Nella lotta all’Aids tanti sono i progressi fatti negli ultimi anni, ma la vera minaccia, ora, è il calo dell’attenzione sul problema. Una minaccia che, in Italia, si sta già concretizzando: negli ultimi due anni, infatti, ben 30 bambini si sono infettati alla nascita, al momento del parto, perché le madri non sapevano di essere sieropositive, in quanto non avevano fatto il test durante la gestazione. L’invito a non abbassare la guardia sul problema Aids arriva dagli esperti riuniti per un incontro promosso dall’associazione ‘I Think’ presieduta da Ignazio Marino (Pd).

“Oggi – ha sottolineato Marino – grazie a farmaci sempre più efficaci, la speranza di vita di un sieropositivo è pari a quella di una persona sana, tuttavia molte diagnosi arrivano a malattia avanzata ed il problema resta l’accesso al test per l’Hiv. Nei servizi per le tossicodipendenze, ad esempio, tra il 2000 e il 2011 i non sottoposti al test sono saliti dal 60,8 per cento al 69,5 per cento; stessa situazione critica si segnala nelle carceri, mentre poco diffuso è anche il test tra le donne in gravidanza, tanto che in due anno 30 bimbi sono nati in Italia infettandosi alla nascita”.

Da qui la proposta del senatore Pd: estendere l’offerta del test a tutte le persone che vengono ricoverate in ospedale (oggi il test va specificamente richiesto) e rendere tale offerta ‘routinaria’ anche per le donne in gravidanza. Per queste ultime, ha ricordato il direttore scientifico dell’Istituto nazionale per le malattie infettive Spallanzani di Roma, Giuseppe Ippolito, il test è stato introdotto gratuitamente dal 1996. Insomma, il test, affermano gli esperti, è un’arma fondamentale di prevenzione ed è importante estenderne l’utilizzo. A questo punta anche il documento approvato dalla Conferenza Stato-Regioni lo scorso anno: “L’obiettivo – ha spiegato il coordinatore della commissione Salute della Conferenza delle Regioni, Luca Coletto – è arrivare a modalità univoche di erogazione del test per l’Hiv su tutto il territorio nazionale, puntando ad una copertura pari almeno al 60% tra i detenuti, dal momento che proprio nelle carceri si registra un aumento dei casi”. Altra questione è l’erogazione dei farmaci anti-Hiv: “Sono farmaci molto costosi e proprio per evitare disuguaglianze tra le Regioni – ha affermato Coletto – è fondamentale elaborare delle linee guida condivise tra ministero e Regioni”. Insomma, “non è possibile fare differenze quando si tratta di erogare farmaci così importanti, al di là – ha concluso – delle contingenti situazioni di bilancio regionale”.

UNAIDS GLOBAL REPORT 2012