E’ cominciata la campagna per intitolare le vie delle città italiane a Rita Levi Montalcini, premio Nobel per la medicina e senatrice a vita, scomparsa il 30 dicembre scorso. L’iniziativa è promossa dal gruppo Toponomastica femminile, nato un anno fa su Facebook, che raccoglie ricercatrici volontarie di ogni regione d’Italia che ispezionano il territorio e fanno pressione sulle amministrazioni pubbliche affinché nuove strade, piazze, giardini e scuole siano intitolate alle donne. Le città, infatti, hanno quasi esclusivamente vie dedicate a uomini.

Il gruppo, formato da quasi 4.500 persone, ha preparato una lettera per chiedere che Montalcini venga ricordata nelle città italiane. La domanda è già stata mandata a numerosi Comuni. Tra questi: Modena, Reggio Calabria, Napoli, Bari, Pordenone, Gorizia, Udine, Bergamo, Brescia. I sindaci di Iseo (Brescia) e Vittoria (Ragusa) hanno risposto, aderendo all’iniziativa. In contemporanea, il gruppo ha avviato, attraverso l’invio di email al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, la campagna per chiedere la nomina a senatrice a vita di Lidia Menapace, staffetta partigiana, politica, saggista, tra le voci più importanti del femminismo italiano. Anche se il presidente della Repubblica ha già fatto sapere che non intende nominare nuovi senatori a vita negli ultimi scampoli del suo settennato.

L’iniziativa sulla toponomastica femminile è nata grazie a un’idea di Maria Pia Ercolini, insegnante e scrittrice, e ha suscitato interesse anche all’estero. Ne hanno parlato: El Pais, Bbc, Al Jazeera , riviste francesi, spagnole, russe, polacche, greche. Il 6 e il 7 ottobre 2012 a Roma, alla Casa delle donne, si è tenuto il primo convegno nazionale del gruppo per fare il punto e individuare strategie e obiettivi per il futuro. Presto saranno pubblicati gli atti dell’incontro al quale hanno partecipato docenti universitari, rappresentanti delle istituzioni e esperti di onomastica. Un altro convegno è in programma a Napoli per il 18 gennaio.

“Il lavoro che abbiamo fatto in un anno è notevole – spiega Ercolini – Alcune province sono state già interamente censite e mediamente risulta una percentuale di intitolazioni femminili che va dal 3 al 7 per cento. Purtroppo, però, sono sempre in maggioranza i nomi legati alla sfera del sacro e tra le figure storiche emergono sempre le stesse: Maria Montessori, Grazia Deledda, Matilde Serao, principesse e regine di casa Savoia”. Oltre ai censimenti ci sono anche altre iniziative. Come racconta Livia Capasso, referente per il Lazio, “vogliamo anche che aumentino le strutture universitarie dedicate a donne, vogliamo valorizzare le figure di tante partigiane dimenticate e delle nostre madri costituenti e facciamo formazione nelle scuole, con progetti in vari licei”.

Lo scorso giugno alcune rappresentanti del gruppo sono state ricevute dalla Commissione delle elette del Comune di Roma e hanno suggerito l’intitolazione di strade a donne per ogni municipio. Inoltre, aggiunge Capasso, “abbiamo proposto un concorso di scultura per realizzare busti di donne da collocare al Pincio e al Gianicolo e riparare, in tal modo, allo squilibrio di genere evidente sui due colli cittadini”.

Il prossimo 17 gennaio alcune rappresentanti del gruppo “Toponomastica femminile” incontreranno i referenti dell’Anci a Roma. L’obiettivo è allacciare rapporti sempre più stretti con le istituzioni, aumentare la sensibilità ai problemi di genere attraverso una visibilità sempre più diffusa, incidere nei programmi scolastici ed essere presenti nei dibattiti universitari, per raggiungere la parità con gli uomini nelle intitolazioni stradali. Un lavoro che richiederà tempo: “Abbiamo calcolato – dice Ercolini – che per portare a termine il progetto ci vorrà almeno un secolo. Ma non ci faremo scoraggiare. Abbiamo stilato un lunghissimo elenco di donne che hanno fatto la storia della nostra cultura, che sono intervenute a vari livelli nella nostra politica. Per secoli sono state oscurate dal maschilismo imperante, ma c’erano. La rilevazione toponomastica è solo un punto di partenza per imbastire ed estendere la nostra denuncia di sessismo e chiedere un riequilibrio dei generi”.