Non si ferma la polemica politica sul caso Mps. Nel giorno in cui il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, propone di “affidare poteri commissariali” al presidente della banca, Alessandro Profumo, e all’amministratore delegato, Fabrizio Viola, tra le voci che puntano il dito contro i Democratici (solo ieri c’era stata la polemica con Monti) si aggiunge anche quella di Antonio Ingroia che parla di “corresponsabilità”. 

“Cerchiamo di capirci di cosa si sta parlando? Se si parla di intrecci locali il nostro partito è sempre stato contro. Chi ha fatto saltare il sindaco adesso è nelle liste di Monti. Su derivati e finanza creativa abbiamo sempre dato battaglia. Se ci cercano, ci trovano. Cosa propongo? Affidare a Viola e Profumo poteri commissariali. Non si azzardino a dire a livello subliminale, destra e Lega, che sul Monte dei Paschi su questa commistione politica siamo stati scorretti perché li sbraniamo. Se ci cercano noi del Pd ci siamo. Sulla questione del Monte dei Paschi si parla di localismo, di comune di Provincia? Se si parla di questo è documentato che il nostro partito è sempre stato contro. Il sindaco ha favorito un ricambio nei vertici del Mps e il sindaco poi è saltato”. “Si parla di derivati? – continua Bersani – si registri la battaglia che abbiamo fatto per limitare questi strumenti e si guardi invece a Tremonti che invece li consigliava”. 

Ingroia però accusa il Pd di corresponsabilità in un intreccio malsano tra politica e affari. “Il bubbone del Monte dei Paschi di Siena che sta esplodendo in questi giorni, è la riprova della patologia di un sistema nel quale i partiti sono onnipresenti e occupano ogni stanza del potere, in un intreccio sempre più inestricabile tra politica e affari”. Per questo, l’ex procuratore aggiunto di Palermo, siè dato l’obiettivo “di sfrattare i partiti dai consigli di amministrazione, dai vertici delle società pubbliche, dalla Rai come dalle banche”. E’ proprio “sulla base di questo nostro impegno fondamentale che vogliamo riformare il Paese. Il Pd, invece, vive in pieno la contraddizione di porsi come riformista, a parole, ma di essere nei fatti corresponsabile del legame malsano tra politica e affari”.