Era questione di tempo o, meglio, dell’arrivo della traduzione. Come anticipato il 25 settembre scorso da ilfattoquotidiano.it, i primi problemi con i profughi sono infatti scoppiati in mattinata a Piacenza, alla notizia che dovranno lasciare le strutture di accoglienza entro il 31 dicembre di quest’anno.

Quando, grazie a un traduttore, il titolare dell’ostello Tre Corone di Calendasco, Sergio Zaniboni ha reso noto ai suoi 21 ospiti che, a causa delle lungaggini della Commissione preposta ad accogliere le loro domande di asilo politico, entro quella data dovranno lasciare la struttura per mancanza di fondi è scoppiato il putiferio con disordini e minacce.

La reazione, finora mai avvenuta con tale violenza, ha lasciato di stucco sia Zaniboni, che le forze dell’ordine giunte sul posto dopo che la situazione stava prendendo una brutta piega.

I 21 stranieri, prevalentemente originari di paesi africani come Ghana e Zambia, hanno perso la testa e hanno iniziato ad urlare e a prendersela con il titolare dell’ostello e la moglie, apostrofandoli con male parole. Non solo, visto che  la rabbia è sfociata anche nel danneggiamento di alcune sedie e un tavolo che si trovano nella struttura di accoglienza.

All’arrivo dei carabinieri e di un agente della Polizia Municipale di Calendasco, i profughi hanno poi addirittura chiuso nel cortile gestori e forze dell’ordine. Solo dopo oltre un’ora di trattative è stata riportata la calma.

“E’ stato destabilizzante, ci sentiamo abbandonati dall’autorità” ha detto Zaniboni subito dopo la brutta esperienza vissuta, annunciando che ha presentato denuncia nei confronti di quattro stranieri, considerati i più facinorosi. Tra le accuse mosse agli stranieri, oltre alle minacce e ai danneggiamenti, anche il sequestro di persona.

Minacce che si sono tradotte, inoltre, in un biglietto affisso da un anonimo nella bacheca dell’ostello, rivolto all’incolumità della coppia di gestori se dovessero cacciarli dalla struttura. “Hanno chiuso i cancelli, barricandoli con le biciclette e hanno preso in ostaggio noi e le forze dell’ordine. E’ stato un atto intimidatorio pesante” si è sfogato il gestore.

In mattinata la notizia è arrivata ben presto sul tavolo dell’assessore provinciale ai Servizi sociali, Pierpaolo Gallini, il quale ha avuto una riunione urgente con il questore, Calogero Germanà e il prefetto Antonino Puglisi per trovare una soluzione. “II tema verrà affronto domani nel corso della conferenza socio-sanitaria” – ha spiegato Gallini – comunque esistono solo due soluzioni: rimpatrio assistito o avvio di tirocini formativi di lavoro. Anche perché, come abbiamo visto, ora si apre una questione di sicurezza”.

Dal canto loro gli stranieri non vogliono essere abbandonati a se stessi, con la prospettiva del rimpatrio, e chiedono di avere la documentazione per poter lavorare, lamentando condizioni di vita difficili e ostilità della comunità piacentina. In realtà risulta che da quando alloggiano all’ostello alcuni di loro si sarebbero resi protagonisti di furti di biciclette e oggetti dai cassonetti per poi spedirli ai famigliari in Africa.

Domani mattina, dunque, durante la conferenza socio-sanitaria (in Provincia dalle 10.30)  verrà affrontata la questione. Non solo dei profughi ospitati a Calendasco ma in tutto il territorio piacentino. Si tratta di 118 stranieri, di cui cinque bambini. In Emilia Romagna sono invece 1.700 le persone arrivate durante l’emergenza Nord Africa, con molti dei bambini che sono nati nell’ultimo anno di permanenza in Italia.

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