Dal 2006, anno della legge 54 sull’affido condiviso, più dell’86 per cento dei figli di separati è stato dato in affido condiviso. Eppure, denunciano tutti – madri, padri e avvocati –, il condiviso è rimasto uno slogan dietro cui si nascondono ancora weekend alternati e assegni di mantenimento, esattamente come prima. Per questo a Roma hanno manifestato – divisi – le mamme e i papà separati. Le prime in piazza Montecitorio; al Pantheon i papà, insieme a movimenti femminili e trasversali come l’associazione Enzo Tortora e il Movimento Femminile per la Parità Genitoriale.

Perché non un’unica manifestazione? Le madri, che fanno capo alla rete di Bigenitorialità assente, protesteranno contro il disegno di legge – sostenuto dai padri – sull’affido condiviso, che, proposto dai senatori del Pd Poretti e Perduca, riconosce l’eventualità che un figlio sia manipolato da un genitore per emarginare l’altro. Stando all’articolo 11, il manipolatore potrà essere escluso dall’affidamento. Il ddl poi supera il concetto di “collocazione privilegiata”, promuovendo un doppio domicilio del figlio. L’eventuale casa di proprietà, insomma, non sarebbe più assegnata al genitore collocatario, che, come rivela l’Istat, è nella maggioranza dei casi la donna, anche quando la casa è dell’uomo. 

Dall’abitazione al mantenimento, passando per i tempi della giustizia, sono tante le questioni spesso ingiuste che riguardano la separazione dei genitori.

Affido condiviso? Non è diverso da quello esclusivo
Secondo gli ultimi dati Istat, i figli restano nella maggior parte dei casi con la madre: un affido condiviso, lo dicono pure i numeri, non c’è. “Con l’affido condiviso i giudici si sono inventati il genitore collocatario, e quindi la coabitazione con il genitore prevalente (la madre, come prima) relegando l’altro genitore (quasi sempre il padre) ai tradizionali pomeriggi settimanali, uno o due a secondo della magnanimità del giudice, e al fine settimana alternato” si sfoga Vincenzo Spavone, presidente Gesef, (Genitori separati dai figli), sceso in piazza con gli altri papà. La conferma arriva anche dall’avvocato Gian Ettore Gassani, presidente nazionale dell’associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani e autore de “I perplessi sposi – Indagine sul mondo dei matrimoni che finiscono in tribunale” (Aliberti Ed., 16 euro, prefazione di Paolo Guzzanti), che a ilfattoquotidiano.it dice: “La Legge 54/06 ha cambiato l’etichetta, ma il vino è sempre lo stesso”. Perché la 54 è disapplicata? “La causa sta nella “tuttologia” di molti addetti ai lavori e in una mentalità conservatrice tipica del nostro Paese” afferma Gassani. Il rischio, però avverte l’avvocato Sibilla Santoni, è che si leda “il diritto del figlio ad essere amato, accudito e cresciuto sia dal padre che dalla madre”.

La casa
Continua il presidente degli avvocati matrimonialisti Gassani: “A mio parere ciò che deve essere contestato è l’automatismo dell’assegnazione della casa coniugale alla madre. Il giudice dovrebbe decidere caso per caso. Se per esempio la moglie/madre è proprietaria di immobili non si capisce perché le deve essere assegnata financo la casa dei suoceri in violazione di un diritto costituzionalmente garantito come quello della proprietà”. La soluzione secondo Gassani: “Sarebbe opportuno, anzi doveroso, che quando la casa è in comproprietà (e i coniugi sono abbienti) che il bene debba essere venduto a terzi e il ricavato diviso in parti uguali. Purtroppo ogni separazione fa storia a sé”.

Assegno o mantenimento diretto?
Nel 2008 un uomo su 4 ha versato regolarmente denaro per l’ex moglie o per i figli. Eppure l’affidamento condiviso predilige il mantenimento diretto, non l’assegno. “Se lavorano entrambi i genitori il mantenimento diretto è possibile, ma se uno dei due è privo di occupazione tale ipotesi è insensata, pensiamo al Sud. Però il principio della contribuzione diretta mi trova d’accordo perché, mancando l’obbligo della rendicontazione delle spese, i soldi del mantenimento per la prole talvolta sono utilizzati dall’altro genitore che li riceve per esigenze proprie. E ciò è inaccettabile” afferma Gassani.

Rendiamo la separazione facoltativa”
Propone Gassani: “Andrebbe abrogata la fase inutile della separazione, o resa facoltativa come negli altri Paesi dell’Ue. L’idea che il nostro Stato imponga ai cittadini una obbligatoria pausa di riflessione prima di arrivare al divorzio, cioè una scelta personalissima, denota un paternalismo inaccettabile. Infatti attualmente in Italia per ottenere lo scioglimento del matrimonio o la cessazione dei suoi effetti civili, occorre affrontare due distinti processi con due distinte parcelle e subire anni e anni di calvario giudiziario”.