Dopo due anni dalla notizia delle indagini a suo carico la Procura di Bologna ha chiesto l’archiviazione per l’ex sindaco di Bologna, Giorgio Guazzaloca. L’unico uomo che batté la sinistra nel capoluogo emiliano era indagato per corruzione nell’inchiesta sul Civis, il tram a guida ottica, mai entrato in funzione e costato centinaia di milioni di euro alle casse pubbliche. La richiesta, riporta l’agenzia Ansa, è stata depositata in queste ore. “Non mi va di parlare di questa cosa – dice l’ex primo cittadino dal 1999 al 2004, sentito a caldo dal Fatto quotidiano – penso che abbia vinto la verità”.

I prodromi della decisione dei pm bolognesi si erano avuti con il documento con cui il tribunale del riesame aveva respinto il ricorso della Procura contro il doppio no al sequestro dei beni per Guazzaloca: “Non è addebitabile al Guazzaloca la condotta omissiva che gli è contestata” e non si può trovare nei suoi confronti “il fumus dell’accordo illecito ipotizzato dagli inquirenti”.

Nella stessa inchiesta sono indagati, tra gli altri, i vertici del Consorzio cooperative costruzionie gli allora dirigentio dell’Atc, la ex azienda trasporti di Bologna. Al centro dei sospetti su Guazzaloca vi era la sua nomina a presidente del consiglio di amministrazione di Leasys spa (controllata proprio da Fiat e da Enel), nel novembre 2004, una volta scalzato dalla poltrona di sindaco da Sergio Cofferati. Quella nomina, secondo la tesi iniziale dei pm era  il compenso per aver fatto approvare il progetto del tram su gomma per Bologna. Ma il tribunale del Riesame aveva successivamente smontato questa tesi della accusa: quella nomina era secondo i giudici una scelta nata da indicazioni di Enel e non di Fiat. Un dettaglio che smonterebbe l’accusa. Da qui, la richiesta di archiviazione da parte della Procura.