Nasty games will always be played“. Ovvero: “I giochi sporchi continuano”. L’ennesimo atto di accusa verso l’Inter arriva via Twitter dalla moglie di Wesley Sneijder, Yolanthe Cabau, che già settimane fa accusò la società di avere impedito al marito di potersi esprimere sul social network. Ma dal silenzio imposto su internet, oggi si è passati a qualcosa di più serio. E l’accusa nei confronti dell’Inter è quella di mobbing: inglesismo che indica le pratiche di abuso e vessazione violenta, fisica o psicologica, messe in atto dai superiori sul luogo di lavoro. Il caso è noto, dopo un buon inizio di campionato e un lungo infortunio in cui l’Inter ha fatto bene senza di lui, il centrocampista olandese Sneijder non è più rientrato in squadra. Il perché l’ha spiegato, suo malgrado, il dt interista Marco Branca quando ha detto che finché l’olandese non avesse rinnovato il contratto in scadenza nel 2015 (con una spalmatura dell’attuale stipendio di 6 milioni l’anno fino al 2016 ndr.) non avrebbe più giocato.

Domenica, alla vigilia della sfida di Parma, nel tentativo di ridimensionare la vicenda l’allenatore Stramaccioni ha detto che non avrebbe convocato Sneijder per motivi tecnici, salvo poi concludere che per risolvere tali problemi giocatore e società avrebbero dovuto sedersi intorno ad un tavolo. Ovvero smentendo che la mancata convocazione fosse da addurre a motivi tecnici. Nel silenzio delle autorità italiane – AIC (Sindacato calciatori), Federazione e Lega – è intervenuto ieri il sindacato mondiale calciatori FIFPro, che in un duro comunicato si è scagliato contro il crescente numero di casi in cui le società “ricattano” i propri dipendenti, dirottandoli in tribuna o nelle squadre riserve, per obbligarli a rinnovare i contratti. Un fenomeno sempre più diffuso, ha lamentato FIFPro nella sua richiesta d’intervento a Uefa e Unione Europea, che interessa molti giocatori, anche nelle serie minori, e i cui esempi più noti possono essere trovati nello spagnolo Llorente dell’Athletic Bilbao e, appunto, l’olandese Sneijder dell’Inter.

Dopo che il comunicato di FIFPro ha avuto eco mondiale, ecco che in Italia il caso è esploso, e si è svegliato anche l’AIC che per bocca del suo presidente Damiano Tommasi ha assicurato: “Vigileremo sulla situazione”. In Italia l’articolo 7 dell’Accordo collettivo siglato da Aic-Figc e Lega calcio, che regola i diritti e i doveri dei calciatori, fu inserito nel 2005 a seguito delle denunce dell’anno precedente dei laziali Negro e Dino Baggio, messi fuori rosa come Sneijder per non aver voluto prolungare il contratto. Poi, per rimanere ai casi più famosi, ci furono quelli di Jimenez con la Ternana nel 2006, di Falcone nel 2008 col Parma, di Pandev e Ledesma con la Lazio nel 2009 e di Marchetti con il Cagliari nel 2010. Tutti denunciarono le rispettive società per violazione dell’articolo 7, e furono poi reintegrati o ceduti. O, nel caso di Pandev, svincolati e risarciti.

Da New York, dove è stato invitato dall’Onu per presentare il progetto di Inter Campus, il presidente nerazzurro Moratti ha spiegato alla Gazzetta dello Sport che obbligare un dipendente a spalmare l’ingaggio – e quindi a lavorare gratis per un anno nonostante un consensuale rinnovo del suo contratto sia avvenuto da poco – pena la sua esclusione, è “questione di libertà reciproca”. Poi ha ribadito che “la società non forza nessuno e che il giocatore è fuori per scelta tecnica”. Poi ha concluso: “Se la situazione rimarrà tale, la soluzione sarà inevitabile cercarla sul mercato”. Il caso di Sneijder si risolverà quindi con la cessione del giocatore a gennaio, ma l’allarme lanciato da FIFPro, utilizzando nomi di milionari per sensibilizzare una legislazione internazionale che serva a tutelare calciatori di campionati e serie minori, resta pressante. E una risposta indiretta a Moratti l’ha data, sul quotidiano olandese Volkskrant, il segretario generale del sindacato Theo van Seggelen: “I club dicono che i giocatori devono rispettare i contratti. Perché però non dovrebbe valere anche il contrario? Sneijder non ha puntato una pistola alla testa dei dirigenti dell’Inter per costringerli a firmare quel contratto. E’ stato il club a sottoporgli quell’offerta con piena consapevolezza”.