“Ogni mattina, in particolar modo quando il Signor Cinc è in base Navale a Taranto, l’ufficiale in Comando di ispezione dovrà accertarsi della effettiva presenza in quadrato Ufficiali di una idonea bottiglia di spumante/champagne tenuta in fresco in riposto Ufficiali, nonché biscotti al burro e mandorle da tostare al momento a cura del cuoco di servizio addetto al Quadrato Ufficiali/quadrati Unificati”. Potrebbe sembrare un documento ripescato dagli archivi storici del Regno delle due Sicilie, se non fosse per la data che porta in calce: l’8 settembre 2012. Ossia mentre l’Italia tira la cinghia, è schifata per gli sprechi della politica, la disoccupazione ha superato il 10 per cento e chi un lavoro ce l’ha paga il 44 per cento di tasse, c’è chi usa le nostre imposte per pasteggiare con vini francesi e tartine.

PER CAPIRE di chi stiamo parlando bisogna innanzitutto tradurre dal burocratese militare la sigla Cinc. Si tratta del Comandante in capo della Squadra navale italiana, l’ammiraglio Giuseppe De Giorgi. Ossia il comandante delle navi militari del nostro Paese. Ammiraglio che lavora nella sede di Santa Rosa, sulla Cassia a Roma. Ma che spesso prende il suo bell’elicottero e fa visita alle imbarcazioni della squadriglia, dislocate nei vari porti italiani. A Taranto è ormeggiata la portaerei Cavour, che assieme alla Garibaldi rappresenta il fiore all’occhiello della Marina. Subito dopo arrivano gli incrociatori: la Francesco Mimbelli è la nave da guerra che ci interessa. Nel settembre scorso il comandante in seconda ha diramato la “Comunicazione di servizio permanente numero 17”, che alla voce “argomento” recita: “Organizzazione di bordo per la visita del signor Comandante in capo della squadra navale”. Il documento entra subito nel merito: “L’Unità dovrà essere in ogni momento in grado di gestire eventuali visite del Sig. Comandante. Pertanto la presente è tesa a strutturare una organizzazione tale da permettere di accogliere adeguatamente l’Autorità in argomento” . Poi si passa all’inchino a suon di champagne, fresco ovviamente, e biscottini al burro e mandorle.

Per non lasciare nulla al caso viene spiegata per filo e per segno come si deve organizzare l’evento, un altro paragrafo da Marina “borbonica”: “Il capo reparto logistico, avvalendosi del Capo Gamella (ossia del sottufficiale che comanda la Mensa, gamella significa gavetta, ndr) dovrà accertarsi che sia prontamente reperibile dal personale addetto al quadro Ufficiali il materiale di consumo sopra indicato”. Non sia mai che si resti senza. Quando il comandante sale a bordo scatta la chiamata. A quel punto “il personale addetto dovrà essere in tenuta di rappresentanza pronto a servire mandorle tostate e spumante/champagne” . Ma non è tutto: “La cucina dovrà approntarsi, nel caso in cui il Sig. Cinc sia in Base Navale, a preparare bruschette e pizzette calde da servire in Quadro Ufficiali”.

A TAL PROPOSITO Augusto Di Stanislao (Idv) che siede in commissione Difesa, ha presentato un’interrogazione al ministro alla Difesa, Giampaolo Di Paola, in cui sottolinea come “in periodi di estrema difficoltà economica pare esagerato tale spiegamento di forze, anche in giorni festivi, per accontentare i desideri personali del sia pure comandante in capo” e che “tali atteggiamenti per chi li riceve e chi li ordina, fanno ritornare indietro tutta la Forza armata della Marina a una cultura pre-unitaria”. Una prassi per la quale l’onorevole “ha ricevuto notizie di malumori, a vari livelli gerarchici, fra il personale imbarcato”. Quindi chiede al governo se “sia a conoscenza di altre comunicazioni di servizio, riguardo le visite a bordo da parte del comandante in capo della squadra navale che sono state emanate da altre navi. E se non ritenga di dover valutare l’assunzione di iniziative per un possibile trasferimento ad altra destinazione non operativa dell’attuale comandante in capo della quadra navale”. A fine settembre il Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, Luigi Binelli Mantelli, aveva sottolineato “la necessità di mantenere l’operatività delle forze armate pur in un periodo di ristrettezze economiche. C’è un livello al di sotto del quale non si può scendere, in materia di risorse, tagli e spending review”. Qualche idea su dove poter risparmiare c’è.

da Il Fatto Quotidiano del 6 ottobre 2012