Lombardia terra di ‘ndrangheta. Lo sanno i boss che sotto al Duomo arrivano per fare business. Lo sa bene Giulio Giuseppe Lampada, colletto bianco in nome e per conto della potente cosca reggina dei Condello, oggi a processo per mafia davanti ai giudici dell’Ottava sezione del tribunale di Milano. Lampada, poco più che 40enne, non porta la coppola, ma abiti firmati. Arriva da un povero quartiere di Reggio Calabria, eppure nell’ex capitale morale si trova alla grande tra ristoranti di lusso, donne e fiumi di denaro. Lui è il prototipo del boss moderno. La pensa così il giudice Giuseppe Gennari che lo descrive come “mafioso armato di pc e non di pistola”. Fiuto per gli affari, sorriso d’ordinanza e parlata brillante, Lampada sa che oggi a Milano, per far girare i dané, bisogna puntare sui centri di potere. Il fiduciario della ‘ndrangheta sceglie la Compagnia delle opere e scommette sull’influenza di Gaetano Giussani, fratello di don Luigi fondatore del movimento cattolico Comunione e liberazione, che ha come braccio finanziario proprio la Compagnia delle opere. Naturalmente, nel capoluogo lombardo Cl conta su un quotato capofila: l’ex presidente della Regione Roberto Formigoni. Il quadro emerge dagli atti del processo milanese alla cosca Valle-Lampada.

LA CENA CON IL CELESTE
La cerchia, dunque, è potente. Politica e impresa corrono assieme. La conoscenza e l’appartenenza valgono strade privilegiate. L’ideale per le cosche calabresi. Tanto che Lampada già nel novembre 2007 esprime il suo gradimento per il Celeste ex governatore lombardo. In auto discute di politica con l’ex sottosegretario della Regione Calabria Alberto Sarra. “A Formigoni come lo vedi?”, chiede Lampada. “Bene”, risponde l’altro. La chiacchiera prosegue. Racconta Lampada: “Sono stato a cena con Formigoni! (…) Eravamo tutti i consiglieri comunali, provinciali, regionali”. Al tavolo c’era anche l’allora presidente del Parlamento europeo Mario Mauro, altro illustre rappresentante di Cl.

“CON GAETANO GIUSSANI SIAMO IN OTTIMI RAPPORTI”
Due anni dopo quella intercettazione, messa agli atti dell’indagine Meta della procura di Reggio Calabria, Lampada svela il suo piano imprenditoriale. E’ il novembre del 2009 e l’uomo dei clan parla con Rudy Lovati, milanese e commercialista di fiducia. I due discutono di nuove strategie per fare denaro. Tra le varie ci sono le fatture gonfiate. “Io non sono quel tipo – dice Lampada – , secondo me quei tempi sono finiti (…) perché gente giovane come noi non può permettersi il lusso di fare questi discorsi”. La strada maestra, dunque, è quella della Cdo. “L’ho imparato pure io l’altro giorno – dice Lampada – significa Compagnia delle opere”. Dopodiché aggiunge il carico da novanta: il nome di Gaetano Giussani. Dice l’uomo della ‘ndrangheta: “Siamo in ottimissimi rapporti”. Verità o millanteria? La microspia registra. Lampada: “L’ho conosciuto per un leasing”. Nello specifico dell’intercettazione, messa agli atti dell’inchiesta sulla cosca Valle, Lampada parla di un fido da chiedere. Da quello che si comprende, il boss viene accompagnato da Giussani – che non risulta indagato – nell’ufficio di un broker finanziario che gli chiede mille euro per attivare la cosa. Denaro che però Lampada non dovrà pagare “perché – spiega a Lovati – Giussani stesso si è offerto di garantire”.

GALASSIA COMPAGNIA DELLE OPERE
Il presunto riciclatore della ‘ndrangheta dimostra di avere le conoscenze giuste. E del resto il nome di Gaetano Giussani è una garanzia. Attualmente è a capo del cda della Sems, una srl specializzata nel noleggio di autovetture. La società è detenuta per il 68,5% dalle Ferrovie nord Milano, una spa (partecipata da Regione Lombardia) nel cui consiglio d’amministrazione, fino al 2010, compariva anche il nome di Gaetano Giussani. Il restante 31.5%di Sems sta in mano alla Kaleidos, l’amministratore delegato della società è Massimo Vanzulli presidente della Cdo di Saronno. Vanzulli compare anche in Sems sempre con la carica di ad. La Kaleidos, nel marzo 2012, è finita sotto i riflettori della procura di Milano. L’inchiesta, attualmente a carico di ignoti, gira attorno a un appalto Aler (l’Agenzia lombarda per l’edilizia residenziale). Si tratta di 200mila euro per il noleggio di sette automobili. La Guardia di Finanza, infatti, durante una perquisizione negli uffici di Kaleidos, ha copiato alcuni file informatici che, stando alla ricostruzione dell’accusa, dimostrerebbero come le procedure seguite non siano state trasparenti.

IL FIDUCIARIO DELLE COSCHE E’ ACCREDITATO
Insomma, per entrare nel gioco grande oggi bisogna essere accreditati. O ancora meglio “attorniati”, come spiega l’ex consigliere regionale della Calabria Franco Morelli interrogato dal gip milanese. Il politico del Pdl finirà in carcere nel blitz del novembre 2011 assieme a Lampada e ad altre nove persone. Al giudice spiegherà il suo incontro con il faccendiere delle cosche avvenuto nel 2008. In quel periodo Morelli è in contatto con Mimmo Logoteta, plenipotenziario del Pdl calabrese. Sarà a casa di Logoteta che lo stesso Morelli conoscerà l’arcivescovo di Cosenza. Un nome, quello di monsignor Nunnari sfiorato dall’inchiesta su Gioacchino Campolo, il re dei videopoker. Accusato di rapporti con la cosca De Stefano, ma anche con politici, magistrati e spioni, Campolo per molto tempo ha offerto all’alto prelato una delle sue abitazioni reggine.

Questo l’ambiente che accoglie il giovane Lampada. A introdurlo nel salotto che conta sarà il medico Vincenzo Giglio, cugino e omonimo del giudice accusato di aver favorito la cosca Lampada-Valle. Racconta Morelli: “Vennero da me (Logoteta e Giglio, ndr) e mi dissero (riferendosi a Lampada, ndr) che si paga sempre lo scotto di essere giovani che dal sud vengono al nord, che si fanno da soli, e tutte queste belle cose qui”. Insomma l’ambasciata al politico è chiara: “C’è un problema che un nostro amico, un giovane che è riuscito in poco tempo ad andare a Milano e si è fatto una catena di quindici bar”.

“CON LA CDO TUTTO QUELLO CHE VOGLIAMO”
Lampada così si porta a Milano una buona fetta della cosiddetta zona grigia calabrese. Morelli, per altro, farà di più: entrerà in società con l’uomo dei clan. Obiettivo: ampliare gli interessi nel settore dei videopoker. Un comitato d’affari politico-mafioso raccontato ai magistrati dal commercialista Rudy Lovati, il quale, nel 2009, presenzia alla costituzione di tre società aperte per tentare di accaparrarsi un nuovo bando dei Monopoli nel settore delle slot machine. “In quell’occasione – spiega Lovati – ho conosciuto Franco Morelli, presentatomi come grosso personaggio della politica”. Ed è allo stesso Lovati che Lampada spiega il suo progetto legato alla Compagnia delle opere. “Giovedì sono andato con il fratello di Giussani buonanima (…) e pare che le cose come le ha detto lui problemi non ce ne sono”. I suoi interlocutori, pare di capire, sono “gente seria” e del resto “li conosce Gaetano (Giussani,ndr)”. In sintesi ecco cosa si aspetta Lampada dal rapporto con Giussani: “Tutto quello che vogliamo”.