Mentre il resto d’Italia si mobilita e discute sulle primarie del centrosinistra c’è qualcuno, in Veneto, che tiene il fiato sospeso per altre elezioni: quelle regionali del 2010. A stare sulle spine è il Pdl per un caso condito da spese pazze elettorali, un “giallo” di fascicoli fantasma che spariscono e riappaiono nelle stanze dei giudici, e ordini del giorno quantomeno “bizzarri” ammessi e ritirati in Giunta.  Cioè che resta, al momento, è un posto traballante sia in Consiglio che nell’esecutivo guidato da Luca Zaia, oltre che parecchio imbarazzo nel Pdl e nella Lega.

A provocare tanta bagarre è la battaglia legale tra la consigliera-assessore al Bilancio Isi Coppola (Pdl) e Luca Rossetto, fedelissimo di Renzo Marangon (Pdl), che in quella consultazione elettorale, nella circoscrizione di Rovigo in cui sfidava la Coppola, arrivò secondo. Marangon portò a casa 8mila voti, lei 16mila. Un plebiscito che la neo-consigliera, poi nominata assessore, giustificò con una nota spese di 39mila euro (il limite massimo per le spesa titolo personale è di 40mila). I sostenitori di Marangon hanno invece dimostrato che la consigliera  non avrebbe dichiarato spese (contributi e servizi resi da altri) per altri 255mila euro. Del resto le molte cene, gli “Isi-point” (una decina di uffici di sostenitori aperti nei diversi comuni), gli incontri e i dibattiti, gli aperitivi, pranzi cui l’esponente pidiellina aveva partecipato durante la campagna elettorale non erano sfuggiti a nessuno: il volto e le gesta della Coppola erano ovunque, in quel periodo.  “Durante quelle elezioni la sua presenza era massiccia – dice ora Marangon – impossibile sostenerla con quella nota spese”.

Due anni di polemiche, ricorsi e battaglie giudiziarie si sono cristallizzate con la sentenza della Cassazione (che in caso di consultazioni elettorali è anche giudice di merito), la quale dice: è vero, la signora ha speso più quanto dichiarato, e ha rinviato il processo alla corte d’Appello, che il 27 novembre potrebbe esprimersi in tre modi: far decadere la Coppola dal suo ruolo di consigliere, “punirla” con una sanzione pecuniaria (anche se i 255mila euro superano la soglia della sanzione, facendo propendere per la decadenza) o nominare un consulente tecnico per “fare il pelo” alle note spese non dichiarate.

Ma in questa vicenda ci sono delle strane coincidenze che, se anche gli stessi protagonisti non definiscono un “complotto”, quantomeno sono degne della trama di un film. Tutto si gioca su una data, quella del 13 novembre. La sentenza della corte d’appello di Venezia, cui la Cassazione aveva rinviato il caso, doveva arrivare proprio il 13 novembre scorso. Ma, colpo di scena, quando l’avvocato di Rossetto, il legale Maria Grazia Romeo, arriva in aula il giudice la blocca: “Avvocato – le dice – io ho solo un terzo del suo fascicolo, il resto di è perso”. Due anni di udienze, centinaia di note spese attribuite alla Coppola (e valutate anche dalla Cassazione), corsi e ricorsi vari sono spariti. Eppure non si trattava di grossi faldoni: ma di un fascicolo come ce ne sono tanti. L’udienza viene comunque rinviata, l’avvocato deve ricostruire tutto da capo.

Contemporaneamente il 13 novembre poco lontano dalla Corte d”Appello si riunisce la giunta di Luca Zaia. Presente anche la Coppola. E accade qualcosa che non solo non sfugge a Rossetto e Marangon, ma nemmeno a tutti gli assessori. Al punto 4 tra le deliberazioni dell’avvocatura regionale c’è una determinazione in cui si chiede alla Giunta stessa di intervenire, attraverso il sostegno dei legali della Regione. Ovvero la Giunta stava per decidere se sostenere o meno la Coppola nella sua battaglia privata contro Rossetto. L’ordine del giorno è finito nel cassetto: “non è stato trattato”, si legge alla fine dell’incontro. “Ci è sembrato inopportuno – spiega Daniele Stival, assessore leghista alla protezione civile – era una questione privata”. All’incontro era presente anche l’assessore Coppola, e sembra che anche lei abbia richiesto di non trattare l’argomento.

Ma a Marangon non va giù. “A noi sembra un tentativo della Coppola o di chi per lei di chiamare in causa la Giunta in una questione che non dorrebbe riguardarla” dice Marangon. “E’ grave che qualcuno ci abbia provato” dice Rossetto. Intanto il 14 novembre i fascicoli si ritrovano: erano nell’ufficio del giudice Sergio Gorjan, che forse, nella confusione, non li aveva visti, e che è chiamato a esprimersi nell’udienza del 27 novembre. E quella sarà una giornata clou per l’assessore Coppola, ma anche per tutta la Giunta: se la sua poltrona da consigliere dovesse capovolgersi al suo posto salirebbe Marangon, ma per l’esecutivo di Zaia si aprirebbe un bel problema: la Coppola è assessore al Bilancio, e nella corsa contro il tempo per la chisura del Bilancio passato, entro il 31 dicembre, questo scivolone sarebbe davvero un grosso problema.