Dalla crisi stiamo uscendo!

Dalla crisi stiamo uscendo?

Sembra uno slogan frusto, ripetuto infinite volte con infinite varianti. Un’affermazione palesemente falsa, perché ogni volta contraddetta dai fatti. Siamo sicuri che la crisi finirà?

L’aspetto sul quale vale la pena di riflettere è la temporaneità della crisi, la sua eccezionalità, che la fa vedere agli occhi di tutti (o quasi) come un evento di durata limitata, da cui uscire presto e senza troppi danni, grazie alle misure drastiche adottate per affrontarla.

I sacrifici si sopportano meglio se sono di breve durata, se se ne vedono lo scopo e il termine nell’immediato futuro. Ma le crisi, anche quelle indotte (come è probabile che sia questa crisi economica a livello globale), non possono più essere considerate temporanee. Rappresentano uno status permanente, endemico, del mondo liquido. Ne sono, anzi, la caratteristica fondamentale, proprio per la mancanza di stabilità economica ed esistenziale che caratterizza il nostro tempo. Come si vive in una società insicura, dove prevale l’incertezza, così si vive in un sistema economico in perenne crisi, dominato da ripetuti tentativi di aggiustamento e di adattamento, che sono continuamente rimessi in discussione.

Si possono riconoscere e distinguere micro-crisi di natura nazionale, avvenute l’una dopo l’altra senza essere state percepite dai media. Alla crisi che ha portato Monti al governo e che ha determinato le misure di novembre-dicembre 2011, sono seguite, nell’ordine, una lieve ripresa (più nello spread che nella borsa), poi ancora un nuovo impulso recessivo, il rialzo dello spread, l’aumento del debito pubblico a 2.000 milioni di euro, il calo delle borse… Un’altalena contraddittoria che confonde e sconcerta, creando l’incertezza di una “stabile” esistenza della crisi. Quasi una metacrisi. Un giorno c’è, il giorno dopo si dice che ne stiamo uscendo.

È quello che sentiamo tutti i giorni come giustificazione per i nuovi tagli, ma le nuove manovre, le misure intraprese, pesanti per molti ma non per tutti, sono parole che non bastano né a proclamare un’imminente uscita dalla crisi, né tantomeno a evitare la recessione.

Dalla crisi non si uscirà mai. Siamo immersi in un’unica grande crisi, conseguente alla fine della modernità. Se ne parla poco. Inebetiti, fissiamo ancora il particolare e non sappiamo alzare gli occhi per guardare l’insieme.