Non si potrà vietare di tenere cani e gatti nei condomini. Via libera anche a oche, ciuchi, capre e maiali. Potranno essere vietati invece conigli, criceti e pesci tropicali. Lo dice la riforma del condominio appena approvata dalla Camera quasi all’unanimità (332 sì, un no e tre astenuti). Il ddl 4041, che punta ad aggiornare di 70 anni le norme sui condomini rimaste inalterate nel codice civile dal ’42 ad ora, affronta vari aspetti della vita nei condomini, in cui vivono ormai metà delle famiglie italiane: dagli spazi comuni alle barriere architettoniche, passando appunto per la detenzione di animali. L’articolo 16, con un testo introdotto da un emendamento del Pdl, dice: “Le norme del regolamento non possono vietare di possedere o detenere animali domestici“.

Mentre tutti, dai media alla Lav, dai politici del Pd a quelli del Pdl, esultano ed esprimono grande soddisfazione per una scelta che darà pace ai padroni di cani e gatti (7 milioni di cani e 7,4 milioni di gatti vivono con 6 milioni di famiglie italiane, dati Assalzoo 2011), c’è chi nota l’assurdità dell’articolo. Sono i veterinari della Sivae, la società italiana per animali esotici federata all’Anmvi, associazione nazionale dei medici veterinari, che con un comunicato stampa chiedono al Senato di correggere la norma.

La definizione “domestico”, infatti, è una “terminologia impropria e ridicola che rende vietabile il criceto, ammissibile la capra”. E spiegano: “La definizione ‘domestico’ non riguarda affatto la adattabilità alla vita in appartamento ma si riferisce invece a quelle specie su cui l’uomo da secoli esercita una selezione artificiale tale da renderle diverse dall’ancestrale selvatico. In questo senso sono sì ‘domestici’ il cane ed il gatto, ma lo sono anche l’asino e la capra che senz’altro appaiono poco raccomandabili come pet da appartamento. Viceversa un criceto si è appena incamminato sulla strada della domesticazione e rimane, colore del mantello a parte, virtualmente identico ai suoi ancestrali selvatici”.

A ilfattoquotidiano.it Alessandro Melillo, esperto di animali esotici della Sivae, aggiunge: “Con animali esotici si intende in veterinaria tutti quelli che non sono cani, gatti e animali da fattoria. Dalla riforma rimangono fuori tanti animali innocui, dai criceti al canarino, passando per la cocorita. Un’iguana, alcune specie di serpenti, un geco, oltre a essere assolutamente privi di elementi di nocività, sono più adatti alla vita condominiale rispetto a un San Bernardo o un Rottweiler. Persino un gatto, lasciato libero di vagare, frequenta le zone comuni di un condominio e può dare fastidio. Al contrario, posso tenere un porcellino d’India per 10 anni e il mio vicino non lo scoprirebbe mai. Con “esotico” il legislatore si immagina la tigre in salotto. Ma esiste già un regolamento per gli animali pericolosi”.

E chiede, insieme alla Sivae, che i legislatori sentano il parere tecnico dei veterinari prima di legiferare su questioni simili. Eppure, la Lav, Lega anti vivisezione, vanta di aver promosso la disposizione. “Spesso la Lav fa confusione – conclude Melillo – Non si può mettere sullo stesso piano una bambina che possiede un coniglietto e un trafficante di serpenti”.