Come quegli studenti un po’ asinelli che tentano di riprendere per i capelli l’anno scolastico attraverso lo studio compulsivo di un Bignami, la sinistra utilizza la parola “patrimoniale” come unico espediente per ritrovare la propria identità, riporla al posto giusto nel momento giusto. 

Far pagare ai ricchi per dare ai poveri. E qui: ecco una bella patrimoniale. Patrimonio immobiliare o anche mobiliare, al di sopra dei due milioni di euro, ma anche al di sotto. Bisognerebbe, prima di annunciare la lotta all’ingiustizia senza quartiere, avere in mente la nostra Costituzione, o almeno i suoi articoli fondamentali. La nostra Carta assicura a ciascun cittadino i medesimi diritti ma tra i doveri fa un obbligo diseguale: la tassazione è progressiva e dunque – a parità di diritti – chi più ha più dà.

E’ il cardine della solidarietà, la cifra essenziale di una comunità di destino. Chi scrive magari è economicamente più fortunato di parecchi suoi lettori, ha un reddito più elevato e una imposizione correlata. Cos’altro deve fare? Cos’altro deve chiedergli lo Stato che devolvere quasi la metà di ciò che guadagna nelle casse pubbliche? Il suo dovere è dichiarare il vero e di assolvere sulla cifra reale le imposte relative. E lo Stato si deve far carico di farlo sentire uguale nei doveri agli altri cittadini che sono nelle sue stesse condizioni. E uno Stato degno del suo nome si dovrebbe però fare anche obbligo di illustrare la destinazione di ciascun tributo: i tuoi soldi vanno lì, i suoi vanno lì.

Gli evasori esistono e si sa tutto di loro: città di provenienza, professione, ultima residenza. E anche la corruzione gode di un sistema di sostegno pubblico conosciuto. La sinistra non deve inventare niente. Deve, se ne è capace, prendere in mano la Costituzione e farla applicare.