Inca. Origine e misteri delle civiltà dell’oro“. Un titolo che è tutto un programma, soprattutto se letto a posteriori nell’ambito della vicenda di mostre e quattrini che sta tenendo banco da settimane in quel di Brescia. Sembrerebbe infatti che, dopo la scoperta della super cresta da oltre mezzo milione di euro sulla mostra “Matisse. La seduzione di Michelangelo, il Comune di Brescia si sia insospettito, cercando di andare a fondo della storia per capire se l’organizzatore della mostra (la società trevigiana Artematica) avesse tenuto lo stesso comportamento anche in altre occasioni. Per trovare conferme sulle proprie perplessità il Comune ha fatto partire una richiesta alla Siae, che nei giorni scorsi ha fornito una dettagliata relazione sugli accessi certificati alla mostra sugli Inca organizzata da Artematica al museo bresciano di Santa Giulia dal 4 dicembre 2009 al 27 giugno 2010.

In buona sostanza il Comune ha fatto in queste settimane ciò che non era stato previsto ai tempi del contratto, ovvero si è fatto consegnare un documento inequivocabile capace di certificare gli accessi ufficiali alla mostra. Un dettaglio non da poco dal momento che, stando al contratto, dal numero di accessi dipendeva una quota significativa del pagamento ad Artematica. Pagamento che era stato effettuato, sia nel caso della mostra su Matisse che nel caso di quella sugli Inca, sulla base di un’autocertificazione del numero di visitatori.

Dalla relazione risulta che il totale dei visitatori certificati dalla Siae è di 207.854, di cui 194.015 paganti. La società Artematica, organizzatrice dell’evento, ne aveva invece dichiarati 273mila: “A termini del contratto stipulato dalla Fondazione Brescia Musei con Artematica nel caso di visitatori paganti inferiori a 200 mila ma superiori a 150 mila, era prevista una riduzione del corrispettivo di 250 mila euro oltre Iva”. 250 mila euro che si aggiungono ai quasi 600 mila già indebitamente incassati in occasione della mostra di Matisse, che portano il conto vicino alla soglia del milione. Una cifra non da poco per il bilancio di una fondazione museale.

Così a fronte di questa nuova scoperta emersa dalla relazione della Siae, ieri è stato lo stesso Comune di Brescia a mettere le mani avanti annunciando di aver deciso di denunciare Artematica anche per il ‘caso Inca’. Giovedì mattina i rappresentanti del Comune hanno depositato formale denuncia alla Procura della Repubblica ed hanno segnalato la circostanza anche alla Fondazione Brescia Musei “affinché – si legge in una nota diffusa dall’amministrazione comunale – questa possa predisporre le opportune azioni in sede civile e penale, tese al recupero della somma dovuta”.

Al momento la possibilità che Fondazione Brescia Musei possa rientrare in possesso del maltolto è ritenuta decisamente esigua. La società Artematica è stata infatti messa in liquidazione con un bilancio in rosso, resta da sperare che il modus operandi non sia stato applicato anche alle altre mostre organizzate nel corso degli anni in tutto il nord Italia.