Un’altra voragine da quasi dieci miliardi di euro nei conti ellenici, ha denunciato ieri un rappresentante della troika dei creditori internazionali di Atene (Ue, Bce, Fmi). Nella crisi greca, mai sopita, quindi, nonostante tre manovre miliardarie con relativi memorandum elaborati dalle menti di Fmi, Ue e Bce in pianta stabile nei ministeri ateniesi, è scoppiata una vera e propria bomba.

“Noi vediamo un buco nei conti” per gli obiettivi che deve raggiungere la Grecia e “gli europei devono riempirlo”. A parlare è stato Paul Thomsen, espressione del Fondo Monetario Internazionale a proposito del debito greco. Che ha definito “non sostenibile senza trasferimenti diretti nel budget greco da parte della Ue”. Per la prima volta un pezzo della famigerata troika riconosce in maniera ufficiale che il debito greco non è sostenibile senza interventi diretti “in un modo o nell’altro”. Scagliando un macigno contro l’integralismo di chi fino ad oggi ha sposato, sic et simpliciter, i tre piani lacrime e sangue imposti al Paese, senza ragionare sui numeri reali. Che alla fine della fiera non tornano, come più volte rimarcato negli ultimi mesi anche da queste colonne.

Secondo l’esperto del Fmi il buco ammonta a circa 9,5 miliardi di euro fino al biennio 2015-2016. Nell’occasione Thomsen ha ricordato che, solo un mese fa, l’intera eurozona si era detta pronta a fare tutto il possibile per riportare il debito ellenico all’obiettivo stabilito, ovvero al 110% del pil entro il 2022. In quell’occasione l’Fmi e vertici continentali si erano impegnati ufficialmente a riprendere i versamenti dei prestiti alla Grecia dopo l’empasse coincisa ad ottobre con una serie di eventi destabilizzanti: il voto del Parlamento greco con le numerose manifestazioni di piazza sfociate in scontri armati e con il pericolo rappresentato da un governo non stabile.

E ieri, come un fulmine a ciel sereno, ecco queste parole pesanti come macigni che si abbattono su un Paese già stremato da sacrifici e tagli che potrebbero rivelarsi inutili. Secondo i rilievi dell’Fmi infatti il debito ellenico resta ancora troppo elevato, quindi difficilmente sostenibile nonostante le differenti ristrutturazioni già effettuate. Ma non è tutto, dal momento che rischia seriamente di restare tale se non vi fossero interventi esterni a lungo termine da parte della governante continentale. “Prevediamo che il debito greco resterà troppo elevato senza un alleggerimento o dei trasferimenti a lungo termine da parte della Ue”, ha sottolineato Thomsen in un’intervista.

Tra l’altro nel suo ultimo report sulla situazione greca il Fmi evidenzia i tre rischi significativi per il Paese: crisi politica, il rischio di default e l’uscita dall’euro. Il primo nemico del fondo, dunque, sembra essere così come si legge nel rapporto il partito di opposizione del Syriza, troppo determinato a non accettare le estensioni del memorandum; in secondo luogo il ritardo del ritorno della fiducia in Grecia; infine le difficoltà del governo Samaras nel mettere in pratica le riforme di carattere economico così come previsto nel piano, si veda ad esempio alla voce erario greco, che nei primi dieci mesi del 2012 non ha incassato almeno dieci miliardi di euro, per l‘inefficienza dell’amministrazione fiscale sommata all’incapacità (o la furbizia) dei contribuenti nel non pagare le tasse.

Senza dimenticare gli scandali che quotidianamente “pesano” sui conti ellenici: dalla Lista Lagarde con un giro di evasione annua stimata in venti miliardi di euro alla mancata trasparenza bancaria, come dimostra l’arresto un mese fa del primo banchiere salvato dai denari europei, Lavrentis Laurentiadis, ex azionista di maggioranza del primo istituto di credito nazionalizzato, Proton Bank. Che, secondo le accuse, avrebbe finanziato attività illecite formando una banda criminale per riciclare denaro utilizzando gli interessi sui prestiti emessi dalla sua banca.

Il Fondo nel report aggiunge che al fine di evitare altri tagli a salari e pensioni il governo dovrà fare un “numero significativo di licenziamenti e ridurre drasticamente l’evasione fiscale”. Annunciando per il prossimo mese di agosto nuove misure da quattro miliardi di euro per il biennio 2015-2016, al fine di estendere le misure già esistenti, con nuovi interventi nel welfare. Che si traduce in pensioni e assegni sociali nuovamente in pericolo. Con una considerazione che ha le sembianze di una minaccia: qualora il prossimo report (previsto per giugno) fosse negativo circa il programma di privatizzazioni il governo dovrebbe “prendere in considerazione cambiamenti radicali nella governance”. Infine un altro richiamo al governo: i salari sono diminuiti molto più velocemente dei prezzi dei prodotti. Come dire che in questa partita non tutti hanno giocato per bene e nel proprio ruolo. Con l’unica certezza rappresentata dal fatto che il dossier ellenico è tutt’altro che archiviato.

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