Sulla carta tutto sembra regolare: certificato antimafia e il “gradimento” della Roma metropolitane – società pubblica controllata interamente dalla giunta Alemanno – per un appalto per la linea C di oltre due milioni di euro. “Una procedura assolutamente trasparente, come facciamo con ogni affidamento”, spiegano dagli uffici della Metro C spa, il general contractor che gestisce i lavori per l’ampliamento della rete metropolitana della capitale. Ma dietro la Ceapp, società di costruzione con sede legale a Marino incaricata per la realizzazione di lavori edili nelle stazioni di Gardenie e Lodi della nuova metropolitana, appaiono ombre e tanti dubbi sull’efficacia del sistema di controllo degli appalti.

Principale socio e amministratore delegato della Ceapp è Aldo Ludovisi, imprenditore di Nettuno ben conosciuto alle forze dell’ordine. Venne arrestato nel 2004 nel corso dell’operazione antimafia denominata “Appia 2”, incastrato da alcune intercettazioni ambientali disposte dalla Dda romana. Poi, dopo qualche mese, fu prosciolto, perché quell’attività tecnica fu ritenuta non sufficientemente motivata in sede di udienza preliminare. La parole registrate erano chiarissime, ma per i magistrati l’intercettazione ambientale non era formalmente valida: “Aldo Ludovisi diceva ad Antonio Gallace – si legge nell’ordinanza di custodia cautelare del 2004, che riporta una intercettazione ambientale del febbraio del 1998 – che vendeva la sostanza stupefacente in cubettini. Il Ludovisi raccontava che, in qualità di bagnino, spacciava stupefacenti all’interno dello stabilimento balneare (…) e che solo nell’ultima stagione aveva guadagnato 59 milioni di lire”. Parole chiare, ritenute però inutilizzabili dai magistrati, anche se l’interlocutore dell’imprenditore di Nettuno oggi impegnato nei lavori per la metropolitana di Roma era Antonio Gallace, esponente della famiglia di ‘ndrangheta di Guardavalle (Catanzaro) da cui proviene il capocosca Vincenzo, considerato dalla Dda di Milano il mandante dell’omicidio di Carmelo Novella.

Il nome di Aldo Ludovisi, nel 2005, era anche finito nelle pagine della commissione di accesso che portò allo scioglimento per mafia del comune di Nettuno: “Probabile prestanome della criminalità locale con numerose segnalazioni all’autorità giudiziaria”, scrivono gli ufficiali di polizia nella relazione, mettendo insieme i tanti elementi raccolti nelle diverse indagini sui gruppi criminali della costa laziale. Un’accusa pesantissima, che forse è stata valutata ininfluente da chi ha autorizzato l’appalto per la Ceapp.

Oggi Aldo Ludovisi – tra un cantiere e l’altro della Metro C – dispone di una delle più belle case del centro storico di Nettuno – formalmente intestata alla compagna – che comprende un intero blocco del borgo medioevale, con parte dell’antico camminamento chiuso da cancelli, trasformato in una terrazza con vista sul porto turistico. A seguire direttamente i lavori nelle stazioni della metropolitana di Roma è un dipendente della Ceapp, Mauro Guadagnoli, il cui padre, Rocco, è ben conosciuto alle forze dell’ordine, per i suoi rapporti d’affari con Mario Santafede, notissimo narcotrafficante condannato in via definitiva a 12 anni di reclusione dal tribunale di Roma. E’ lui – raccontano diverse fonti – a portare avanti l’azienda, anche se formalmente non ha nessuna partecipazione societaria.

A Mauro Guadagnoli la relazione della commissione di accesso ha dedicato un intero capitolo, evidenziando una serie di particolarissimi passaggi attorno a una concessione edilizia rilasciata dal comune di Nettuno. Diverse poi le segnalazioni su di lui inviate all’autorità giudiziaria per ipotesi di reati fiscali e societari. Ludovisi e Guadagnoli si conoscono da tempo, tanto che i loro nomi sono più volte associati nella relazione della commissione di accesso. Un gruppo di amici le cui fortune sono cresciute a Nettuno alla fine degli anni ’90, quando l’amministratore della Ceapp era un assiduo frequentatore del gruppo Gallace, considerata dal Ros una vera e propria ‘ndrina radicata nel Lazio, oggi in attesa di giudizio nel principale processo per ‘ndrangheta della provincia di Roma.