempo come la campagna di Russia non devono però distrarci dal tanto bene che è stato fatto e che, soprattutto, ancora si può fare.

Il Fatto Quotidiano, 29 Gennaio 2012