E’ possibile dire di un libro – firmato da un autore celebrato, edito da una delle più grosse case editrici italiane, ben presente nelle classifiche di vendita – che è “un libro letterariamente inesistente scritto con i piedi da uno scribacchino mestierante, senza un’idea, senza un’ombra di responsabilità dello stile, per dirla con Barthes”?

Ad occhio e croce, sembrerebbe di sì, anche se si ritenesse il linguaggio discutibile e il giudizio assai duro e magari immotivato. Ed è giusto e corretto che l’autore così severamente descritto decida di reagire non con le stesse armi (un post o un twitt o una dichiarazione o uno scritto) ma con un’azione legale, peraltro non per diffamazione (ambito penale) ma per concorrenza sleale (civile) da parte di un editor concorrente? Ad occhio e croce, sembrerebbe eccessivo e forse anche – come subito è stato affermato in un documento sottoscritto da 43 intellettuali – “intimidatorio” perché “non soltanto verrebbe meno la libertà di espressione garantita dalla Costituzione, ma si ucciderebbe all’istante la possibilità stessa di un dibattito culturale degno di questo nome”. Come si vede, altra benzina sul fuoco del già avvampato scontro in atto nel Paese sulla libertà di stampa e di opinione, questa volta interno al ceto stesso di intellettuali considerati democratici e progressisti. Del resto l’autore in questione, dopo una lunga attività di magistrato e un fulminante passaggio professionale nella narrativa, è anche un deputato del Pd: Gianrico Carofiglio.

La vicenda – che avrà anche un suo momento di mobilitazione attiva mercoledì 26 settembre davanti al commissariato di Piazza del Collegio Romano, “il commissariato di don Ciccio Ingravallo in Quer pasticciaccio brutto de via Merulana di Carlo Emilio Gadda” – è nata con poche righe, vergate sulla propria pagina di Facebook, da Vincenzo Ostuni, noto editor ora con Ponte alle Grazie e critico, a proposito dell’esito del recente Premio Strega: “Finito lo pseudo fair play della gara, dirò la mia sul merito dei libri. Ha vinto un libro [di PIPERNO] profondamente mediocre, una copia di copia, un esempio prototipico di midcult residuale. Ha rischiato di far troppo bene anche un libro letterariamente inesistente [di CAROFIGLIO], scritto con i piedi da uno scribacchino mestierante, senza un’idea, senza un’ombra di responsabilità dello stile, per dirla con Barthes”.

Certo, l’intemerata di Ostuni ha sfiorato la “cagata pazzesca” appioppata da Fantozzi al capolavoro del regista russo Sergej Ejzenštejn Corazzata Potëmkin. Certo, Ostuni con quel post ha stroncato a morte sia il primo arrivato allo Strega, Inseparabili. Il fuoco amico dei ricordi di Alessandro Piperno, sia il terzo classificato Il Silenzio dell’Onda di Carofiglio, bypassando il secondo classificato Qualcosa di scritto di Emanuele Trevi, edito da Ponte alle Grazie, la casa per cui lavora Ostuni. Di qui la “concorrenza sleale” evocata dalla minacciata azione civile da parte di Carofiglio.

Ma le storie letterarie, si legge nel documento dei 43 (e con me sono 44), “sono piene di stroncature assai più feroci, eppure questa è in assoluto la prima volta che uno scrittore italiano ricorre alla magistratura contro un collega per far sanzionare dalla legge un giudizio critico sfavorevole. Non è necessario condividere il parere di Ostuni per rendersi conto che la decisione di Carofiglio costituisce in questo senso un precedente potenzialmente pericoloso. Se dovesse passare il principio in base al quale si può essere condannati per un’opinione – per quanto severa – sulla produzione intellettuale di un romanziere, di un artista o di un regista, non soltanto verrebbe meno la libertà di espressione garantita dalla Costituzione, ma si ucciderebbe all’istante la possibilità stessa di un dibattito culturale degno di questo nome. La decisione di Carofiglio è grave perché, anche a prescindere dalle possibilità di successo della causa, la sua azione legale palesa un intento intimidatorio verso tutti coloro che si occupano di letteratura nel nostro paese. Ed è tanto più grave che essa giunga da un magistrato e parlamentare della Repubblica”.

Il critico Gaetano Pedullà si augura che Carofiglio “faccia un passo indietro. Il suo è un atto intimidatorio non solo verso Ostuni, ma nei confronti di tutta la letteratura italiana. Non deve passare il principio che si rischia la querela per aver espresso un’opinione, anche molto dura, su uno scrittore. Non si tratterà di un’autodenuncia. Semplicemente, rivendichiamo il diritto di poter pronunciare impunemente la frase per cui Ostuni è stata citato”. Certo, “Ostuni nel suo intervento è stato lapidario, mentre in questi casi sarebbe necessario argomentare di più. E non credo si trovasse nella giusta posizione per esprimere quel parere. Critiche che gli ho rivolto personalmente il giorno dopo. Si è trattato di un errore di stile da parte sua, ma questo non c’entra con la libertà di espressione e con la nostra battaglia intellettuale per difenderla”. Mercoledì, “fisicamente saremo una trentina, immagino. Sarà un rito triste e giocoso al tempo stesso. L’obiettivo è difendere una libertà fondamentale”. In più, il gruppo “farà una colletta, per dividere le eventuali spese legali”.

La lettera è firmata da Fulvio Abbate, Maria Pia Ammirati, Luca Archibugi, Vincenzo Arsillo, Nanni Balestrini, Marco Belpoliti, Maria Grazia Calandrone, Rossana Campo, Andrea Libero Carbone, Maria Teresa Carbone, Roberto Ciccarelli, Franco Cordelli, Andrea Cortellessa, Michele Dantini, Cristiano De Majo, Matteo Di Gesù, Francesca Fiorletta, Stefano Gallerani, Sergio Garufi, Giovanni Greco, Andrea Inglese, Tiziana Lo Porto, Valerio Magrelli, Massimiliano Manganelli, Carlo Mazza Galanti, Giordano Meacci, Matteo Nucci, Tommaso Ottonieri, Francesco Pecoraro, Gabriele Pedullà, Christian Raimo, Daniela Ranieri, Francesco Raparelli, Raissa Raskina, Luca Ricci, Luigi Scaffidi, Fabio Stassi, Carola Susani, Fabio Teti, Giorgio Vasta, Sara Ventroni, Paolo Virno, Paolo Zanotti.