“La politica è azione per il bene comune”. La scritta al neon occupa la parete all’ingresso dell’ufficio di Roberto Formigoni al 35esimo piano del grattacielo della Regione. Dalla scrivania semicircolare il governatore “controlla” la Lombardia, il regno che appena un mese fa sembrava crollargli addosso e invece non l’ha travolto. Tutti a casa, tranne lui. Accetta di farsi intervistare dal Fatto, “il giornale che mi ha più attaccato scrivendo falsità”. L’accoglienza è ottima.

Quali falsità?
La magistratura fa il suo mestiere: segue delle ipotesi di reato. La stampa ha dato per certi reati che erano solo ipotetici e ha pubblicato documenti secretati e in alcuni casi sono stati falsificati e questa è testimonianza di un clima incivile e barbarico nel quale viviamo in Italia.

Addirittura…
Voi e Repubblica avete preso dichiarazioni secretate di Daccò e le avete pubblicate ritagliandole e facendo dire cose diverse.

Riportiamo i fatti. Alcuni degli arrestati hanno detto: “Dobbiamo tutto a Formigoni, le delibere le scrivevamo alla Maugeri”. 
Assolutamente no. Anche questi sono verbali secretati e sono delle affermazioni fatte da signori da tempo in galera, hanno detto balle. L’ho già detto.

Ha fatto voto di castità e povertà. In cosa consiste?
Sono i consigli evangelici che ciascun cristiano è tenuto a rispettare. Sono concetti ben conosciuti all’interno della Chiesa. Il vostro è un giornale laico, accontentavi di questo.

Per una villa in Sardegna ha versato un milione di euro. Stride con il voto di povertà?
No, affatto. Ho prestato i risparmi di 44 anni di vita professionale a un amico carissimo che si chiama Alberto Perego, da anni cagionevole di salute per cui il medico gli ha consigliato di smettere la sua attività e cambiare clima.

Tra pochi mesi lascerà la Regione, cosa farà?
Non intendo ritirarmi a vita privata. Sarò protagonista di questa transizione e parte attiva nell’individuazione del candidato e dello schieramento che possa garantire l’eccellenze che abbiamo costruito. L’uomo ha un nome: Gabriele Albertini, è in sintonia con i mondi che io stesso ho rappresentato e che sono il nerbo della società lombarda. Una sua lista civica che invita i partiti a sostenerlo. La Lega se vuole è benvenuta, ma il candidato è lui.

Dovrà affrontare Ambrosoli.
Che non rappresenta i moderati, è un buon avversario ma non impensierisce.

E lei si impegnerà nel Pdl?
Faccio già parte del gruppo che con Alfano ha lavorato per costruire il nuovo Pdl.

C’è spazio anche per Fini?
Meglio non tornare indietro. Ora dobbiamo individuare un candidato con le primarie e scrivere il programma. I punti sono i nostri tradizionali: famiglia, impresa, sussidiarietà.

Si candiderà alle primarie o no?
Ho legato il mio appoggio ad Alfano ad alcune condizioni. Quattro punti: questione settentrionale, senza il Nord non c’è l’Italia; ancoraggio ai principi , ai valori della vita e della famiglia; democratizzazione del Pdl: il partito va rifatto da cima a fondo; il Pdl deve dotarsi di una centrale culturale. Ho chiesto ad Alfano di darmi garanzie forti, chiare, pubbliche su questi punti. Se arriveranno in pochi giorni avrà il mio sostegno.

Altrimenti si candiderà lei?
Certo è possibile. Deciderò in settimana.

La voteranno? Non si sente responsabile di quanto accaduto?
Abbiamo migliorato il livello dei nostri servizi e tutti gli atti della Giunta sono corretti. Certo se avessi avuto strumenti conoscitivi della magistratura non avrei messo in giunta Zambetti e mi sarei opposto alla candidatura di alcuni altri.

Tra indagati e arrestati… chi?
Guardi le persone che non ho confermato nel 2010. Su Zambetti mi sono già pronunciato, non lo volevo in giunta.

Garantito da Rotondi?
Ribadisco e confermo.

Appalti, tangenti, voto di scambio. Non si è accorto di niente?
Omissione di vigilanza? No, ho messo in piedi una serie crescente di strumenti di controllo. Non sono stato uno sprovveduto. E comunque salviamo il principio di innocenza.

Certo, anche per lei…
Io non ho niente da nascondere né ho nascosto nulla.

Eppure ha perso il sostegno di Cl.
Affatto. Credo di essere stato sottoposto a un bombardamento mediatico più massiccio di quello riservato a Berlusconi, avete visto come ho reagito. Per far politica ci vuole un fisico bestiale, ci vuole un sistema nervoso d’acciaio e bisogna essere sicuri degli amici: io non ho mai dubitato di Cl come Cl non ha mai dubitato di me.

Insomma è tutto falso. 
Chiaro. Dopo Berlusconi si sono attaccate diverse esperienze di democrazia partecipata. Si sono affamati i comuni, stroncate le province, azzerate le regioni. Si doveva colpire la Lombardia, l’esperienza del centro-destra più importante dopo il governo, per di più guidata da un cattolico, per di più ciellino, per di più efficiente, cazzo.

Ma riconoscerà almeno che tra lei e Berlusconi non ci sono mai stati dei buoni rapporti?
Siamo due persone molto diverse. Come cultura e filosofia politica, modo di governare e come risultati. Ma il rapporto è sempre stato corretto.

Avete perso governo e regione.
Nonostante le tonnellate di fango che mi sono state buttate addosso la metà dei lombardi confermerebbe il suo voto a Formigoni.

da Il Fatto Quotidiano, 11 novembre 2012