Doveva essere un’assemblea per comunicare agli albergatori riminesi le modalità di applicazione della tassa di soggiorno, in vigore da domani, 1 ottobre 2012, nella capitale del divertimento. Invece l’incontro, a cui la settimana scorsa hanno preso parte circa 400 proprietari di hotel e alberghi infuriati, si è trasformato in una bagarre. Grida e insulti hanno accolto i tre funzionari comunali saliti sul palco per informare la categoria in merito alle modalità operative nell’applicazione dell’imposta, Patrizia Rinaldis, la presidente dell’Aia, l’associazione italiana albergatori, e anche il sindaco Andrea Gnassi, assente. Perché a Rimini “questa tassa indegna, fuori dal tempo” gli albergatori non la vogliono.

“In un periodo così disastroso per il turismo, dove abbiamo subito tutti circa un 20 – 30% di mancate presenze, la strategia di un Comune in difficoltà dovrebbe essere quella di aiutare i nostri turisti – spiegano i presenti – E invece cosa facciamo? Gli facciamo pagare una tassa”. “I turisti non pagheranno” lamenta la platea furibonda, “ci troveremo a litigare con i clienti, che l’anno prossimo andranno da un’altra parte”.

Inutili i tentativi della Rinaldis di riportare la calma in sala, ricordando che la tassa in questione “non piace a nessuno”, e che si darà battaglia perché venga abolita. E poi i clienti, aggiungono i funzionari comunali, possono anche rifiutare di pagarla. “Sì ma se lo fanno – rispondono alcuni proprietari alberghieri – dobbiamo compilare un modulo e inviarlo al Comune. Ma noi non siamo poliziotti, schedateli voi!”.

“Potevano scegliere un’altra forma, questa è il colpo di grazia per il turismo di Rimini”, lamentano i presenti in rivolta, rappresentando una categoria che in Riviera, su questo punto, è quasi del tutto unanime. Il timore principale, ovviamente, è per la prossima stagione balneare, che per gli addetti ai lavori potrebbe essere minacciata dal provvedimento. Più che una questione economica, l’imposta infatti costerà 50 centesimi a chi soggiornerà in alberghi a 1 stella, 70 centesimi per i due stelle, 1,50 per i tre stelle, 2,50 per i 4 stelle e 3 euro per i 5 stelle, versati con bonifici trimestrali, il primo entro il 16 gennaio prossimo, a spese degli proprietari d’albergo, è una questione di principio. Un segnale “sbagliato” che “chi sta seduto dietro una scrivania” invia ai turisti, scoraggiandoli nell’intento di visitare la città. Per giunta in maniera disomogenea.

“Avremmo preferito che almeno si fossero adeguati tutti i comuni, da Milano Marittima a Cattolica – spiega Piero Marini, direttore dell’hotel Le Méridien – in questo modo si crea una differenziazione dell’offerta e Rimini risulta penalizzata”. La tassa, infatti, non sarà in vigore in tutta la Riviera, e il timore è che il turista d’ora in avanti scelga di soggiornare nelle città vicine, distanti pochi chilometri, dove l’imposta non è applicata. “Non è possibile che Rimini applichi la tassa e Riccione no: ci faranno neri!”, incalzano infatti i presenti all’assemblea, all’indirizzo della Giunta, perché “Ravaioli e Melucci – rispettivamente ex sindaco, e ex sindaco facente funzioni – non l’avrebbero mai introdotta”.

“Io ho già perso due pullman di calciatori che l’hanno saputo e si spostano Riccione”, protesta qualcun altro, “io ho avvisato i clienti già prenotati e sono rimasti increduli – spiega la direttrice del Sovrana – le risposte che ci hanno fornito ieri in assemblea non sono né sufficienti, né chiare. Si è parlato di una possibile retrocessione della legge nel giro di due o tre mesi, ma sarà vero?”. “Perderemo molti clienti – spiega la direttrice dell’Hotel Duomo – perché oggi le persone sono molto attente anche nello spendere un solo euro”.

Duro, invece, il commento della Cisl di Rimini: “Certamente non avremmo voluto pure questa nuova imposta che peserà sopratutto sulle persone e non sugli albergatori – scrive il sindacato -. Siamo dentro ad una crisi profonda e se questa categoria al pari di altre nel tempo avesse dato il proprio contributo nel pagare le tasse, forse non saremmo nella situazione di utilizzare anche questa leva per salvaguardare la tenuta dei servizi e fare i necessari investimenti di cui il territorio ha bisogno. Gli albergatori insorgono – si legge nella nota – ma chi alla fine paga il conto più salato sono le famiglie e le persone, pensionati e lavoratori dipendenti che vedono con sempre più incertezza il futuro”.