Avete presente la scena di Fantozzi in cui il ragioniere più sfigato del mondo sale sul palchetto del cineforum aziendale, urla che la Corazzata Potemkin è una cagata pazzesca e provoca l’entusiasmo più smodato tra i suoi malcapitati colleghi? Ecco, la stessa, memorabile scena l’hanno vissuta in prima persona molti italiani che il 9 dicembre hanno sentito dire le seguenti parole da Luciana Littizzetto a Che tempo che fa, parlando del ritorno di Silvio Berlusconi: “Non dico il pudore, che è un sentimento antico, ma una pragmatica sensazione di aver rotto il cazzo?”.

Il rito liberatorio e catartico, che in diretta tv ha dato voce alla maggioranza degli italiani, ha però fatto arrabbiare molti grigi burocrati televisivi dalle parti di viale Mazzini e, manco a dirlo, nel Pdl. Non potendo accusare la Littizzetto di lesa maestà, o almeno non solo, cosa hanno pensato gli zelanti esecutori del volere catodico di Sua Emittenza? Hanno messo l’accento su quell’espressione (“aver rotto il cazzo”) così volgare, sguaiata, inappropriata per l’elegantissima televisione italiana. Apriti cielo, allora.

Il primo a stracciarsi le vesti è l’ineffabile Antonio Verro, consigliere di amministrazione Rai in quota Pdl, già in passato gargoyle iracondo messo a tutelare gli interessi di bottega all’ombra del cavallo morente: “L’autonomia editoriale e la libertà di satira rappresentano valori fondamentali per il servizio pubblico ma non si può arrivare a tollerare espliciti insulti in diretta tv di fronte a milioni di persone. Le parole che il 9 dicembre Luciana Littizzetto ha espresso su Berlusconi, di satirico hanno ben poco”, ha tuonato il consigliere. Per poi aggiungere: “Rispetto le idee politiche della Littizzetto anche se diverse dalle mie, ma non credo che la Rai debba diventare il suo megafono o il suo pulpito. Gli artisti, specialmente quelli più pagati e apprezzati dal grande pubblico, dovrebbero comprendere di avere anche maggiori responsabilità nei confronti dei cittadini. Tuttavia a volte, e purtroppo sempre più spesso, sembrano dimenticare quale sia il loro vero ruolo in televisione e finiscono così per trasformarsi in predicatori”. La domanda sorge spontanea: quale sarebbe il ruolo in televisione di Luciana Littizzetto? E l’autonomia editoriale? E la libertà di satira valore fondamentale del servizio pubblico? Niente, Verro predica bene (e manco tanto) e razzola malissimo.

Dal fortino pidiellino, in pieno riarmo nel ridotto valtellinese del redivivo Cavaliere, si alza l’indignata voce di Giorgio Lainati, vicepresidente della commissione di Vigilanza: “Ci aspettiamo un immediato intervento del presidente della Rai Tarantola e del dg Gubitosi per tutelare la dignità del servizio pubblico e di quei milioni di abbonati non di sinistra che non hanno esultato per le esternazioni della Littizzetto”. Per la cronaca, Giorgio Lainati, prima di arrivare in Parlamento nel 2001, lavorava per le reti Mediaset.

Ma Tarantola e Gubitosi, penseranno i nostri ingenui lettori, se ne saranno infischiati delle lagnanze berlusconiane e avranno giustamente glissato sul monologo di un comico in tv, vero? Nemmeno per sogno. Anzi, il direttore generale Gubitosi ha addirittura incontrato il direttore di Raitre Antonio Di Bella, chiedendo “maggior rispetto e maggiore attenzione nei confronti di tutti gli esponenti politici” e, soprattutto, che vengano evitati gli eccessi. L’eccesso è tutto lì, in quella parola (cazzo), che viene usata come paravento per nascondere i malcelati veri intendimenti di chi ha protestato con così tanta veemenza. Il problema, per lorsignori, non è il membro maschile in sé, ma il fatto che a romperlo, per Luciana Littizzetto, sia Silvio Berlusconi.

Potevano mancare gli strali moralisti della galassia di microgruppuscoli, osservatori, comitati e compagnia cantando? No, nemmeno per il c…., appunto. E allora beccatevi questo trittico di reazioni timorate di Dio. Antonio Marziale (presidente dell’Osservatorio sui diritti dei minori, consulente della Commissione parlamentare per l’Infanzia e prezzemolino urlante della domenica televisiva): “Che gli italiani abbiano un animo esacerbato a causa delle vicende politiche è un dato di fatto, ma che sia la comica Luciana Littizzetto a rappresentarne le ragioni con un linguaggio estremamente scurrile, in fascia protetta e da uno dei canali della Tv di Stato è davvero troppo. Sono sconcertato, non già per il solito linguaggio edulcorato della comica Littizzetto (da notare il termine “comica” usato come diminutio dal sociologo moralista, ndr), bensì dal costante ed incalzante mancato rispetto delle regole. Segno evidente e inconfutabile che della tutela dei minori in Italia non interessa a nessuno”. Dite a Marziale che a qualcuno la tutela dei minori interessava così tanto che ha scomodato un funzionario di polizia, di notte, in maniera impropria e mentendo sull’identità della ragazza. Luca Borgomeo, presidente dell’Aiart, Associazione di telespettatori cattolici (sic!): “La Littizzetto spesso si imbarca in una comicità di basso livello. Dal servizio pubblico ci aspettiamo qualcosa in più”. Il mitico Moige (Movimento genitori): “Un linguaggio becero e indecente, semplicemente da caserma, che non deve essere pagato da noi telespettatori. La Littizzetto sempre più frequentemente sta scivolando in una satira greve e volgare e costantemente ricca di allusioni sessuali senza alcuna motivazione satirica”.

Fin qui gli strali di funzionari, politici e “attivisti” di vario genere. E la cosa che fa ridere (o piangere, decidete voi) è che si fa ricorso al più tradizionale sentimento sessuofobico italico per difendere Silvio Berlusconi. Una barzelletta, insomma. L’ennesima. E purtroppo nemmeno l’ultima, temiamo.