Nessuno ne parla in Italia, ovviamente, perché conviene a molti che il consumo di suolo prosegua caso per caso, Comune per Comune, senza altra regola che non sia la rendita fondiaria (per il privato) e l’accaparramento degli oneri di urbanizzazione (per il Comune). Eppure il 20 settembre 2011 la Commissione Europea ha trasmesso al Parlamento europeo (COM/2011/0571) la “Tabella di marcia verso un’Europa efficiente nell’impiego delle risorse”. E’ un documento importante per la vita dei cittadini e per l’ambiente: far parte dell’Unione Europea, in fondo, significa qualcosa di più che dover rispettare vincoli di bilancio e patto di stabilità.

Alla voce “Risorsa Terra e Suoli”, l’Unione prevede di approdare al consumo zero di suolo entro il 2050 attraverso: a) densificazione delle aree già urbanizzate; b) emanazione dal livello nazionale e regionale di “linee guida” per indirizzare l’azione dei singoli comuni agli obiettivi di riduzione del consumo di suolo; c) subordinazione dell’accesso ai Fondi Strutturali al rispetto della riduzione del consumo di suolo; d) definizione di precisi limiti quantitativi al consumo di suolo.

La Germania ha anticipato questi indirizzi, promuovendo e applicando sin dal 1998 una legge promossa dal ministro dell’Ambiente che stabilisce una riduzione del 75% del consumo di suolo entro il 2020. Questa legge, tuttora in vigore, è stata riconfermata dai successivi governi (Bundesregierung 2002, Bundesregierung 2004) e viene applicata con successo. Non in piccoli centri rurali: in tutto il territorio della Germania. I motori di questa riforma sono i Laender, che emanano linee guida annuali per i singoli comuni finalizzate alla riduzione del consumo di suolo (quello che in Regione Lombardia si chiama PTR-Piano Territoriale Regionale). E i comuni devono adeguarvisi.

Dimenticavo un dettaglio. Il ministro dell’Ambiente che ha promosso questa legge si chiama Angela Merkel (Cdu), nota estremista ecologista.

La nuova Lombardia può diventare un laboratorio importante per la riduzione effettiva del consumo di suolo. A una condizione: che questa venga finalmente assunta come una priorità. Gli slogan servono a poco: è sufficiente una rigorosa analisi degli sprechi di risorse economiche, sociali ed ambientali prodotti dalla dispersione urbana negli ultimi vent’anni: aumento della domanda di mobilità, nuovi distretti commerciali e logistici , nuove emissioni inquinanti, perdita di aree agricole, crescente consumo di energia, modifiche dell’assetto idrogeologico.

Dobbiamo provare a “riparare il mondo”, per usare le parole Alex Langer. Partendo dalla Lombardia.

Un caro saluto a tutti, buone feste e… fate girare, come sempre!