Candidare Monti? E’ tecnicamente possibile, anche se è un senatore a vita. L’incarico parlamentare a Palazzo Madama non è affatto ostativo a un’eventuale presentazione di Monti alla testa di una lista per un nuovo round a Palazzo Chigi. Il contrario di quello che molti hanno sostenuto fino ad oggi. E lo scenario, dunque, cambia radicalmente.

Sembra che il premier abbia in realtà voluto affrontare la questione del suo bis per rassicurare mercati, leader stranieri e amministrazione americana preoccupatissima per un possibile ritorno sulla scena di Berlusconi. Ma soprattutto, quella di giovedì 27 settembre è stata l’ennesima occasione per tastare il terreno dei partiti e dell’opinione pubblica. Bersani, come si diceva, ha risposto subito “no grazie”. Ed è un “no” solo a Monti, ma anche all’ipotesi di una grande coalizione. Monti, però, a questo punto fa parte integrante della partita elettorale. E la sua “conferma in campo” trova consensi un po’ ovunque salvo – appunto – dalle parti del Pd. Dove l’obiettivo è quello di vincere le elezioni per governare, non certo per fare nuovamente da base d’appoggio politica ad un governo Monti bis contenente – casomai – solo qualche personaggio politico di alto lignaggio (per esempio Bersani unico vicepremier), ma comunque sempre di stampo profondamente tecnico.

Ma davvero Monti è tecnicamente candidabile, come si diceva? Pare proprio di sì. Il costituzionalista Stefano Ceccanti, senatore democratico tra i promotori del gruppo cosiddetto “dell’Agenda Monti”, spiega che non è necessario cambiare il sistema di voto per arrivare a una candidatura dell’attuale premier. E’ un particolare non da poco. Lo scenario che in queste ore molti ipotizzano, contempla come solo viatico al Monti bis il varo di una legge elettorale solo proporzionale. E, invece, non è necessario. “Anche una legge a effetto maggioritario (dunque anche il Porcellum corretto “alla spagnola” su cui si sta lavorando, ndr) è perfettamente compatibile con il Monti bis. Di più: lo è anche il Porcellum così com’è. In due casi: se ad esempio l’esito del voto restituisse la fotografia di un quadro politico senza una chiara maggioranza, con il Senato in bilico. In quel caso i partiti si presenterebbero al Colle e potrebbero indicare Monti qualche candidato premier. Ma c’è anche un altro senso in cui il Porcellum è compatibile con il Monti bis: la legge elettorale prevede infatti che liste collegate indichino il medesimo capo della coalizione. A Monti non è affatto inibito figurare in questa veste. L’unico requisito richiesto è il godimento dei diritti politici”. Quindi Monti, già senatore a vita, potrebbe essere presente nelle liste elettorali proposte ai cittadini. “Del resto – prosegue Ceccanti – credo che sia quello che si propone di fare Casini, come ha annunciato giovedì. Monti di fatto è già in campo”.

Il dibattito sulla caratura politica di una eventuale maggioranza del Monti bis è allora in gran parte superato. “Ha un senso in quanto la decisione di sostenere il Monti bis è squisitamente politica – prosegue ancora Ceccanti – ma certo sbaglia chi pensa che boicottare la riforma elettorale serva a evitare la candidatura di Monti”. Uno scenario possibile vede crearsi una “coalizione Monti” al centro, anche non alleata al Pd. Se questa raggiunge una quota di voti sufficiente, potrebbe rivelarsi decisiva per una stabile maggioranza. “Non bisogna dimenticare – è ancora l’analisi del senatore costituzionalista – che è sempre possibile che si creino maggioranze diverse alla Camera e al Senato. In quel caso la lista Monti sarebbe l’ago della bilancia. E’ chiaro allora che questa coalizione si presenterebbe al Quirinale chiedendo l’indicazione di Monti a Palazzo Chigi”.

Un Monti bis sicuro, allora? Il quadro che si va delineando in questi ultimi giorni, con la legge elettorale che farà il suo ingresso in aula al Senato la prossima settimana senza una partenza da un testo condiviso, è comunque piuttosto chiaro. Il Porcellum sarà corretto “alla spagnola”, nonostante il tentativo di blocco del Pd che vuole assolutamente un premio di maggioranza alto, e si andrà dunque verso un sistema elettorale che darà solo due possibili soluzioni di “governabilità”: o una grande coalizione da Sel all’Udc (piuttosto improbabile) o un’altra grande coalizione con dentro Pd, Pdl e Udc (come oggi) e fuori tutti gli altri all’opposizione. Chiaro, quindi, che nessun candidato premier politico potrà avere un risultato schiacciante senza un premio di maggioranza alto. E dunque Monti potrebbe diventare la carta da spendere nuovamente per il governo, seppur con una compagine di ministri di stampo più politico.

Tutto questo, ovviamente, se Monti non si candida. Se, invece, lo facesse, l’attuale premier potrebbe battezzare una lista (che, di fatto è già pronta e contiene nomi come quello dell’ex amministratore delegato del Sole 24 Ore, Ernesto Auci) e quindi raccogliere voti per poi polarizzare intorno a sé una maggioranza politica parlamentare su cui radicare il prossimo esecutivo.

Insomma, comunque la si giri, una volta sdoganata la reale volontà di Monti di “esserci” anche nella prossima legislatura, il sistema lascia molte porte aperte. Con grande scorno del Pd. Che secondo un sondaggio Swg, sarebbe oggi il primo partito con il 26,1% dei consensi, con un distacco di ben 11 punti percentuali dal Pdl (15,2%). Al secondo posto dopo il Pd ci sarebbe, però, Grillo e il suo M5S con il 19,3%. ”Il Pd è per la prima volta in crescita quest’anno – ha spiegato Roberto Weber, presidente dell’Swg – non era mai stato sopra il 26%, mentre la caduta del Pdl è tutto dell’ultima settimana, conseguente allo scandalo della regione Lazio”.

Ma il dato davvero più importante è senz’altro quello che riguarda proprio Monti; la fiducia degli italiani nei suoi confronti oggi è al 42%. Addirittura in crescita. Salire in sella al cavallo Monti e scommettere su un suo reincarico pare dunque essere davvero la moneta vincente per le prossime elezioni. Con grande dispiacere di Bersani.