Meno soldi pubblici ai partiti, più trasparenza nella gestione dei fondi. Un ritorno alla carica su legge anticorruzione e falso in bilancio. Nessun passo indietro sulla riforma del lavoro. Spesa pubblica sì, ma per la crescita economica e solo dopo aver tagliato gli sprechi. Un fisco più semplice ed equo e lotta all’evasione fiscale, anche se la riduzione delle tasse è sottoposta alle “condizioni” che si verificheranno. Cercando, in ogni caso di non gravare sui ceti più deboli e recuperando liquidi con l’introduzione, eventualmente, di una tassa su grandi patrimoni. E una nuova legge elettorale, subito. Ecco finalmente il testo integrale dell'”Agenda Monti“, il documento che il Presidente del consiglio uscente propone come faro illuminante della prossima legislature e come condizione per accettare (“su richiesta”) un ritorno a Palazzo Chigi nel caso le urne non restituissero un vincitore netto, soprattutto per quanto riguarda la maggioranza al Senato, dove Monti gode di una scranno a vita. 

Più che un'”Agenda”, quello di Monti appare come un vero e proprio manifesto, dal quale traspare l’ambizione non solo di indicare un programma, ma di rivoluzionare il modo in cui si fa politica in Italia. ”A quelle forze che manifestassero un’adesione convinta e credibile, sarei pronto a dare il mio apprezzamento e incoraggiamento e, se richiesto, una guida” scrive Monti nella lettera di introduzione del documento, che mette nero su bianco l’annuncio sul suo possibile futuro politico dato nella conferenza stampa di fine anno. “Mi auguro che le idee contenute nell’agenda possano contribuire ad orientare le forze politiche nel dibattito elettorale dei prossimi mesi e a suscitare energie nuove presenti nella società civile”. Questa presa di posizione, precisa, “ovviamente non coinvolge nessuno dei ministri che con me hanno collaborato e di cui sono orgoglioso”. 

PARTITI: MENO SOLDI PUBBLICI, PIU’ TRASPARENZA. ”Gli italiani hanno accettato sacrifici economici e sociali molto pesanti, mostrando un elevato senso di responsabilità civile e di comprensione della gravità del momento vissuto dal Paese”, si legge nell’Agenda Monti. Devono essere dunque “meno comprensivi verso la cattiva politica e i comportamenti non virtuosi di coloro che hanno responsabilità politiche, a tutti i livelli. Serve riconciliare la politica con i cittadini per far sì che i cittadini si riconcilino con la politica, mettendo in campo regole chiare e rigorose per l’attività di partiti e istituzioni, imponendo standard di totale trasparenza e di integrità”.

Il manifesto del professore definisce “inaccettabili” i “recenti episodi di corruzione e malcostume emersi nelle cronache”. Che rendono necessaria “una sterzata: la drastica riduzione dei contributi pubblici anche indiretti ai partiti e ai gruppi parlamentari e dei rimborsi elettorali, con l’introduzione di una disciplina di trasparenza dei bilanci con la perfetta tracciabilità dei finanziamenti privati e una soglia massima per gli stessi contributi”. E ancora, “chi riveste cariche pubbliche dovrà dichiarare i propri interessi economici e patrimoniali al momento dell’ingresso in carica e alla fine del suo incarico, in modo da verificare eventuali casi di arricchimento indebito. Va previsto il divieto di cumulo tra indennità parlamentare e le retribuzioni da altre attività professionali”.

ANTICORRUZIONE E FALSO IN BILANCIO. L'”agenda” non si occupa solo di moralità pubblica: “Deve ora essere impostata una azione generale di rafforzamento del principio di legalità e trasparenza e di condanna dell’illegalità”. Per farlo, “va introdotta una coerente disciplina del falso in bilancio e completata la normativa sull’anticorruzione, l’antiriciclaggio e l’autoriciclaggio. Va rivista la riduzione dei termini di prescrizione per garantire in modo più adeguato l’azione di prevenzione e contrasto di diversi gravi reati”.

NUOVA LEGGE ELETTORALE. “Il primo atto del nuovo Parlamento deve essere la riforma della legge elettorale, così da restituire ai cittadini la scelta effettiva dei governi e dei componenti delle Camere”, si legge nell’agenda Monti. 

LAVORO, INDIETRO NON SI TORNA. Secondo l’Agenda, la riforma del mercato del lavoro “rappresenta un passo avanti fondamentale del nostro Paese verso un modello di flessibilità e sicurezza vicino a quello vincente realizzato nei Paesi scandinavi e dell’Europa del Nord”. Ma, aggiunge, la modernizzazione del mercato del lavoro italiano richiederà inoltre di intervenire innanzitutto per “una drastica semplificazione normativa e amministrativa in materia di lavoro. Un corpus di regole più semplice, più snello, che non sia una barriera, ma una carta da giocare con chi vuole investire e creare lavoro nel Paese. Senza perdere niente in garanzie di sicurezza dei lavoratori o tutela dei diritti”.

Secondo Monti, occorrerà superare “il dualismo tra lavoratori sostanzialmente dipendenti protetti e non protetti. Bisognerà “ridurre a un anno al massimo il tempo medio del passaggio da un’occupazione all’altra rendendo più fluido e sicuro il passaggio dei lavoratori dalle imprese in crisi o comunque meno produttive a quelle più produttive o comunque in fase di espansione”. Sarà necessario “coniugare il massimo possibile di flessibilità delle strutture produttive con il massimo possibile di sicurezza economica e professionale dei lavoratori nel mercato del lavoro”.

Infine, si dovrà lavorare per “spostare verso i luoghi di lavoro il baricentro della contrattazione collettiva, favorendo il collegamento di una parte maggiore delle retribuzioni alla produttività o alla redditività delle aziende attraverso forme di defiscalizzazione, come avvenuto nell’accordo firmato dalle parti sociali nell’ottobre scorso”. 

GIOVANI, UN PIANO PER L’OCCUPAZIONE. “I giovani sono stati al centro di molte misure adottate dal governo. Bisogna rilanciare con un Piano occupazione giovanile con incentivi a sostegno della formazione e dell’inserimento nel mercato del lavoro e con forme di detassazione per chi assume lavoratori tra i 18 e i 30 anni”. 

PIU’ INVESTIMENTI PUBBLICI, MA PER LA CRESCITA. “Se la corsa della spesa pubblica non viene fermata e la dinamica del debito non è invertita, il Paese non può ripartire”, è l’analisi contenuta nell’agenda di Monti. “Ma i tagli devono avvenire in modo intelligente e selettivo. Spending review non vuol dire solo ‘meno spesa’, ma ‘migliore spesa’. Vuol dire eliminare ciò che non è efficace o non ha ragioni di essere mantenuto e creare spazi per la spesa che produce crescita. E’ necessario creare gli spazi per aumentare gli investimenti pubblici per la crescita e l’occupazione, invertendo il trend discendente di questi ultimi anni”.

Perché secondo il professore “la crescita si può costruire solo su finanze pubbliche sane”. Si possono “anche criticare obblighi europei, e anche il governo le ha criticate, per certi aspetti, ma bisogna ricordare che esse sono oggi il test della credibilità della politica fiscale seguita dagli Stati che devono rientrare da un debito eccessivo. Bisogna rovesciare la prospettiva e prendere il quadro europeo come lo stimolo a cercare la crescita dove essa è veramente, nelle innovazioni, nella maggiore produttività, nella eliminazione di sprechi”

FISCO PIU’ SEMPLICE ED EQUO. Sul fronte fiscale, spiega il documento, “servono meccanismi di misurazione della ricchezza oggettivi e tali da non causare fughe di capitali. In questo modo”, afferma l’Agenda, “il fisco diventa strumento per perseguire anche obiettivi di maggiore equità nella distribuzione del peso dell’aggiustamento. Bisogna inoltre realizzare un nuovo Patto tra fisco e contribuenti per un fisco più semplice, più equo e più orientato alla crescita. Seguendo l’impostazione tracciata dalla legge delega in materia fiscale, il cui esame non è stato completato dal Parlamento, occorre riformare il sistema tributario”.

MENO TASSE (SE POSSIBILE). Su questo fronte, Monti rivendica i risultati ottenuti in un anno di governo e lascia intravedere la possibilità di una riduzione delle tasse: “L’aggiustamento fiscale compiuto quest’anno a prezzo di tanti sacrifici degli italiani ha impresso una svolta”. Con l’avanzo primario raggiunto,” il debito è posto su un sentiero di riduzione costante a partire dal prossimo anno. Per questo, se si tiene la rotta, ridurre le tasse diventa possibile. Per la prossima legislatura occorre un impegno, non appena le condizioni generali lo consentiranno, a ridurre il prelievo fiscale complessivo, dando la precedenza alla riduzione del carico fiscale gravante su lavoro e impresa”. L’obiettivo potrà essere raggiunto anche attraverso la redistribuzione del reddito. “Questa va comunque perseguita anche trasferendo il carico corrispondente su grandi patrimoni e sui consumi che non impattano sui più deboli e sul ceto medio“. Una patrimoniale, dunque, per non gravare sul portafoglio di chi già fatica ad arrivare alla fine del mese.

ANCORA LOTTA ALL’EVASIONE. “In questo anno è stata fatta una lotta all’evasione fiscale profonda, che ha raccolto 13 miliardi di maggiori entrate. E’ una questione di finanza pubblica. E’ una questione di legalità. E’ una questione di equità”. E’ quanto si legge nell’Agenda Monti, secondo cui “chi froda il fisco mette le mani nelle tasche dello Stato e riduce i servizi che esso può fornire a tutti i cittadini. L’azione di contrasto all’evasione fiscale deve però essere proseguita attraverso interventi finalizzati a identificare innanzitutto le grandi aree di illegalità. E’ inoltre essenziale introdurre meccanismi di tracciabilità dei pagamenti”.

SCUOLA, INVESTIRE SU CAPITALE UMANO. Sul fronte dell’istruzione ”c’è bisogno di invertire la rotta”. L’Agenda Monti si prefigge di “rompere uno schema culturale per cui il valore dello studio e della ricerca e il significato della professione di insegnante sono stati mortificati. Gli insegnanti devono essere rimotivati e il loro contributo riconosciuto, investendo sulla qualità. Il modello organizzativo – si legge nel programma messo a punto dal premier – deve cambiare puntando su autonomia e responsabilità come principi fondanti”. In tema di valutazione, “da subito occorre completare e rafforzare il nuovo sistema di valutazione centrato su Invalsi e Indire, basato su indici di performance oggettivi e calibrati sulle caratteristiche del bacino di utenza e dei livelli di entrata degli studenti”.

Occorre inoltre “inserire con gradualità meccanismi di incentivazione dei dirigenti scolastici basati sulla valutazione del rendimento della struttura ad essi assegnata, e degli insegnanti, ad esempio attraverso un premio economico annuale agli insegnanti che hanno raggiunto i migliori risultati”. Man mano che riduce il debito pubblico e si tagliano le spese inutili, conclude l’Agenda del professore, “possiamo creare nuovi spazi per investimenti nell’istruzione. La priorità dei prossimi cinque anni è fare un piano di investimenti in capitale umano“.