Sembra davvero il colmo ma il Governo dei Professori non riesce a inserire nella sua agenda le tanto attese disposizioni per l’attuazione dell’agenda digitale italiana.

Dopo un’interminabile sequenza di rinvii, infatti, il Consiglio dei Ministri di domani avrebbe dovuto discutere il tanto atteso “Decreto Digitalia”, contenente le disposizioni per l’attuazione dell’agenda digitale italiana.

Nella convocazione del Consiglio dei Ministri per le ore 10 di domani, tuttavia, non c’è traccia della discussione del decreto che, quindi, pare destinata ad essere rinviata ancora.

Difficile, infatti, ipotizzare che un provvedimento tanto complesso e delicato per il futuro del Paese possa essere discusso tra le “varie ed eventuali” all’ordine del giorno.

Dopo oltre nove mesi di gestazione e promesse, dopo aver istituito una “cabina di regia per l’agenda digitale italiana”, aver smantellato – in piena estate e in via d’urgenza – quattro enti pubblici responsabili dei processi di innovazione e digitalizzazione del Paese ed averli sostituiti con la evanescente Agenzia per l’Italia Digitale, il Governo sembra incapace di chiudere il cerchio e passare dalle parole ai fatti.

E’ una vicenda che ha dell’incredibile.

A nulla valgono – se non ad aggravare la situazione – le voci secondo le quali, a Palazzo Chigi, ci si sarebbe accorti che non ci sono i soldi per l’Italia digitale.

Innanzitutto non si promette, per nove mesi, una rivoluzione digitale senza prima aver messo le mani in tasca e contato i soldi e, in ogni caso, non si avviano processi irreversibili di smantellamento di enti ed Autorità esistenti se non si è sicuri di poter poi completare il processo e dare alla neonata Agenzia un direttore generale e, soprattutto, un’agenda digitale da attuare.

Senza contare che l’attuazione dell’agenda digitale non è un’opzione di Governo ma un imprescindibile obbligo derivante dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea, obbligo rispetto al quale – val la pena ricordarlo – il nostro Paese è attualmente inadempiente ed in una condizione di straordinario ed imbarazzante ritardo.

I soldi per l’agenda digitale italiana, quindi, non possono non esserci perché, se così fosse, il Governo dei professori avrebbe sbagliato i conti in modo imperdonabile.

La richiesta, a questo punto è semplice: il Governo metta in agenda, in una data non ulteriormente procrastinabile, la discussione e l’approvazione del Decreto Digitalia, riempia il provvedimento di disposizioni intelligenti e idonee a garantire al Paese l’adempimento agli obblighi assunti dinanzi alla Ue e, soprattutto, si doti della necessaria copertura economica.