Si infiamma il dibattito sulla liberalizzazione del mercato dei diritti connessi al quale il Governo sta procedendo a rilento ed in maniera poco trasparente.

Dopo la pubblicazione del mio post di questa mattina il Presidente del Nuovo Imaie, Andrea Micciché, mi ha appena indirizzato la lettera che pubblico, in versione integrale, qui di seguito per rappresentare la propria posizione sulla situazione venutasi a creare ed invitarmi a cercare, in altre direzioni, le cause del ritardo e gli interessi occulti che potrebbero aver influenzato o rallentato l’azione di Governo.

L’obiettivo di questo blog è, sin dall’inizio, raccontare, cercare di capire e stimolare dibattiti, prendendo posizione ma distinguendo le mie opinioni dai fatti.

Ben volentieri, dunque, pubblico la lettera del Presidente Miccichè nella speranza che valga ad alimentare un dibattito del quale c’è un grande bisogno e, soprattutto, a far comprendere al Governo la situazione venutasi a creare in ragione dei metodi e tempi – inaccettabili quali che ne siano state le reali ragioni – con i quali si sta procedendo all’attuazione di una liberalizzazione annunciata quasi un anno fa.

Segue il testo della lettera della quale ringrazio il Presidente del Nuovo Imaie.

Questo spazio, naturalmente – grazie all’editore – rimane aperto alla prosecuzione del dibattito ed alla pubblicazione di ulteriori contenuti.

Liberalizzazione diritti connessi degli artisti: solo per fare chiarezza

Caro Guido,

ho letto il tuo articolo pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 13 novembre 2012, ove hai affermato che, nella stesura della bozza di decreto di attuazione dell’art. 39 della legge sulle liberalizzazioni, il Governo avrebbe optato per il “solito metodo del segreto delle bozze ufficiose … trasmesse ai soliti amici e gli amici degli amici” con una stesura definitiva che “conterrebbe una serie di previsioni destinate ad ostacolare i nuovi concorrenti ed a privilegiare l’IMAIE, ex monopolista di fatto del mercato, sottraendolo al rispetto delle medesime regole”.

Parrebbe di capire, stando a quanto lasci intendere, che il Nuovo IMAIE avrebbe concentrato sul Governo una pesante opera di lobby, sì da indurre lo stesso a prevedere regole in grado di minacciare l’ingresso di nuovi competitor.

A tal riguardo mi pare opportuno precisare quanto segue:

a) se metodo segreto vi è stato nella stesura della bozza di decreto è certo che il Nuovo IMAIE non ne è stato né l’artefice né il protagonista, ma, semmai, lo ha subito;

b) sono certo, perché riferitomi dai diretti interessati, che i competitor che intendono affacciarsi nel mercato della intermediazione dei diritti connessi, hanno in mano le bozze del decreto nelle loro varie stesure, mentre il Nuovo IMAIE ha appreso del (presunto) contenuto del decreto solamente leggendo il tuo articolo e l’allegata relazione estesa dalla IBL, essendosi limitato a ufficializzare la propria posizione con atti formalmente inviati alle autorità e senza intrattenere con le stesse alcun rapporto diverso da quello istituzionale;

c) è certo che il Nuovo IMAIE abbia cercato, da quasi un anno, di avere un incontro pubblico con le associazioni che si propongono di svolgere attività concorrenziale all’istituto, per cercare di affrontare le problematiche connesse ad un mercato “liberalizzato”, al fine di individuare soluzioni condivise, alla presenza delle competenti autorità; ed è altrettanto certo che la principale associazione di artisti che tanto inneggia alla trasparenza ed al diritto di essere informati di tutti gli appartenenti alla categoria degli artisti (mi riferisco all’associazione 7607) si sia inopinatamente rifiutata di partecipare a qualsiasi confronto pubblico, per ragioni che non sono state spiegate ma che si possono facilmente intuire;

d) non conosco le ragioni che hanno indotto la Presidenza del Consiglio a ritardare l’emanazione del decreto, ma posso intuire la difficoltà in cui essa versa dopo che il Parlamento ha – ritengo troppo frettolosamente ‐ “liberalizzato” un settore, senza minimamente aver prima avviato una consultazione o un confronto con i diretti interessati, come sarebbe accaduto in qualsiasi altro paese europeo.

Una ultima considerazione: perché denunciare il colpevole ritardo nella approvazione del decreto in questione e non spendere una sola parola sul ritardo nella adozione, da parte del Governo del “decreto di riordino del diritto connesso” di cui all’art. 7 della legge 100 del 2010, fondamentale per garantire il pronto pagamento dei compensi degli artisti da parte degli utilizzatori ?

Avv. Andrea Miccché – Presidente Nuovo IMAIE