Da quando è stato eletto presidente della Repubblica Islamica d’Iran, nel 2004, Mahmud Ahmadinejad non si lascia sfuggire un’occasione per sparare a zero contro Israele e Stati Uniti. Anche questa volta, il 26 settembre, a New York per l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha attaccato coloro che vogliono fermare con ogni mezzo il programma nucleare dell’Iran. Nessuna sorpresa al Palazzo di Vetro, quindi, anche per le sedie vuote che ormai accompagnano ogni discorso all’Onu di Ahmadinejad. Quello che il presidente iraniano non si aspettava era l’arresto, proprio mentre lui era all’estero, di uno dei suoi uomini più fidati: Ali Akbar Javanfekr.

Responsabile dei rapporti con la stampa per Ahmadinejad, Javanfekr è anche il direttore di Irna, l’agenzia di stampa nazionale iraniana, una sorta di megafono del governo. L’accusa per Javanfekr, condannato a sei mesi di carcere, è di aver “pubblicato informazioni che insultano la santità della Guida Suprema della Rivoluzione, l’ayatollah Khamenei”. Nello specifico, secondo quanto riportato dagli avvocati di Javanfekr, il direttore è stato incriminato e poi condannato per aver scritto in un articolo che ‘’la pratica delle donne iraniane di indossare lo chador non è legata alle tradizioni locali ma è stata importata”. Apriti cielo: toccare questo tasto è come accusare l’establishment religioso, al potere in Iran dalla rivoluzione del 1979, di sbagliarsi nell’interpretazione dei testi sacri. Negli ultimi anni sono dozzine i fedelissimi di Ahmadinejad arrestati con accuse di ogni tipo. Lo stesso Javanfekr era già incorso nelle ire degli ayatollah, ma il suo presidente era riuscito a ottenerne la scarcerazione. Uno dei casi più clamorosi, nel 2010, ha riguardato Abbas Amirifar, responsabile della preghiera presso la moschea presidenziale, una sorta di confessore privato di Ahmadinejad. L’accusa di Amirifar: aver distribuito un dvd nel quale si annuncia l’imminente ritorno del Mehdi, il messia degli sciiti, a gennaio del 2012. Altro momento di forte tensione, nel 2011, tra Khamenei ed Ahmadinejad si è registrato per l’affaire Mashaei.

Esfandiar Rahim-Mashaei, consuocero di Ahmadinejad e capo dello staff presidenziale, oltre che ministro degli Esteri ombra, viene arrestato con accuse di stregoneria. La storia è la stessa del confessore: l’avvento del Messia sciita è alle porte. Questioni teologiche che, però, mascherano un conflitto profondo che divide l’ayatollah supremo da Ahmadinejad dal 2009. La rielezione del presidente era stata la causa scatenante di violente proteste con i sostenitori dell’opposizione in piazza ad accusare Ahmadinejad di brogli. Polizia e milizie religiose si macchiarono di drammatiche violazioni dei diritti umani per reprimere il dissenso. All’epoca, Khamenei si schierò con Ahmadinejad, ma da allora qualcosa si è rotto. La questione del nucleare, in primis. L’attuale presidente è accusato dall’entourage di Khamenei di forzare troppo la mano a Israele e Usa fino a rischiare un attacco militare contro il Paese. Inoltre il sostegno a tutte le insurrezioni sciite in giro per il mondo islamico, con finanziamenti e armi, che Ahmadinejad porta avanti dal 2004, indispone Khamenei, più in linea con il suo predecessore Khomeini che non voleva esportare la rivoluzione sciita, attirandosi l’ostilità dei paesi sunniti come l’Arabia Saudita e il Qatar. La religione, in Iran, torna spesso utile anche per fini meno spirituali.