Un’autostrada a pedaggio, un “corridoio integrato intermodale” – secondo la dicitura formale – che collegherà l’A12 alla Roma-Latina e che attraverserà zone con vincoli archeologici e paesaggistici e taglierà in due alcuni quartieri dei più popolosi della Capitale: Tor de’ Cenci, Tre Pini, Vitinia e Torrino-Mezzocammino. Costo complessivo: 3,2 miliardi di euro. Dei quali decine già spesi dallo Stato per un’opera che nel primo tratto, la bretella che collegherà la Roma-Civitavecchia alla futura Roma-Latina, procurerà un forte impatto ambientale e sociale. Se l’autostrada che nascerà taglierà in due i quartieri, allo stesso tempo ha moltiplicato per due il costo, per certi versi.

Per costruire questa sorta di raccordo tra l’A12 e la (nascitura) Roma-Latina sono state create infatti due società distinte, con conseguente spesa per i due consigli d’amministrazione. La Regione Lazio nel 2004, amministrazione Storace, dà infatti mandato ad una società, l’Arcea Lazio Spa, di gestire progettazione e gara. Tuttavia l’Acer, l’Associazione Costruttori Edili Romani, fa ricorso alla Corte di giustizia europea poiché Storace non avrebbe potuto dare in assegnazione diretta, senza bando, l’intera gestione dell’opera all’Arcea, società a capitale misto pubblico-privato. L’Acer vince, ma nel frattempo Marrazzo diventa il nuovo presidente di Regione. Così viene costituita nel 2008 Autostrade del Lazio, società a capitale misto Regione-Anas, il cui presidente, peraltro, attualmente è Luigi Celori (già consigliere regionale del Pdl e tuttora consigliere comunale a Pomezia).

“L’Arcea – spiega Gualtiero Alunni, portavoce del Comitato cittadino No Corridoio – con una quota di capitale pubblico pari al 51% è rimasta in vita sovrapponendosi all’Autostrade del Lazio fino a dicembre 2011, con costi doppi per la Regione Lazio che ha pagato due cda. La Regione solo per AdL, per quattro anni, ha sborsato oltre 800mila euro per pagare i costi degli amministratori, pur in una sostanziale assenza dell’esplicazione fattiva del loro mandato. Un pastrocchio che minaccia ancora le casse dello Stato, perché gli azionisti privati dell’Arcea hanno sfilato già 43 milioni di euro alla Regione vincendo un ricorso al Tar ed ora, non soddisfatti dell’indennizzo, hanno fatto ricorso al Consiglio di Stato: sono in ballo circa 800 milioni pubblici”. “Uno spreco di soldi inconcepibile che è già iniziato – denuncia Alunni – visto che si sono spesi circa 100 milioni di euro e ancora non è stato fatto nulla. Solo 45 milioni sono stati pagati dalla Regione per i tre progetti presentati”. Secondo il comitato anziché spendere miliardi per fare un’autostrada, a pagamento, si potrebbe semplicemente ampliare e mettere in sicurezza la Pontina, sul percorso della quale si sovrappone l’autostrada (costringendo i pendolari a pagare un pedaggio).

Nei giorni scorsi centinaia di residenti sono scesi in strada, sfilando nei quartieri che saranno coinvolti dalla realizzazione dell’autostrada. “Le uniche piccole opere benefiche rispondenti agli interessi delle comunità locali, risiedono nella riduzione dei flussi- chiarisce Alunni – ma questo si può fare solo pianificando un’alternativa intermodale ecocompatibile. Noi l’abbiamo fatto. Come comitato, insieme al professor Antonio Tamburrino, docente universitario di Economia dei Trasporti, abbiamo presentato, circa due anni fa, un progetto di metropolitana leggera Roma-Pomezia-Ardea alla Regione e al Ministero delle Infrastrutture ma non siamo stati ascoltati”. Neanche i Radicali, Fds e Verdi, che hanno presentato numerose interrogazioni in Regione sulla vicenda, hanno ottenuto una risposta. 

Eppure, secondo i residenti, la realizzazione di questo corridoio, provoca uno stravolgimento dell’area: “Centinaia di ettari di terreni espropriati, abbattimento di decine di case, lo sventramento del Parco di Decima-Malafede, nel forte impatto sulla Riserva del litorale Romano, sull’interferenza con due siti d’interesse comunitario e altrettante aree archeologiche, nella chiusura di aziende agricole e non solo”. Una storia simile a quella che sta avvenendo in un’altra zona di Roma, dove sta per sorgere una sorta di “raccordo bis” per collegare Fiumicino all’A1.