“Venerdì 21 dicembre ci sarò anch’io nell’aula bunker di Poggioreale per assistere al rito abbreviato di mio fratello Valter”. A parlare è Maria Lavitola, sorella dell’ex direttore dell’ “Avanti!”, a pochi giorni dall’udienza fissata dal gup di Napoli, Francesco Cananzi per il processo che vede suo fratello accusato di tentativo di estorsione ai danni dell’ex premier Silvio Berlusconi. L’ultima volta che ha rilasciato dichiarazioni, alcuni mesi fa, Maria Lavitola, lo ha fatto sapendo che, da quel momento lei, per suo fratello, sarebbe passata per “l’infame”, per quella che non sa tenere la bocca chiusa. Eppure lo ha fatto con coscienza e per amore della verità. “Mio fratello chiese 5 milioni di euro a Berlusconi per tacere” – rivelò Maria ad aprile – “aveva una talpa in Tribunale e così sua moglie svuotò in tempo una cassetta di sicurezza”. Dichiarazioni come queste furono rese ai pm Vincenzo Piscitelli, Henry John Woodcock e Francesco Curcio (trasferito con promozione alla Dia ndr) ed hanno contribuito a fare chiarezza e scrivere qualche pagina di verità nell’inchiesta giudiziaria che scava negli affari e negli interessi che legano a doppia mandata suo fratello con l’ex premier Silvio Berlusconi. Maria è una donna forte. Ha due figli e come tutte le mamme agisce per tutelare loro e basta. Non ha perso il sorriso, quello che gli hanno tramandato i suoi genitori e che le consente di mascherare un po’ l’amarezza per quanto accaduto. I mesi trascorsi l’hanno aiutata a mettere a fuoco i tanti episodi vissuti per collegarli a vicende che solo apparentemente a lei sembravano totalmente distaccate l’una dall’altra. Non è mossa da alcuna sete di vendetta né di rivalsa. E’ tranquilla sapendo in coscienza sua che ha fatto solo il suo dovere di cittadina onesta raccontando la verità ai magistrati. Però, ha un desiderio in cuor suo: “Voglio restituire l’onore perduto al cognome Lavitola”. “I miei genitori non ci sono più, ma io non posso fare a meno di pensare, in questo momento, a mio padre Giuseppe. Un uomo onesto, un grande psichiatra”.

Si ferma e prende fiato. Poi, parlando di nuovo di suo fratello Valter spiega che “Quando è tornato dalla latitanza ed è atterrato a Fiumicino la Guardia di Finanza mi impedì di abbracciarlo”. “Era mio dovere – dice Maria con piglio convinto – raccontare le cose che sapevo alla magistratura e del resto non potevo fare diversamente. Ho detto e dirò sempre la verità, per i miei figli sono e sarò un esempio positivo da seguire. Mio fratello, invece, viveva un delirio di onnipotenza e in molti ne hanno approfittato”. Maria alza gli occhi al cielo e aggiunge: “C’è una verità che non è ancora venuta fuori – spiega – e che non so se mai verrà fuori. In tutta questa vicenda si gioca sul “non detto”, sulla gestione dei segreti e delle menzogne”. Di qui la sua decisione: “Venerdì sarò presente nell’aula bunker di Poggioreale, voglio guardare Valter negli occhi, ricordargli che il suo cognome è Lavitola e cercare di scorgere nel suo sguardo un barlume di coscienza. Spero che in carcere abbia avuto modo di riflettere – prosegue Maria Lavitola – di capire, di comprendere che lui stesso è stato vittima di un sistema di potere più grande di lui. Alla fine avrà avuto anche i suoi vantaggi, ma sono sicura che è soprattutto chi l’ha “usato” ad aver ottenuto grandi utilità”. 

Valter Lavitola, nella veste di ex direttore del giornale “Avanti”, lo scorso 9 novembre, ha patteggiato davanti al gup di Napoli, Francesco Cananzi (lo stesso giudice lo dovrà giudicare nel rito abbreviato ndr) una condanna a tre anni e otto mesi per la vicenda dei fondi dell’editoria. Lavitola avrebbe gonfiato il numero delle copie distribuite del giornale per incassare finanziamenti all’editoria non dovuti. In questo modo, dal 1997 al 2009 “Avanti!” ha ricevuto dallo Stato 23,2 milioni di euro, pur vendendo meno di 200 copie al giorno. Lavitola era imputato, in concorso con il senatore del Pdl, Sergio De Gregorio (nei cui confronti l’inchiesta non è ancora chiusa), per le ingenti somme erogate alla International Press, la società editrice del quotidiano, sulla base di meccanismi truffaldini. “Non mi meraviglia l’atteggiamento di mia cognata (Mariastella Buccioli, ndr) che finge di non ricordare e di non sapere nulla di ciò che faceva suo marito – attacca Maria Lavitola -. Detto questo, dentro di me ho tanta nostalgia e so bene che mio nipote non lo vedrò più. Eppure – conclude amara Maria – quello che ha fatto del male a mio fratello – ripeto – è stato il suo delirio di onnipotenza, le false promesse di un ruolo istituzionale, e chi ha sfruttato la sua posizione di “pseudo-potere”, per poter ottenere vantaggi e vita facile da lui, a partire da amici, parenti e conoscenti”. Sarà anche amore di una sorella verso il fratello o sete di giustizia sta di fatto che Maria Lavitola, domani sarà in tribunale.