La notizia dell’informazione di garanzia emessa a carico (tra gli altri) di Beatrice Draghetti, Giacomo Venturi  per abuso d’ufficio ed altri reati connessi alla realizzazione del progetto people mover, non è di quelle che fanno piacere, non a me certamente; conosco  bene presidente e vice presidente della provincia per pensare che abbiano prodotto degli atti al di fuori della legge, del resto in questi anni proprio la provincia di Bologna si è distinta per correttezza  amministrativa, mi auguro quindi che sapranno dimostrare l’estraneità ad ogni ipotesi di reato.

Per altro  l’affidamento dell’opera in project  financing e  l’’ingresso di Atc ( oggi Tper) nella società di gestione,  sono stati già da lungo tempo oggetto di dibattito pubblico: non pochi avevano ravvisato in quell’impostazione, limiti d’incoerenza sul piano amministrativo.

E’ il progetto del People Mover  in quanto tale, a parer mio, a mostrare alla fine di un lungo percorso tutte le sue contraddizioni: nato come la nota commedia shakespeariana  “in una notte di mezz’estate” da un sogno ( forse indotto) dell’ex sindaco Cofferati, fu immediatamente recepito come il braccio naturale del progetto avveniristico di “città metropolitanatra Bologna e Firenze, appunto una vaga idea fantasiosa e del tutto inconsistente.

Nelle intenzioni dei proponenti avrebbe dovuto trasportare all’aeroporto Marconi, masse di fiorentini e di turisti di ritorno dalla città del giglio, attraverso il treno ad alta velocità e un mezzo dedicato, appunto il people mover, veloce e modernamente cool, una visione estetizzante dedicata a viaggiatori di fascia alta.

Peccato che quest’idea avesse fatto finta di non considerare le conseguenze della  necessaria soppressione ( per tenere  il conto economico in equilibrio) dell’attuale navetta Blq, che trasporta già circa 850.000 persone all’anno da e per l’aeroporto, su un percorso con fermate intermedie in città che il Pm non contempla, quindi peggiorando da questo punto di vista il servizio agli utenti bolognesi del servizio.

Peccato  soprattutto che il progetto PM scartasse totalmente l’opportunità di utilizzare per lo stesso tratto stazione-aeroporto, le linee esistenti nelle ferrovie locali inserite nel progetto Sfm che consentirebbero con adeguamenti molto meno costosi, di rendere accessibile l’aeroporto, non solo ai turisti da Firenze ma anche a gran parte dei viaggiatori provenienti dal territorio provinciale e da nord,  integrando un servizio già previsto che a regime dovrebbe consentire un passaggio frequente di treni per la stazione ferroviaria aeroporto, già esistente e non completata, guarda caso, proprio per eliminare una possibile e più razionale alternativa al trenino d’oro!

Quel che appare veramente grave in questa vicenda, a parer mio, è l’assoluta irrazionalità del modo di pianificare tutto il settore della mobilità tra le istituzioni comunali, provinciali e non di meno regionali, nel non aver elementarmente considerato che non è logico prevedere nella stessa area urbana ben quattro sistemi di mobilità collettiva su ferro,  diversi e non collegati fra loro.

E’ necessario ricordare i convegni, le prese di posizione, le decine di articoli di comitati, tecnici, associazioni per contestare quest’ impostazione sempre caduti nell’indifferenza degli amministratori locali e guarda caso dei media?

Cos’altro sono i progetti “ex metrò” ormai soppresso, Civis altrettanto fallimentare ed in fase di lunga ruminazione, il People mover di cui conosciamo la tormentata vicenda, mentre il servizio ferroviario metropolitano, l’unico progetto veramente utile, perché urbano e metropolitano, è stato finora sempre di fatto considerato marginale, di fronte alle priorità cosiddette “strategiche” i cui esiti nefasti  sono sotto i nostri occhi.

Come si è fatto a non considerare da parte soprattutto della nuova amministrazione comunale di Bologna eletta dopo la tragedia di quella precedente, che era venuto il momento di rimettere in discussione tutto l’impianto pianificatorio e cercare di pervenire a un progetto di mobilità collettiva  integrato e possibilmente anche unico, com’è in tutte le città ben organizzate?

Appare una mancanza di volontà di mettere e mettersi in discussione, di saper riconoscere quand’è il momento di cambiare (ad esempio anche le responsabilità tecniche se necessario); troppi segnali dicono che l’opinione pubblica non è soddisfatta di un certo modo dirigistico ed autoritario di prendere decisioni  e non si ha la lucidità e la sensibilità di capirlo, poi s’incorre in questi infortuni che fanno gioire i nemici e gli avversari politici e lasciano l’amaro i bocca ai tanti che hanno cercato con spirito costruttivo di mettere sull’avviso, passando per rompiscatole e bastiancontrari!

Ricordo che il comitato No People Mover ha raccolto 4.000 firme per aprire un’istruttoria pubblica sul progetto che avrebbe consentito più confronto e trasparenza nel merito, si è trovato il modo di non farlo svolgere; anche quello a parer mio è stato un errore  frutto di miopia politica.