“Ti dicono di andare in guerra ma non ti danno l’elmetto né altri strumenti per difenderti”. Sono le parole con cui Milena Gabanelli ha commentato a caldo l’emendamento dell’ex sottosegretario del governo Berlusconi, Giacomo Caliendo e che,  se dovesse passare, renderebbe “nulle” tutte le clausole contrattuali che prevedano che l’editore tuteli il giornalista accollandosi le conseguenze economiche delle sanzioni in seguito al lavoro giornalistico.

L’emendamento è stato ribattezzato “ammazza Gabanelli” perché, qualche tempo fa, proprio la conduttrice di Report rischiò il mancato rinnovo contrattuale di tale clausola.

Tuttavia, come giustamente spiega l’attento giornalista napoletano Ciro Pellegrino, questo emendamento andrebbe denominato “anti inchieste” perché in realtà “frega soprattutto i giornalisti precari, senza padrini e protettorati”.

Se pertanto questa norma dovesse passare rischieremmo seriamente di non poter più vedere in televisione le inchieste firmate dai vari Iacona, Formigli, Santoro, Lucarelli, Gabanelli… (che senza una adeguata copertura non potrebbero andare in onda) ma anche di non poter più conoscere le inchieste su temi come criminalità e corruzione realizzate da quelle migliaia di free lance che oltre a un compenso tutt’altro che equo, e a rischiare la propria pelle in terre di mafia, ‘ndrangheta e camorra (al nord come al sud) sarebbero costretti, senza la certezza di una tutela assicurativa da parte dell’editore, a forme di “autocensura preventiva“.

Per questo vi invitiamo a firmare l’appello, che abbiamo chiamato simbolicamente “Giù le mani dalla Gabanelli e dall’articolo21 della Costituzione” affinché sia respinto questo nuovo bavaglio, questa ennesima intimidazione alla libertà di espressione che è, purtroppo, una delle tante varianti delle liste di proscrizione che hanno vergognosamente segnato l’ultimo ventennio.

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