Anche i medici del San Raffaele di Milano vedranno decurtarsi la busta paga, a causa della crisi dei conti dell’ente ospedaliero strappato dal crac incombente dopo la gestione don Verzé e colpito dai tagli alla spesa sanitaria lombarda. E’ la novità che emerge da una lettera che l’amministratore delegato Nicola Bedin ha scritto a tutti i 4mila dipendenti, che l’hanno ricevuta oggi attraverso la posta interna. 

”Il San Raffaele si trova in una situazione di rilevante perdita di carattere strutturale, aggravata dai recenti provvedimenti nazionali e regionali relativi alla spending review”, scrive Bedin nel testo reso pubblico da Adnkronos Salute. Nel 2011, spiega, l’ente ospedaliero fondato da don Verzè, ha registrato una perdita di 65 milioni di euro, poi aggravatasi nel 2012 con l’entrata in vigore di provvedimenti nazionali e regionali. Dal 1° gennaio al 10 maggio 2012 la perdita è stata di 28 milioni, un “risultato peggiore di quello dello stesso periodo dell’anno precedente”, mentre dopo l’inizio della gestione di Giuseppe Rotelli (l’imprenditore della sanità che ha acquistato il San Raffaele), dall’11 maggio al 30 settembre le perdite sono state di 20 milioni. Ad aggravare la situazione, la delibera della giunta lombarda del 6 agosto scorso che ha portato ad una riduzione dei ricavi di 17,4 milioni (-8%).

Numeri dei quali “non sono ipotizzabili incrementi- continua Bedin nella lettera – in quanto la gran parte dei ricavi è erogata nell’ambito del Sistema sanitario nazionale ed è soggetta a tetti di produzione stabiliti dalla Regione, recentemente ulteriormente abbassati”. Inoltre sono state decurtate le “maggiorazioni tariffarie ed è prevista la riduzione dei ricavi derivanti dalle funzioni non tariffabili. Anche i finanziamenti e i contributi a sostegno dell’attivìtà di ricerca scientifica evidenziano un calo”.

Il taglio dei costi già operato non è stato sufficiente a riportare in pareggio i conti, argomenta ancora Bedin, da qui la necessità di intervenire anche sul personale, riducendo di oltre il 20% del costo dei dirigenti amministrativi, e la proposta di una piano di interventi sui lavoratori del comparto, dapprima con il licenziamento collettivo di 450 unità, e poi con la proposta di un piano alternativo agli esuberi, con il passaggio al contratto della sanità privata, il superamento dell’accordo aziendale del 2010, e una riduzione delle retribuzioni del 10% che inciderebbe esclusivamente sui trattamenti accessori. Una riduzione di stipendio, sottolinea Bedin, “proporzionale e temporanea”, che colpirebbe anche i medici.

Visto il mancato accordo con i sindacati sul piano alternativo al licenziamento, l’azienda ha avviato le procedure per il licenziamento di 244 unità e non 450, “sul presupposto di aggiuntive e ulteriormente estese azioni di contenimento dei costi, anche relativi al personale non del comparto, e che non vengano introdotti altri provvedimenti nazionali e regionali penalizzanti per l’ospedale”. L’azienda, conclude l’ad, spera comunque che si arrivi ad un accordo sul piano alternativo agli esuberi, su cui è sempre disponibile.