In Lombardia e nel Lazio non saranno ricandidati i consiglieri regionali uscenti e in Parlamento solo il 10% avrà la possibilità di essere ricandidato e i “nuovi” dovranno arrivare dalla società civile, dal mondo dell’imprenditoria e dei professionisti. A fissare questi vincoli per la composizione delle liste del Pdl è il leader Silvio Berlusconi. L’ex presidente del Consiglio, intervistato a Iceberg (a TeleLombardia), ha anche aggiunto, strizzando l’occhio all’elettorato del Movimento Cinque Stelle, che tutti i candidati al Parlamento dovranno firmare un patto che prevede l’impegno a votare l’abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti, il limite di due legislature, il dimezzamento degli emolumenti ai parlamentari e il dimezzamento dello stesso numero dei parlamentari. Berlusconi ha ricordato che quest’ultimo provvedimento era già stato preso dal primo governo Berlusconi, ai tempi della riforma per la devolution, poi annullata – ha detto – “da un referendum voluto dalla sinistra”. In realtà il referendum non fu voluto dalla sinistra, ma è previsto dalla Costituzione in caso di leggi di modifica della Carta che vengono approvate a maggioranza relativa e non quella qualificata dei due terzi dei voti del Parlamento. 

L’intervento del Cavaliere a TeleLombardia ha visto anche un convitato di pietra, cioè il giornalista del Fatto Quotidiano Gianni Barbacetto: l’entourage di Berlusconi ha ottenuto che non facesse parte del gruppo di intervistatori di fronte all’ex presidente del Consiglio perché – è stata la spiegazione – ci sarebbe una causa giudiziaria in corso. Berlusconi ha spiegato in diretta di aver saputo tutto solo al suo arrivo negli studi televisivi e che comunque era giusto non avere scontri con Barbacetto, se c’è un processo in corso. In ogni caso la spiegazione regge poco, visto che inizialmente l’invitato doveva essere il direttore del fattoquotidiano.it Peter Gomez (con il quale le cause non sono mancate), ma anche in considerazione del fatto che non c’è nessuna causa diretta tra Barbacetto e Berlusconi (semmai con una delle sue aziende).

L’ex capo del governo ha di nuovo attaccato quello che in questi giorni ha più volte chiamato “centrino”, definendo Mario Monti Pinocchio (“E’ tornato a fare il professorino…”), che si è messo “con quei due signori lì, Fini e Casini, il gatto e la volpe”. Il Cavaliere per il resto ha parlato anche dell’accordo raggiunto la notte scorsa con la Lega Nord: “Era una situazione a cui ero sicuro di giungere perché un partito si deve sempre comportare con realismo e non rinnovare la nostra alleanza sarebbe stato un fatto negativo per noi, per la Lega, per l’Italia”. “Abbiamo messo in campo l’interesse nazionale come priorità rispetto all’interesse locale – ha aggiunto Berlusconi – Per quanto riguarda la candidatura a presidente della Lombardia di Roberto Maroni abbiamo fatto qualcosa tenendo conto dell’interesse nazionale” dato che “già con grande generosità avevamo acceduto a dare alla Lega la presidenza di due importante regioni come Veneto e Piemonte”. Però visto che il Carroccio “si è impuntato”, il Pdl ha detto sì perché a livello nazionale “una non alleanza con la Lega avrebbe compromesso di molto le possibilità di successo che invece da stanotte ci sono e sono veramente significative”.

Certo, Pdl e Lega non vedono tutto dalla stessa prospettiva. I due punti che il Carroccio considera essenziali nel programma in Lombardia – tenere il 75% delle tasse in regione e creare una euroregione con Veneto e Piemonte – non sono “così prioritari” per il Pdl. “Noi non li sentiamo come dei fatti così importanti e prioritari, ma – ha spiegato Berlusconi – come è sempre stato con la Lega, per esempio quando si è votata la devolution, abbiamo fatto buon viso davanti a una situazione che non ci apparteneva come prioritaria e dato che non ci sono delle controragioni così negative abbiamo acceduto anche al fatto della regione che non è un obiettivo primario per noi, però è un obiettivo che non porta guai”. “Il guaio maggiore – ha concluso – sarebbe stato consegnare tutta l’Italia alla sinistra”.

Poi il tema delicato delle infiltrazioni mafiose nelle giunte del nord. “Non si può fare di tutta l’erba un fascio, bisogna vedere se si tratta di un caso isolato o se coinvolge tanti assessori” dice Berlusconi. Per Berlusconi “Zambetti è proprio uno di quei casi di politici di mestiere. sono questi personaggi che bisogna cercare di allontanare dalla politica”. Più in generale l’ex capo del governo parla di “fatti assurdi, scandalosi, inaccettabili di personaggi che si sono appropriati dei soldi degli italiani. Sono tutti risultati dei mestieranti della politica, come i vari Penati, Fiorito. Tutti soggetti che facevano politica per i proprio vantaggio personale”.

Il Cavaliere parla anche di coloro che si sono allontanati dal Pdl: l’ex capodelegazione nel Ppe Mario Mauro (“Una scheggia impazzita”), ma soprattutto l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Fra lui (indicato da Maroni come un buon candidato a Palazzo Chigi) ed Angelino Alfano considera “per forza” meglio il segretario del Pdl. “Tremonti – ha detto Berlusconi – è una persona particolarmente intelligente. Ha un carattere difficile. Come ministri dell’Economia ce ne è uno solo in Italia che sia meglio di lui in Italia ed è il sottoscritto. Come presidente del Consiglio manca il talento di tenere insieme un gruppo”. “Lui – ha aggiunto – ha un grandissimo senso di sé. Quando parli con Tremonti, chiunque ci parli dopo un pò avverte che Tremonti pensa: ‘questo è un cretino, io sono un genio’ e non è il miglior modo per fare squadra”.