Stavo vedendo la pagina Facebook di Salvatore Borsellino ed ho letto il suo ultimo status. 
“Pubblico, poiché ne condivido i contenuti, la lettera aperta ai “professori” che mi è stata inviata da Lidia Undiemi, una giovane ricercatrice che unisce alla passione civile che la ha portata ad essere una componente attiva del Movimento delle Agende Rosse la sua indubbia e riconosciuta competenza nel campo dell’economia e del diritto del lavoro.
Lidia ha dato fin dall’inizio la sua disponibilità a candidarsi nella lista Rivoluzione Civile guidata da Antonio Ingroia e io spero le sia data, all’interno dei perversi meccanismi della legge elettorale con la quale l’insipienza di una classe politica principalmente protesa alla propria autoconservazione ci costringe ad andare ad esprimere il nostro voto, la possibilità di mettere la sua passione e la sua competenza al servizio del nostro paese.”
Lidia Undiemi l’ho conosciuta all’interno del nostro Movimento e l’ho sempre stimata molto come attivista della società civile. Poi una sera l’ho sentita al Tg3 Linea Notte di Maurizio Mannoni nel quale parlava della pericolosità del trattato Esm che sarebbe stato firmato di lì a poco (lo scorso 19 luglio), una delle pochissime persone ad adoperarsi per informare la cittadinanza sull’argomento, preannunciando le criticità del governo Monti. Se ho capito qualcosa delle possibili soluzioni alternative alla crisi economica, è anche grazie a lei.
Ho letto l’appello di Lidia che mi ha fatto riflettere molto riguardo le prossime elezioni politiche e la lista di Antonio Ingroia. Sui giornali si sta parlando da giorni delle candidature, delle troppe ingerenze dei partiti su una lista che vorrebbe essere espressione della società civile e dei “professori” – come titola Repubblica – che si chiamerebbero fuori. E in effetti è comprensibile, visto che né IngroiaDe Magistris stanno parlando del programma politico che hanno in mente per l’Italia, come è anche comprensibile la loro diffidenza verso quelli che vengono definiti da molti i “riciclati della politica”.
Però c’è una parte di società civile, di cui Lidia è un esempio, che sta credendo nel progetto di Ingroia e che avrebbe un enorme bisogno di quei “professori” e di tutte quelle personalità che potrebbero dare un sostegno concreto attraverso le loro competenze, idee ed esperienze per migliorare e dare forza a quella parte civile che ha scelto di lottare dall’interno e che, a quanto dice Ingroia, sarà predominante nella sua lista.
La richiesta di Lidia quindi mi sembra sensata: ancora non sono usciti né le liste né il programma, non è forse il caso di aspettare entrambi prima di decidere se fare passi indietro o avanti? Non è forse il momento di spingere persone come lei, attivisti della società civile con competenze concrete, a prendere il posto dei “riciclati“?
C’è uno spazio enorme nella politica italiana, uno spazio a sinistra che il Pd ha lasciato completamente scoperto. Basterebbe che Ingroia e la sua lista andassero ad occuparlo, iniziassero a parlare di contenuti concreti. Forse, basterebbe che iniziassero semplicemente a parlare invece di lasciare spazio alle teorie, alle supposizioni e alle voci dei giornali sui possibili candidati. 
di Federica Fabbretti