Possono avere diversi nomi e funzioni, ma hanno in comune il fatto di essere stati i protagonisti dei maggiori scandali economici degli ultimi anni e della crisi che nel 2008 ha messo in ginocchio l’economia di tutto il mondo. I derivatiche in totale valgono 637 mila miliardi di dollari, circa dieci volte il Pil mondiale – sono strumenti finanziari il cui valore dipende da un’attività sottostante come valute, merci, titoli, crediti, indici finanziari o altro.

Sono quindi scommesse molto rischiose, ma in grado di generare guadagni particolarmente elevati se si verifica la situazione prevista. Ad aumentare il rischio legato ai derivati è che possono essere quotati sui mercati regolamentati. In pratica qualunque strumento sia scambiato su un mercato finanziario può essere trattato su un mercato secondario di prodotti derivati. Un classico prodotto derivato è l’opzione di acquistare o vendere un altro strumento finanziario come per esempio l’azione di una società o un titolo di debito a un prezzo prefissato, entro o a una certa data. Uno swap, invece, implica un accordo privato tra due parti che si scambiano flussi di cassa a date certe, secondo una formulazione predefinita (e a volte molto complicata da comprendere) tra di esse. Con questi contratti si possono scambiare per esempio un tasso di interesse fisso con uno variabile, oppure un importo in una valuta con un importo in una valuta diversa.

Nel corso degli anni i derivati si sono poi estesi ad altre aree, come quella del rischio di credito. Sono nati così i credit default swap, che ora sono tra i derivati più diffusi. Con questo strumento una delle due parti si “assicura” contro l’eventualità di un default di una terza parte, cioè di un suo fallimento. Ad esempio, una banca “assicura” con dei Cds alcuni titoli di stato che acquista, versando un premio all’assicuratore che gli ha venduto i derivati, mentre l’assicuratore si impegna in cambio a risarcire l’eventuale perdita.

L’allarme derivati è scattata con la crisi finanziaria del 2008, causata appunto da una categoria particolare di questi strumenti finanziari. Tali derivati erano costruiti sui mutui che sarebbero diventati presto spazzatura perché i sottoscrittori, che li avevano ottenuti a prezzi bassissimi, non avrebbero saputo più come pagarli. La crisi del settore immobiliare ha quindi trascinato con sé il mercato dei derivati e lo stesso settore bancario, scatenando poi una reazione a catena. E, da allora, l’allarme derivati non è sicuramente rientrato. L’utilizzo di questi strumenti finanziari ha infatti causato buchi pesanti nei bilanci di alcune delle più grandi banche di tutto il mondo, dai colossi di Wall Street all’italiana Monte dei Paschi di Siena.

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