Il 9 dicembre si è celebrata la giornata mondiale contro la corruzione. La celebriamo con un grafico e due domande.

Qualche giorno fa Transparency International ha pubblicato il suo rapporto annuale sulla percezione della corruzione in tutti (o quasi) i paesi del mondo. Quei pochi media italiani a larga diffusione che si sono dati la pena di riportare i dati, hanno affidato al giovane di bottega la stesura di un articolo mignon con due frasette di circostanza per lamentare la situazione del Bel Paese e far finta di stracciarsi un po’ le vesti di loden o le cravatte di Marinella. Subito dopo sono tornati ad occuparsi dei vertici (anche se per riflettere il livello dei partecipanti andrebbero definiti abissi) del PdL, i proclami allucinati della mummia vivente o i piani della gioiosa macchina da guerra di nuovo conio. Neanche a dirlo le reti Ragliaset su Transparency International osservano l’analoga consegna imposta ai giornalisti turchi sulla resistenza curda. Del resto rimbalza uno scandalo tra Saipem (crollata in Borsa) ed Eni, ma nessuna Tv italiana se n’è accorta e solo qualche trafiletto fa capolino sui giornali. Dobbiamo andare a leggere i media stranieri, come i cinesi, per saperne qualcosa.

In questo clima ho voluto soddisfare una piccola curiosità’ sui dati di Transparency International, concentrando l’attenzione su Eurolandia, come riportato nel grafico (fonte Bloomberg). 

Guardando i dati mi sono posto una domanda: esiste un criterio semplice per individuare quali paesi della zona euro sono già in bancarotta, hanno ricevuto supporto dal Fondo Monetario Internazionale o dalla Banca Centrale Europea, hanno subito tracolli della loro economia, sono in procinto di chiedere aiuti all’Unione Europea (per la precisione uno dei paesi sta considerando se chiedere aiuti a Putin). Insomma si può concepire un test semplice, una cartina al tornasole dello Stato e dei governanti (finanziariamente) canaglia? Per coloro che non seguono le vicende europee vorrei lasciare un indizio. Malta e (in misura minore la Slovacchia) costituiscono un’eccezione.

E per chi ha risposto correttamente alla prima domanda lasciatemi formulare una seconda: che cosa è più probabile che succeda in questi paesi in bancarotta o sull’orlo della medesima se si aumenta la spesa pubblica? Anche qui si una traccia è d’uopo. In Grecia non è stato arrestato nessun pesce grosso (solo qualche alicetta) per reati legati alla corruzione, che rimane l’unica industria a non conoscere crisi secondo Transparency International. Tutti quei funzionari pubblici che manifestano talora in modo violento per “difendere” il loro sacrosanto (ci mancherebbe altro) posto di lavoro, sono ovviamente cittadini di specchiata onestà che mai e poi mai chiederebbero una mazzetta o un po’ di lubrificante. E quindi le centinaia di miliardi affluiti alle casse del governo greco (in parte provenienti anche dall’Italia) dove sono finite? Questo e’ un test che mi è venuto da battezzare la cartina al tornasoldo. Di certo non hanno rilanciato l’economia. Non quella legale almeno.

Fabio Scacciavillani