Dunque, nel nostro piccolo paese, quando si chiede agli artigiani anziani se, a bottega, hanno degli apprendisti, immaginerete che questa è, per loro, una domanda cruciale. Ma forse ancora più cruciale, nella prospettiva che abbiamo detto, è la domanda se in paese vi siano apprendisti. Sembra più semplice e più generale, ma in realtà la risposta a questa domanda, forse proprio perché è più generale, risulta più complicata di quell’altra. Dato che non solo mette in gioco la possibilità e capacità del singolo mastro di avere apprendisti, ma costringe il mastro stesso a vedere la sue opera in un quadro più ampio e condiviso. E a considerare soprattutto, per esempio, se da parte dei giovani del paese vi sia o no…disposizione.

È chiaro che tutto questo non accade nel vuoto, e che il paese di cui ci occupiamo non è fuori dal mondo. Anche qui i giovani guardano la Tv. Si accorgono magari di avere nuovi bisogni. E magari nuove (e non sempre legali) maniere per soddisfarli. La tentazione di partire, dopo una breve o lunga scolarizzazione o in vista di questa, è senza dubbio forte. Ma ci sarebbe anche una certa voglia di rimanere. Per non perdere proprio quel tessuto di relazioni, quella seconda-natura (che forse, anche a dei giovani “moderni”, ha qualcosa da dire). In fondo in paese non ci sono solo gli anziani … almeno fino a che gli amici (quelli della loro età o di un anno o due più grandi) non decidono di andarsene; per inseguire altri modelli (legali o meno che siano) o per tentare quelle che possiamo interpretare come scorciatoie (alcune legittime, altre no). Ma in fondo poco importa, ai fini del nostro discorso.

Quello che importa invece è che gli stessi anziani non possono e non vogliono pretendere che il loro “modello di vita” debba per forza durare anche per le generazioni future. Anzi spesso pensano che i giovani debbano avere diritto a qualcosa di “meglio”. E, infatti, i giovani del paese sono più o meno tutti scolarizzati. Ma gli anziani che praticano un mestiere (che hanno un sapere) si rendono conto anche che nessuna continuità, in qualsiasi senso la si intenda, sarà mai possibile se passa per la pura e semplice distruzione di ciò che essi (bene o male) hanno, nel tempo e con fatica, costruito.

Perciò la cosa che stupisce è che, quando si chiede agli anziani se in paese vi siano apprendisti, essi rispondono che sì, gli apprendisti ci sono, ma “non sono gli apprendisti di una volta”.

Questo “una volta” va interpretato. Infatti, nell’esperienza di un mastro anziano c’è una pratica dell’apprendistato che non si interrompe mai. Anche adesso che è mastro, rimane, in un certo senso, sempre apprendista. Anche dopo che il suo mastro anziano se n’è andato. Proprio perché ha una bottega da mandare avanti. Ed è chiaro che, in un mestiere che sia davvero tale, non si smette mai di imparare… dal mestiere stesso. Perciò questo “una volta” significa che, per un “mastro anziano”, è difficile riconoscere nei giovani del paese di oggi la stessa disposizione nei confronti della pragmatica del mestiere che ha mosso (e muove) quelli della sua generazione.

(… continua) 

…un paese, abbiamo detto (I)

…un paese, abbiamo detto (II)