Secondo gli analisti cinesi ha il passo del politico di razza, le giuste connessioni, ottimi contatti e raccomandazioni. Unico neo: è una donna. Si tratta di Liu Yandong, unica rappresentante dell’altra metà del cielo tra i 25 del Politburo. Se fosse eletta tra i sette dell’Ufficio Politico al termine del Congresso, il 14 novembre, sarebbe la prima donna a raggiungere la commissione permanente, il più alto organo politico del paese. Anche se è considerata una previsione azzardata , “la porta non è chiusa”, ha detto Cheng Li, esperto di politica cinese alla Brookings Institution. A dire il vero, però, gli ultimi rumors la danno fuori.

Si dice che sia nell’ambito dei favoriti del vecchio e ancora potente Jiang Zemin, pur essendo una “principina”, perché figlia di un vecchio rivoluzionario e aver scalato le vette della Lega dei Giovani Comunisti, feudo politico del Presidente uscente Hu Jintao. Nel 2011 fu su tutte le cronache dei media cinesi, perché fu la prima politica a complimentarsi con un telegramma pubblico con la tennista Li Na, fresca vincitrice del Roland Garros. In realtà Liu ha anche lavorato in settori relativi all’educazione e ha partecipato alla stesura delle manovre economiche – fondamentali per la tenuta del paese – nel 2008. La sua probabile bocciatura per entrare nell’organo che determinerà la politica cinese, evidenzia il limite delle quota rosa in Cina: ad oggi nelle trentatrè regioni cinesi, sono donne solo il segretario di Partito del Fujian e il governatore dell’Anhui. Le altre 64 cariche sono tutte ricoperte da uomini. E solo il 21 percento dell’Assemblea nazionale del popolo, il “parlamento” cinese, è donna.

La carriere di Liu è dunque nelle mani del Congresso, per la cui sicurezza è stato messo il divieto a parecchie attività. Intanto è da registrare un attacco hacker a molti account Twitter di attivisti e giornalisti stranieri, compreso quello di chi scrive, mentre hanno destato stupore alcuni divieti come ad esempio quello relativo ai voli degli elicotteri giocattolo o dei piccioni. Come ha sottolineato il Telegraph, “a differenza di quanto possa sembrare, i piccioni, spesso allevati per hobby in Cina, sono stati utilizzati come strumento di sovversione in passato”. Alla fine degli anni Novanta, ad esempio, i dissidenti hanno rilasciato piccioni che portavano slogan anti governativi scritti su nastri legati alle zampe degli animali nel sud della Cina. La Beijing Carrier Pigeon Association ha fatto sapere in una nota online che due gare annuali autunnali, originariamente in programma durante il congresso, sarebbero state rinviate fino a dicembre. “E non ha specificato perché”, ha concluso il Telegraph.  

Divieti anche per i tassisti: in alcune auto sono state tolte le maniglie dei vetri, in modo da evitare la possibilità di lanciare manifesti di protesta, in vicinanza a luoghi considerati sensibili. I tassisti sono stati inoltre invitati a non accettare le “corse” di eventuali petizionisti, persone che arrivano a Pechino da luoghi sperduti del paese per presentare le rimostranze ai governanti. Le autorità hanno vietato anche alcune parole nella canzoni trasmesse in televisione: proibiti i canti con la presenza delle parole “morte”, “morire”. Come ha testimoniato il compositore Gao Xiaosong, sul suo Weibo, il twitter locale, “queste parole sono considerate sfortunate”. Secondo Amnesty International nel Regno Unito, sarebbero almeno 130 le persone arrestate da settembre in previsione del Congresso. Come in ogni approssimarsi di eventi pubblici le autorità arrestano o pongono ai domiciliari persone considerate pericolose per lo stato e il governo. Anche questo è Shibada, ovvero il Congresso del Partito Comunista Cinese.

di Simone Pieranni