Questa volta non vi propongo una mia opinione, ma traduco semplicemente parti di una dichiarazione di Alain Lamassoure, presidente della Commissione di bilancio del Parlamento europeo.

Fatevi voi un’opinione.

“Come negli anni precedenti, il dibattito sul bilancio Ue diventa un gioco delle parti tanto inesorabile quanto detestabile: da un lato, gli spendaccioni incontrollabili, che sarebbero la Commissione e il Parlamento europeo, dall’altro i sobri ministri, saggi amministratori dei soldi dei contribuenti. Immaginate un po’: proprio quando tutti i paesi stanno tagliando eroicamente nei loro bilanci nazionali, Bruxelles si propone di aumentare la spesa di quasi il 7%! Su quale pianeta abitano questi eurocrati incorreggibili? (…)

Come in tutti i bilanci pubblici, ci sono gli impegni di spesa e i pagamenti. Un’operazione può essere avviata solo se si è sicuri di avere i soldi: si tratta degli impegni di spesa (…). Se il processo richiede diversi anni, le prestazioni vengono pagate progressivamente.

La vera decisione politica si centra pertanto sugli impegni di spesa: una volta iniziata l’esecuzione il pagamento non è che una conseguenza tecnica, legale, contabile, inevitabile. (…) Ma poiché la crisi del debito  porta pesanti tensioni sui bilanci nazionali, negli ultimi tre anni i governi non hanno mostrato alcun interesse nel dibattito politico sul bilancio dell’Ue, lasciando i loro rappresentanti battersi unicamente per ridurre i pagamenti.

Questa è una battaglia sbagliata: i pagamenti non riflettono le scelte politiche. E’ inoltre una battaglia persa: la scadenza è solo rimandata di qualche settimana o pochi mesi. E, soprattutto, è una doppia sconfitta, per gli Stati membri così come per la politica europea. (…)

Gli stanziamenti di pagamento richiesti dalla Commissione sono semplicemente l’addizione delle richieste da parte degli Stati membri, richieste che corrispondono a spese già decise da loro e, in molti casi, già effettuate. Pertanto, gli stanziamenti di pagamento non sono “soldi di Bruxelles”, ma piuttosto “il denaro dei 27 stati membri,” diritto di prelievo che essi legittimamente esercitano nei confronti dell’Unione. Eppure, ogni anno in autunno, quando i 27 ministri delle Finanze incontrano la delegazione di 27 deputati per decidere l’importo del bilancio annuale, ogni giocatore gioca al contrario: i ministri si battono per ridurre i rimborsi cui hanno diritto, e i deputati chiedono di onorare gli impegni degli Stati! Il peggio è che tutti lo fanno in buona fede.

Come è possibile questa situazione grottesca? Semplicemente perché, nella maggior parte degli Stati membri, l’autorità che richiede i rimborsi a Bruxelles non è la stessa che negozia il bilancio dell’Unione europea. (…) Non è raro che un ministro del bilancio ignori la somma delle richieste fatte a Bruxelles dai membri del suo stesso governo. Altri hanno i mezzi per conoscerla, ma a quanto pare preferiscono non guardare troppo da vicino. (…)

Nell’autunno del 2012, questo processo aberrante ha raggiunto un apice tale da rimettere in causa le decisioni prese dal Consiglio europeo nel giugno scorso. (…) Le richieste di stanziamenti di pagamento fatte dagli stessi Stati membri e corrispondenti ad operazioni già completate o in fase di completamento sono stimati a circa dieci miliardi aggiuntivi per il solo anno 2012. Se questi fondi non sono erogati, non è il Parlamento europeo che soffrirà, né la Commissione, ma le collettività locali e i bilanci nazionali che non saranno rimborsati per le spese sostenute.

(…) Ai primi di ottobre, il Fondo Sociale Europeo è insolvente. L’Erasmus lo sarà la prossima settimana. Il programma quadro per la ricerca e il sostegno per l’innovazione lo saranno alla fine del mese. Quindi chi potrà avere fiducia nella capacità dell’Unione di onorare i suoi impegni? Né l’opinione pubblica né i mercati finanziari.

Così, i governi sono bloccati in una logica che è in contrasto con gli interessi di ciascuno e in palese contraddizione con gli impegni solenni di rafforzare la solidarietà europea e sostenere la crescita. E’ tempo di uscire da questa logica.

Per il bilancio 2013 il Parlamento ha intenzione di impegnarsi in un dibattito politico, e quindi di negoziare sul bilancio e sulle priorità politiche a partire dagli impegni di spesa. Riteniamo che per gli stanziamenti di pagamento l’onere della prova spetti a quegli stati che negano che due più due fa quattro. (…) Ognuno sarà messo pubblicamente di fronte alle proprie responsabilità.”

Disclaimer: Come riportato nella bio, il contenuto di questo e degli altri articoli del mio blog è frutto di opinioni personali e non impegna in alcun modo la Commissione europea.