E’ ufficiale. A Bologna Sinistra Ecologia e Libertà annuncia il proprio no alla fusione tra Hera e Acegas-Aps, le due multiutility che in Emilia Romagna, Veneto e Friuli si occupano di acqua ma anche di rifiuti e energia. Un “no” che va a sommarsi a quello dell’Italia dei valori, che ha già espresso il proprio parere negativo. Brutte notizie per il Partito Democratico bolognese, e proprio nel Comune che con il 19% delle azioni guida il patto di sindacato che controlla l’azienda. Per non incappare in un clamoroso stop il Pd dovrà dunque cercare l’appoggio dell’opposizione di centro destra. A cominciare da Stefano Aldrovandi, ex amministratore delegato di Hera spa e artefice della quotazione in borsa della società. Aldrovandi, eletto in comune con una propria lista, ha già annunciato il proprio sì, e potrebbe quindi risultare determinante per la votazione prevista il prossimo 8 ottobre. Sempre che tutti i consiglieri democratici si presentino in aula, e che con loro voti anche il sindaco Virginio Merola.

Una situazione, quella di Bologna, che non è isolata. Nei giorni scorsi i malumori si sono trasformati in voti, e a Porretta Terme ad esempio la fusione Hera-Acegas è stata bocciata proprio dal Pd, che si è astenuto in blocco. No alla fusione anche a Predappio e a Civitella di Romagna, mentre in altri Comuni emiliani i democratici sono riusciti a far passare la propria linea anche a costo di perdere qua e là il voto di alcuni consiglieri. A San Lazzaro invece si teme per la tenuta della maggioranza, e il voto è stato rinviato al 9 ottobre, dopo quello bolognese. “Già le prime tappe di questa operazione di fusione confermano le nostre preoccupazioni – scrive sul proprio sito Cathy La Torre, capogruppo di Sel sotto le Due Torri – Come ci ha detto il presidente Hera non è stato possibile coinvolgere prima i Consigli Comunali interessati nella discussione perché l’operazione andava tenuta riservata per non falsare il mercato azionario”. Sel dunque fa propria la posizione dei Comitati per l’acqua bene comune, che da tempo stanno ostacolando in tutti i modi un’operazione che a loro giudizio privatizzerà nei fatti Hera, a meno di un anno di distanza da un referendum che invece avrebbe dovuto portare al ritorno al pubblico per tutte le società che gestiscono il ciclo idrico.

A prendere posizione contro la fusione anche i piccoli azionisti di Hera. Dopo aver bocciato un piano industriale giudicato “imprudente” e una gestione che ha portato in 5 anni ad un calo del 40% del valore degli azioni, ora Enrico Nannetti, presidente dell’associazione dei piccoli azionisti, chiede al patto di sindacato pubblico che controlla l’azienda di fermare la fusione. “Ci sembra che le cose non stiano andando nella direzione giusta – scrive Nannetti in una lettera indirizzata a tutti i sindaci emiliani – L’attuale governance non permette che le risorse in entrata (soldi delle bollette pagate dai cittadini) rimangano sul territorio (investimenti utilizzando risorse, beni e servizi locali). Ci sembra che l’attuale top management di Hera, circa cinque o sei persone al massimo, stia finanziarizzando la società, trasformandola in una conglomerata per puri motivi finanziari, in assenza di logiche industriali plausibili. Chiediamo un Vostro intervento prima che le cose arrivino ad un punto di non ritorno”.