Oggi le primarie, e domani, forse, un seggio in Parlamento. Nel Partito democratico ci provano in molti. E ci prova anche Bruna Brembilla, influente membro del Pd lombardo, nonché ex assessore provinciale (fino al 2009) nella giunta di centrosinistra guidata, allora, dal plurinquisito Filippo Penati. E sì, perché saltare sul carro della “nuova” politica non serve a cancellare le ombre di ieri. E di ombre Brembilla se ne porta dietro molte. Ma ce ne è una che più delle altre rischia di danneggiare l’intero partito. Si tratta dei rapporti dell’ex assessore provinciale con personaggi vicini alla ’ndrangheta. Nel 2008 il suo nome finisce sul registro degli indagati. La procura punta su un comitato d’affari tra Cesano Boscone, Buccinasco e Assago. L’indagine Giove però finirà con un’archiviazione. L’ex assessore ne esce pulita, eppure nella rete delle intercettazioni restano impigliate parole che la pongono al centro di un intreccio tra politica, impresa e ambienti mafiosi.

Il quadro emerge dall’informativa che il Ros di Milano scrive nel luglio 2008. Oltre 400 pagine che, pur restando lettera morta dal punto di vista penale, raccontano molto bene la strada presa da tutta la politica lombarda. Interpellato sulla questione , ecco cosa ha rivelato ieri al Fatto il presidente della Commissione antimafia del comune di Milano David Gentili: “Le notizie in merito al comportamento tenuto da Brembilla e contenute negli atti di indagine sono tali che ho chiesto al comitato dei garanti, come prescrive il Codice etico del Pd, di verificare se possano condizionare l’attività del partito o lederne l’immagine pubblica e quindi se sia opportuno candidarla al Parlamento”.

Al centro di quell’inchiesta ci sono “i voti dei calabresi” da far pesare alle amministrative del 2007 e alle provinciali del 2009. Nel primo caso la Brembilla gioca per una candidata “amica” al comune di Buccinasco, nel secondo, invece, la partita la riguarda in prima persona. In entrambe le situazioni, l’allora assessore, si rivolge a figure ritenute vicine alla ’ndrangheta. E così per le comunali tocca a Domenico Papalia, definito “soggetto vicino alla nota famiglia Barbaro”, inviare un sms a Bruna: “Venticinque voti sono sicuri”. Lo stesso Papalia, nel 2010, si attiverà per supportare Domenico Zambetti, ex assessore di Formigoni finito in carcere per aver pagato i voti dei boss.

Ancora più clamoroso, il caso di Pasquale Marando fino a pochi mesi fa revisore dei conti del Pd. Secondo la Brembilla, Marando, in contatto con Pietro Panetta, uno dei più influenti boss lombardi, è l’uomo che può attivare i calabresi, tanto da “impegnarli” nel 2007 già per il voto delle provinciali del 2009. È lui che conosce “quelli che hanno il bar a Corsico”. Ed è sempre Marando che nel maggio 2009, invitato alla Masseria di Cisliano, partecipa a un summit mafioso. Nel 2011, poi, il gip Giuseppe Gennari lo contabilizzerà all’interno del “capitale sociale” della ’ndrangheta. In quegli anni, dunque, Brembilla gioca su più tavoli. Attiva “i calabresi” per i quali, dice, “io sono un punto di riferimento”, ma lavora anche con il “nemico”, ovvero con Cl e la Compagnia delle opere. Il suo contatto è Renato Caporale, imprenditore oggi accusato di bancarotta fraudolenta. “Abile nella politica di ingerenza nelle istituzioni”, sarà lui il regista occulto per l’elezione di Loris Cereda a sindaco di Buccinasco nel 2007.

Di se stesso dice: “Dipendo da uno che si chiama Formigoni”. In famiglia, però, Caporale ha parenti poco pubblicizzabili, come il cognato Antonino Bandera, vicino al boss Domenico Barbaro detto l’Australiano. Il rapporto tra Brembilla e Caporale è molto forte. I carabinieri lo definiscono “una indissolubile liaison” volta “alla gestione di affari di indubbio rilievo”. Tanto basta. Al Pd l’avvertimento è arrivato. E nonostante questo, Bruna Brembilla ieri ha disputato le sue primarie.