Il 20 ottobre a Macao, Milano, alla Agorà per il Reddito sono emerse idee e proposte interessanti mentre il dibattito sul reddito garantito comincia a conquistare attenzione sui media e nella politica, ovviamente con non poche contraddizioni. Se ne parla dicendo tutto e il contrario di tutto, invece serve chiarezza per rilanciare con forza la proposta nell’arena politica.

Come? L’agorà è una scelta: volevamo una piazza, uno spazio aperto di confronto e condivisione per liberarsi da paraocchi, pregiudizi e posizionamenti politici ed entrare nel merito delle questioni. San Precario da anni ragiona su come uscire dalla precarietà, partendo dalle esperienze e dalle vite delle persone precarie. Allora, che cos’è questo reddito? Secondo le parole uscite dalla agorà, il reddito è difesa, del tutto legittimo in un momento di impoverimento e disgregazione tanto pesanti:  difenderci dallo sfruttamento, dai precarizzatori. Per uscire dal ricatto bisogna poter scegliere. E i lavori di merda chi li farà? Chiaro, dovranno essere pagati di più.

Molti lo hanno visto anche come attacco: per riprendersi quello che ci viene tolto, per re-distribuire la ricchezza che precari e precarie producono. Le parole più usate? Libertà, giustizia, conflitto, azione, futuro, tranquillità, possibilità di programmare, di seguire i propri desideri, possibilità di azione, e di ripensamento del modo con cui si produce e si distribuisce la ricchezza.Una battaglia culturale? Certamente sì: è fondamentale uscire dalla gabbia ideologica che lega i diritti al lavoro, o come si dice in politichese, serve uscire dal paradigma lavorista.

Quindi il reddito non è una misura assistenziale, e deve essere ben considerato il pericolo  di instaurare meccanismi di controllo statale e disciplinamento che andrebbero a ridurre le possibilità di conflitto. Per questo il reddito deve essere incoindizionato e universale, per i residenti migranti inclusi, perché è uno dei nuovi diritti, in un nuovo modello di welfare anche ripensato in funzione dei diversi territori. Tutto bello, ma non sarà una utopia? Come lo si ottiene? In altri paesi esiste, ma sono diversi dal nostro: in Italia abbiamo le mafie, il lavoro nero, l’evasione fiscale… E poi: ci sono i soldi? Quindi dobbiamo affrontare la questione del debito, occorrerà un audit, dobbiamo ripensare a livello metropolitano, reddito più servizi come mobilità sostenibile e gratuita, sostegno per l’affitto, accesso a formazione e conoscenza.

Chi ha responsabilità politiche nelle istituzioni oggi, venerdì 26 ottobre, viene chiamato a dare delle risposte su tutto questo, perché argomenti la propria posizione, ma tenendo conto delle richieste dei precari.Non una passerella dunque, ma un confronto vero. Siete tutte e tutti invitati a partecipare al confronto tra San Precario e la politica oggi alla Casa della Culturaalle 21 a Milano.