C’è gente che va in giro a dire che occupare le scuole non cambierà le sorti di questo paese, dicono che è solo un modo per defilarsi da noiose lezioni e pericolosi compiti in classe. C’è addirittura chi sostiene che sia una pratica dannosa. Pensa un po’ che quando me lo dicevano 10 anni fa io gli rispondevo che le cose così come erano non andavano bene e allora occupavamo e manifestavamo per cambiare le cose. Quando poi mi si chiedeva “Come?” non sapevo rispondere. Alla domanda “In che modo un’occupazione può cambiare in meglio il futuro di una generazione?” rimanevo sempre un po’ interdetto, pensavo: “Magari da qui facciamo partire la rivoluzione!” oppure “intanto facciamo bordello così quelli ascoltano quello che abbiamo dire”. Entrambe queste risposte non erano del tutto inesatte ma non servivano a placare la supponenza e la saccenteria degli anti-occupanti che, forti del loro automatismo logico basato sulla non esistenza di risultati tangibili, continuavano, hanno continuato e continuano tuttora a definirci fannulloni. Sul momento ti fregano, perché le vere ragioni che stanno dietro ad una pratica di protesta si imparano dopo, o meglio diventano più chiare, si definiscono in seguito. 

Oggi, ad esempio, so a cosa serve occupare e so come cambierà il futuro. 

Buttandola sul personale, io ho imparato molto di più in una settimana di occupazione che nei 4 anni di scuola precedenti a quella settimana. Ho anche imparato come si faceva ad imparare, pratica utilissima per i due anni successivi di scuola superiore e ancor più utile per l’università. Sono diventato curioso, sono cresciuto nella pratica e grazie alla pratica di protesta, decidendo i contenuti della mia scuola e non subendoli ho capito come ricevere in modo attivo l’ insegnamento. Ho lavorato molto in quelle settimane, era molto più faticoso che andare a scuola e stare seduto a scaldare la sedia. Fannulloni, dicevano, ma uno che non fa nulla come fa a stancarsi così tanto?  Ho conosciuto persone. Ho parlato con molta gente. Con la condivisione siamo cresciuti in tanti ed in tanti abbiamo acquisito consapevolezza sul mondo che ci circonda, sul sistema imposto e sulle schifezze del passato, del presente e del futuro. Occupare, stare insieme, parlare, condividere, progettare e fare la scuola che si desidera sono pratiche che tengono in vita ed alimentano questa consapevolezza. Magari il mondo non è cambiato e probabilmente il sistema scolastico di questo paese è addirittura peggiorato ma di una cosa sono certo: reprimere la protesta corrisponde ad una morte lenta e dolorosa di tutte le piccole speranze che ci tengono in vita.

Dicevo che oggi so a cosa serve occupare e so come cambierà il futuro. Ma non lo voglio dire per non rovinare il gusto della scoperta di chi ancora non c’è arrivato.