Nell’ottobre 2011 (eravamo senza soldi per pagare gli stipendi ai dipendenti pubblici) scrissi in questa rubrica che l’unica salvezza per l’Italia poteva arrivare dall’Europa. E non sotto forma di soldi (nessuno può permettersi di buttarli dalla finestra) ma di delegittimazione del responsabile della catastrofe.

Ci aiutarono: Merkel e Sarkozy risero platealmente di B. e tutti lo ignorarono; ogni cosa si decideva senza di noi. Così arrivò Monti e l’Italia cominciò ad arrampicarsi su dal precipizio.    Lo spavento che a quell’epoca si prese l’Europa (non l’Italia, purtroppo: qui stentiamo ancora a capire che le riforme richiedono pagamenti in anticipo e che il prodotto verrà consegnato molto più tardi) non è dimenticato; così oggi tutti stanno spiegando, con una franchezza insolita nei rapporti internazionali, che il ritorno di B. sarebbe una tragedia. Merkel, Schäuble, Barroso, il New York Times hanno eretto una barriera diplomatica, che – naturalmente – è il massimo che possono fare. E Martens, il presidente del Ppe (di cui fa parte il Pdl) ha invitato Monti (che appartiene a nessun partito) a partecipare al loro congresso. C’è anche B.; ma Monti è stato invitato, lui c’è andato.   

Questa levata di scudi contro B. non è dovuta al fatto che sia un cattivo barzellettiere; e nemmeno al fatto che vada volentieri a puttane; e nemmeno al fatto che è un delinquente, essendo stato prescritto 7 volte (colpevole ma prescrizione del reato). E – soprattutto – nemmeno al fatto che questa gente e queste istituzioni siano anti italiane; lo fossero, non avrebbero osannato Monti. È dovuta al fatto che hanno paura.   

B. ha detto che lo spread è un imbroglio: che ci frega se il denaro costa di meno in Germania? B. ha detto che le riforme Monti sono state tutte sbagliate: troppe tasse, l’Imu, le pensioni… Dunque – tutti hanno supposto – lui le abolirà. Ma nulla ha detto quanto alla fonte delle risorse che saranno necessarie.   

Dove prenderà i soldi per pagare gli interessi dei titoli di Stato (dovuti soprattutto a investitori stranieri)? Dove quelli per pagare l’energia che noi non produciamo? Dove quelli per pagare gli stipendi? Dove etc? Non l’ha detto, appunto. E così l’hanno capito tutti benissimo. Uscirà dall’euro e si metterà a stampare lire. Ovviamente agli altri Stati, del misero destino dei cittadini italiani che andranno a far la spesa con la valigia piena di soldi subito dopo aver ricevuto la paga (perché il giorno dopo il suo potere d’acquisto sarà diventato la metà) e che non avranno di che scaldarsi in inverno perché il petrolio non si paga con le lire – servono euro o dollari gliene importa poi tanto. Ma gli importa moltissimo delle ricadute di tutto ciò sull’euro e sull’esistenza stessa della Comunità: come le tessere del domino, dopo l’Italia, a turno, tutti gli altri finirebbero nel guano.

E diventare come molti Stati sudamericani, a una persona di media intelligenza, sembra una tragedia.

Il Fatto Quotidiano, 14 Dicembre 2012

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