Fra i tanti libri che leggo, che mi prestano, che mi vengono recapitati, mai troppi, poiché non c’è mai un “troppo” nella pratica della lettura, soprattutto in questi tempi barbarici, ho cercato di definire un percorso, assolutamente non esaustivo, di quelli che potrebbero rappresentare la crisi e il male del mondo contemporaneo.

Un’indagine storica, antropologica, filosofica e teologica, che ribalta la versione tradizionale sull’origine dei mercati e parla di capitalismo corrotto, ma anche di chi l’ha ispirato e sostenuto. Si tratta di Debito. I primi 5.000 anni (Il Saggiatore), scritto da David Graeber, teorico e fondatore di Occupy Wall Street, il movimento di contestazione pacifica che denuncia gli abusi del capitalismo finanziario, e che, nel settembre 2011, è stato l’anima dell’occupazione dello Zuccotti Park a New York. In uno stile colloquiale e diretto, l’autore dimostra come l’istituzione del debito sia anteriore alla moneta e come da sempre sia oggetto di aspri conflitti sociali. Nel testo vengono analizzati gli ultimi cinquemila anni di storia, con il continuo alternarsi di fasi di moneta aurea e moneta creditizia, fino ad arrivare alla crisi attuale, nata dall’abuso di creazione di strumenti finanziari da parte delle grandi banche deregolamentate.

Jacopo e Mara, i giovani protagonisti di Crisalide (Compagine Edizioni), opera prima di Amalia Estremi, della crisi cercano di farne la loro speranza per il futuro. È la storia di un incontro, dell’unione di due mondi diversi, uniti in qualche modo dal precariato che attanaglia le nuove generazioni. Il testo sembra suggerirci che siamo tutti crisalidi che aspettano di diventare farfalle, ma sta a noi trovare le modalità della trsformazione. Originale e intenso il modo in cui i due ragazzi trovano la loro strada, una coppia di antieroi vitali e mobili, che si muovono con modalità inedite nel panorama narrativo nostrano.

Anche nei brevi racconti di Sgualciti dalla vita, opera d’esordio di Niccolò Agrimi (Stilo Editrice), emergono personaggi che sono perfetti antieroi contemporanei. Uomini e donne cinici, disincantati, paradossali. Nonostante si possano leggere in modo autonomo, staccati l’uno dall’altro, in realtà questi racconti compongono un quadro d’insieme che è contemporaneamente rappresentazione della società e fisiologia del destino individuale. Come scritto esaustivamente dal suo editore “Niccolò Agrimi scava nelle profondità viscide putrescenti dell’umanità e ne viene fuori con un sorriso amaro e una sconsolata alzata di spalle. Anonimi, reietti, amanti delusi, vittime e carnefici, i suoi personaggi sbattono la faccia contro la realtà raggirati da un fato maligno, beffardo, e ciascuno adotta una strategia diversa per giungere al termine del match: rispondere colpo su colpo o esporre il viso sino a perdere coscienza. Senza infingimenti né orpelli retorici, il suo stile è crudo, provocatorio e drammatico al punto da lambire talvolta il grottesco e strapparci un ghigno, quello del condannato a vivere”.

La crisi è anche orrore. Due episodi di cronaca nera tra i più recenti e famosi, gli efferati omicidi di Sarah Scazzi e di Yara Gambirasio, hanno in qualche modo ispirato Elena Girardin, che nel suo breve romanzo noir Favola di paese (Edizioni La Gru) narra la misteriosa sparizione di una ragazzina della quale, proprio come è accaduto a Sarah e a Yara, non si sa più nulla. Corredato dalla prefazione di Matteo Righetto, il testo racconta le atmosfere cruente e torve di una provincia insana a cui i massmedia ci hanno rimpinzato a dovere. Con un occhio al filone pulp (Elena Girardin è tra le fondatrici dell’Associazione Culturale Sugarpulp), il romanzo si snoda veloce e adrenalinico fino a un disperato epilogo che si nutre dei peggiori incubi della realtà contemporanea.

E maestro di questi incubi globalizzati è Alexandre Bergamini, autore dell’originale e pulsante Sangue dannato (Barbès Editore). Un romanzo che diventa poesia e reportage, dove intimo e collettivo si confrontano, si plasmano, si attraggono e si respingono. L’autore raccontando la propria storia personale analizza la storia dei primi trent’anni di AIDS, incrocia la propria vita con la ricostruzione del delirio di morte e di devastazione che ha colpito gli esseri umani considerati colpevoli di essersi ammalati: le politiche sanitarie e di comunicazione dello Stato francese, del Vaticano, dell’OMS e di molte altre istituzioni, lo sfruttamento del virus da parte delle case farmaceutiche, le viltà e le colpe, con precise e documentate accuse. E attraverso se stesso e il suo percorso, Bergamini racconta la Francia, l’Italia fascista e omofoba, il turismo sessuale, il mondo della violenza e della prostituzione, e aprendo le porte della propria esperienza, narra con una sincera e finora inedita verità il mondo omosessuale, l’esplorazione del sesso, il perdersi nella promiscuità e nella violenza.