Per quest’anno, niente bando. Nel 2012 il servizio civile nazionale salta l’appuntamento con il concorso, tradizionalmente pubblicato a fine anno, e rimanda gli interessati alla primavera del 2013. Tra la delusione di molti ragazzi: specie al Sud, infatti, il periodo di volontariato retribuito nato per sostituire la “naja” è diventato negli anni la prima opportunità di lavoro per tanti giovani under 30, una sorta di ammortizzatore sociale. Che al momento, però, non è disponibile.

La segnalazione è arrivata nei giorni scorsi dal sito specializzato La Repubblica degli Stagisti, ma la notizia era attesa da mesi. Già a marzo, spiega Raffaele De Cicco, dirigente dell’Ufficio nazionale del servizio civile, il ministro per la Cooperazione Andrea Riccardi aveva fatto sapere che il bando 2012 sarebbe saltato. “Colpa dei tagli al Fondo nazionale per il servizio civile – racconta De Cicco a ilfattoquotidiano.it -. Il grosso l’ha fatto il governo Berlusconi, che nell’ultima finanziaria targata Tremonti ha ridotto di circa il 40% gli stanziamenti iniziali. A quel punto il bando 2011 era già stato pubblicato, quindi abbiamo utilizzato tutti i fondi disponibili al momento per permettere agli assegnatari di usufruire del servizio. E per il 2012 non è rimasto nulla”. 

Si passa così direttamente al 2013: il prossimo bando è atteso per la primavera. “La spending review ha previsto ulteriori tagli, pari a circa 15 milioni di euro in tre anni. Rischiavamo di non farcela nemmeno per il 2013 – aggiunge il funzionario – ma poi il ministro Riccardi è riuscito a recuperare 50 milioni: 30 dai beni confiscati alle mafie e altri 20 dai fondi non utilizzati per le Politiche giovanili. In più ci arriverà qualcosa anche dal Fondo speciale della Presidenza del Consiglio: si tratta di 315 milioni da dividere tra vari soggetti (fanno parte di questo stanziamento anche i fondi per i malati di Sla, ndr). Sulla base di questo sarà possibile emettere il bando 2013”.

Per ora è stato pubblicato un bando speciale per l’accompagnamento di ciechi e grandi invalidi, per 368 posti in scadenza a dicembre, mentre “a gennaio dovrebbe arrivarne un altro, da 600 posti in tutto, per i volontari nelle aree terremotate di Emilia Romagna, Veneto e Lombardia”, spiega De Cicco. Rispetto a prima della crisi, però, i numeri sono molto ridimensionati. “Ipotizzando una disponibilità di 70 milioni di euro, nel 2013 si potrebbero bandire circa 18mila posti, più 360 per i bandi speciali, e altri 450 posti all’estero”, spiega De Cicco. Molto meno della metà rispetto al 2006, anno record con oltre 57mila posti assegnati, tra bandi ordinari e straordinari. “Ogni anno i fondi diminuiscono e lo Stato, che in teoria dovrebbe essere uno dei soggetti che contribuiscono al finanziamento del servizio civile, di fatto è stato lasciato da solo”, commenta De Cicco.

Oltre al servizio civile nazionale, in Italia esistono anche analoghe esperienze a livello regionale, in parte finanziate dalla struttura centrale, in parte autonome: come in Toscana, dove i volontari sono impiegati principalmente nel settore sanitario. Ma anche i servizi locali pagano il prezzo della crisi: in Veneto, ad esempio, dove oltre ai servizi nazionale e regionale ce n’è anche uno dedicato agli anziani, la Regione ha chiesto l’aiuto delle fondazioni bancarie per ripristinare la dotazione di 700mila euro, tagliata lo scorso anno a 500mila.

La sopravvivenza del servizio civile è assicurata per i prossimi due anni, precisa De Cicco, ma dal 2015 in poi si navigherà a vista. “Il nuovo governo dovrà fare delle scelte al riguardo, e ci auguriamo che valorizzi questa opportunità”. Le storie dei volontari sono molto diverse tra loro: c’è chi ha vissuto esperienze realmente formative, e chi racconta, soprattutto nei piccoli comuni, di essere stato “parcheggiato” in ufficio a far nulla. Per tutti si tratta comunque di un primo approccio al mondo del lavoro e di una fonte di guadagno, seppur minimo, che in tempi di crisi fa gola. “Il primo a utilizzare il servizio civile in senso anticongiunturale, per reagire alla recessione, è stato il presidente statunitense Roosevelt nel 1929 – ricorda De Cicco -. In Italia il servizio civile è nato con aspirazioni diverse, ma nessuno può negare che in alcuni periodi storici, come questo, può essere uno strumento utile da mettere in campo per i giovani”.